voto
7.5

  • Band:
    TERAMAZE
  • Durata: 00:58:17
  • Disponibile dal: 09/05/2026

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I Teramaze si confermano una band straordinariamente prolifica ed infatti immancabilmente pubblicano un nuovo full-length, intitolato “The Silent Architect”, che segue “The Harmony Machine” dell’anno scorso.
Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato, in occasione di diverse nostre recensioni, la formazione australiana guidata da Dean Wells, pur partendo da un proprio stile, ama percorrere generi diversi e ogni album può considerarsi quasi una storia a sè, almeno da questo punto di vista, e questo lavoro non fa eccezione.

L’avvio decisamente prog metal della title-track sembra far propendere per un deciso ritorno a questo genere che ha spesso contraddistinto la loro produzione musicale ma, in effetti, andando avanti con la tracklist, si riscontra come il discorso non sia poi così semplice.
L’album è caratterizzato dalla presenza di alcune tracce dal minutaggio decisamente lungo: oltre alla title-track, facciamo riferimento a “The Invisible Countdown”, “Enemy In The Garden” e “Left In The Fire”, mentre altre cinque hanno una durata nella media, intorno ai quattro minuti. A proposito di queste ultime, in certi casi i Teramaze optano per un heavy rock molto diretto: in particolare, è così per “Mr.Crazy” e “Dust & Bone”; “Arrow” è invece decisamente un pezzo pop rock, mentre “Ghost Hands” è la classica ballata; ancora, citiamo tra queste “Doors Of Yesterday”, che parte leggera con voce e piano, per poi andare in crescendo.
Con riferimento, invece, alle altre tracce di lunga durata, al di là del brano che porta il nome del disco, riscontriamo elementi prog metal anche in “Enemy In The Garden”, mentre negli altri casi la band opta per inserire melodie pop in pezzi di ampio respiro, come Wells ama fare di tanto in tanto: questo è senz’altro il caso di “The Invisible Countdown”, ma anche della conclusiva “Left In The Fire”, sicuramente uno degli episodi forti e più emozionanti del disco. Con riguardo a quest’ultima, va segnalato altresì come il cantato in certi passaggi faccia persino pensare ai Muse, ma soprattutto è presente anche un bell’intermezzo con chitarra flamencata.
In sostanza, con “The Silent Architect” i Teramaze ci propongono un rock melodico e raffinato, che talvolta si lancia a capofitto nel pop rock, altre volte indurisce i suoni sfociando nel prog metal: insomma, uno spettro di sonorità alquanto ampio, perfettamente coerente con la versatilità a cui ci ha abituati Welss, sempre con il marchio di fabbrica della sua chitarra e, potremmo dire, a questo punto, anche con la voce di Nathan Peachey, ancora una volta confermato e sempre più elemento fondante nel sound del gruppo australiano.
Diciamo che l’idea di mescolare il prog metal con il pop rischia di essere un po’ azzardata e a nostro avviso non convince del tutto: chi è l’interessato ad un tipo di musica più complessa e sofisticata, potrebbe trovare non per forza gradevole un approccio di questo tipo e in effetti non è questo il lato nel sound dei Teramaze che più ci attrae.

Va riconosciuta comunque una ricchezza sonora e un’elevata qualità degli arrangiamenti, a cui tuttavia non corrisponde stavolta altrettanto impegno per la realizzazione della copertina, semplicemente bianca, con la scritta al centro riportante il titolo dell’album e il nome della band. Insomma, non un grande sforzo, ma possiamo dire che quanto meno lascia spazio all’immaginazione dato che, con i Teramaze, non si mai davvero cosa aspettarsi.