Pierluigi Collina a tutto tondo. In una fase storica in cui la figura dell’arbitro è fin troppo spesso al centro di polemiche (le ultime novità sull’inchiesta della Procura di Milano), il direttore di gara più famosa del calcio italiano ha rilasciato una lunghissima intervista a Dazn, dove si è raccontato a 360 gradi: “Il Times ha scritto che ero il 50esimo più cattivo della storia ma sono arrivato dietro a Materazzi… Ma non sono così, sono buono. Spero di aver avuto un ottimo rapporto con i giocatori in campo, che è quello che mi dicono quando li incontro. Il lavoro di un arbitro è prendere decisioni, non devi aver paura di farlo. Nella vita di tutti i giorni ti fermi a riflettere, ma l’arbitro in un certo senso deve essere impulsivo e decidere comunque e sempre subito”. Eppure l’impressione è che al giorno d’oggi gli arbitri incutano meno timore: “C’è stato un cambiamento nella società. Tutti quelli che hanno un ruolo di ‘giudice’ hanno perso questa figura. Oggi sei accettato in campo, non tanto per chi sei ma per quello che fai. Per quello diventa fondamentale dimostrare quello che sai fare”.
Il miglior arbitro di sempre
Secondo molti, Collina è stato l’arbitro migliore di tutti i tempi: “Lo chiedo a voi… Credo di aver lavorato tanto e se c’è qualcuno che mi considera tale, sono contento. Si diceva che prima di me l’arbitro migliore fosse quello che non si vedeva in campo, ma è un falso storico. Se dai tre calci di rigore vieni notato, ma quello che fa la differenza è che fossero corretti. L’arbitro più bravo è quello che prende le decisioni corrette”. Per molti è un vero e proprio mito: “Mi capita di vedere bambini di 12 o 13 anni chiedermi foto e autografi. Posso capire i 40enni che mi hanno visto in copertina dei videogiochi, ma un bambino come può conoscermi? Internet ha aiutato tantissimo, è una condizione che mi fa piacere”.
E a tal proposito ha raccontato un aneddoto: “Mondiali 2002. In Italia non c’erano ancora i telefonini con la videocamera. Siamo andati a Tokyo avevo la coda di giapponesi a fotografarmi. Non sapevano molto di calcio, oggi anche lì è un fenomeno molto importante. Non c’è un posto in cui posso andare in vacanza con la famiglia e non essere disturbato e questa è l’altra faccia della medaglia. Non hai privacy”.
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