Abbiamo trovato l’audio delle OpenDots ONE equilibrato, “pulito”, spazioso, particolarmente efficace per musica pop/rock ascoltata a volumi medi ma anche per conversazioni e ascolto di podcast. I bassi sono presenti e ben controllati, e migliori di molti concorrenti, ma in generale queste frequenze restano poco “incisive”, soprattutto ad alto volume. Abbiamo utilizzato, lo scrivevamo, le OpenDots ONE con diverse playlist adatte a testare cuffie di questo tipo e anche con testi pratici. Abbiamo trovato le voci molto pulite e sempre presenti, anche con un rumore ambientale leggero. E siamo rimasti molto soddisfatti dall’ascolto dei podcast di Sky TG24 o di brani come “Hurt” di Johnny Cash, con voci esposte e profonde e un’ottima separazione dei canali e degli strumenti. E sempre per godere appieno della timbrica degli strumenti non potevano mancare brani come “Private Investigations” dei Dire Straits o “Tears in Heaven, versione unplugged” di Eric Clapton: anche in questo caso è stato un godimento per le orecchie. Nonostante il grande lavoro sui bassi ci sono certamente dei limiti fisici in questo tipo di cuffiette. E quindi l’ascolto di brani classici come “Teardrop” dei Massive Attack o “Get Lucky” dei Daft Punk sottolineano che il ritmo c’è, manca forse un po’ di pressione. In generale possiamo dire che per essere delle open-ear l’ascolto è stato sempre molto soddisfacente. Per quanto riguarda gli altri tipi di prove che abbiamo fatto, abbiamo trovato efficaci le cuffie nell’utilizzo durante camminate urbane (traffico, voci, lavori stradali), molto comode durante il lavoro al computer tra playlist easy listening, notifiche e telefonate: la sensazione è che spesso ci si dimentica di indossarle. Da aggiungere, infine, che la qualità dei microfoni è molto buona in situazioni normali, qualcosa da migliorare con forti rumori di fondo come traffico o vento forte.
