La moglie del pilota morto l’8 maggio di 44 anni fa a Zolder racconta: “Mi sentivo al sicuro pure quando correva in autostrada. Jacques ha sofferto molto il paragone, ma vincere il Mondiale era il suo sogno”

8 maggio 2026 (modifica alle 17:57) – CERVESINA (PAVIA)

Indimenticabile. Il mito di Gilles Villeneuve è sopravvissuto alle mode, allo scorrere del tempo e alla sua morte, avvenuta a causa di un incidente sul circuito di Zolder 44 anni fa oggi. Il canadese ha dimostrato che nello sport le vittorie non sono tutto. È possibile entrare nel cuore delle persone per la propria purezza, intraprendenza o creatività. In pista Villeneuve non si è mai risparmiato, dando vita ad alcuni dei momenti più emozionanti della storia della Formula 1: su tutti il duello con René Arnoux a Digione nel 1979. Fuori dalle piste, invece, i suoi pensieri erano rivolti alla moglie Joann e ai figli Melanie e Jacques, che ha condiviso la sua stessa passione e si è laureato campione del mondo nel 1997. “Tanti altri piloti sono morti, ma non hanno lasciato quel vuoto”, spiega oggi Joann. 

Si aspettava che Gilles sarebbe stato così tanto amato dopo tutti questi anni? 

“No ed è una cosa davvero commovente. La sua vita ha avuto un grande impatto sulle persone ed è stata fonte di ispirazione per le nuove generazioni. Penso che abbia dimostrato che se lavori sodo e hai tenacia puoi avere successo. Io l’ho conosciuto quando avevo 16 anni e l’ho visto competere anche sulle motoslitte. Di quel periodo ricordo il freddo. All’inizio pensavo che tutti guidassero come Gilles, poi mi sono resa conto di aver vissuto delle esperienze molto particolari”. 

Come ha reagito quando ha scoperto che aveva venduto la vostra casa per correre? 

“È stato un momento abbastanza surreale, non sapeva dove saremmo andati, ma aveva bisogno di quei soldi per pagare una stagione di corse. Io non mi sono arrabbiata perché per me l’importante era stare insieme. Avevo bisogno di lui, non di una casa grande. Non mi importava se avremmo vissuto in un camper. Con il tempo mi ha trasmesso la passione per le quattro ruote, d’altronde parlava solo di macchine, motori e gare”. 

Gilles l’ha coinvolta in altre delle sue adorabili follie? 

“Io mi sentivo sempre al sicuro e riuscivo a dormire anche quando correva in autostrada. Soltanto una volta ho avuto paura perché mi ha portata sull’elicottero durante una tempesta di vento. Voleva vedere se tutto funzionava bene”.

Come ha vissuto Gilles il momento in cui ha dovuto aiutare Jody Scheckter a vincere il Mondiale del 1979? 

“Lui era molto leale, avevano stretto un patto e l’ha onorato senza pensarci. Per questo era così deluso quando Didier Pironi non ha rispettato gli accordi nel GP di San Marino del 1982. Per Gilles una stretta di mano aveva lo stesso valore di una firma e si è sentito tradito”. 

Catherine Goux, compagna del francese, ha deciso di chiamare i figli Gilles e Didier Pironi. L’ha trovata una scelta strana? 

“La loro storia d’amore non era ancora iniziata a Imola, quindi lei ha ascoltato solo una delle due versioni. Diciamo che non abbiamo vissuto quel momento allo stesso modo. Non mi ha chiesto il permesso per usare il nome di Gilles, ma i gemelli sono nati dopo la morte del padre e non ho voluto essere cattiva, anche perché ci tenevo ad avere il rispetto di Catherine”. 

Per tanti anni è sembrato che Jacques avesse un rapporto conflittuale con il padre, poi però ha deciso di chiamare il 5° figlio Gilles… 

“Ha sofferto molto e per lui non è stato semplice portare quel cognome. Tutti li mettevano in paragone, ma Jacques voleva soltanto vivere la propria vita. Non ha completato l’opera di Gilles conquistando il titolo, lui l’ha vinto per se stesso, realizzando il suo sogno”. 

Che impressione le ha fatto Enzo Ferrari? 

“Io non l’ho visto spesso perché restavo con i bambini a Montecarlo, non andavo a Fiorano. Quindi ho mangiato con l’ingegnere soltanto due o tre volte. Mi ha sempre stupito la sua capacità di trovare la parola giusta. Gilles lo rispettava tantissimo e si vedeva che loro avevano un rapporto molto stretto. Enzo non era presente a Imola, gli ha raccontato tutto Marco Piccinini, che poco prima era stato il testimone di Pironi al suo matrimonio. Per questo inizialmente Ferrari non ha difeso Gilles. Poi ha cambiato un po’ opinione quando gli abbiamo inviato un messaggio con il telex, spiegandogli cosa era davvero successo”. 

Siete rimasti in contatto dopo la morte di suo marito? 

“Sì, mi ha scritto e ci siamo rivisti un anno dopo quando hanno realizzato il busto di Gilles a Fiorano. Non era semplice riuscire a incontrarci perché abitavamo lontani, ma Ferrari è sempre stato molto carino nei miei confronti”.

Si è mai pentita di non essere andata a Zolder? 

“Non credo che la mia presenza lì avrebbe cambiato qualcosa. Quando abbassava la visiera Gilles entrava in un altro mondo e poi avevo un motivo importante per restare a casa: la prima comunione di Melanie”. 

Segue ancora la Formula 1? 

“Sono molto appassionata. Apprezzo Lewis Hamilton perché manda messaggi positivi e cerca di fare del bene. Dal suo debutto nel 2007 ne ha passate tante, si vede che ha esperienza ed è diventato una star anche fuori dalla pista”. 

C’è qualche pilota che le ricorda Gilles? 

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“Max Verstappen per la dedizione alle corse e Charles Leclerc per la personalità. L’olandese ha dimostrato il suo amore per le quattro ruote andando a competere anche in altre categorie, una cosa non scontata per un pilota di quel livello. Lui è impulsivo e riesce a fare delle cose impressionanti al volante. Leclerc, invece, è tranquillo e riservato, ma quando sale in macchina diventa una persona completamente diversa. Il monegasco ha dato tanto alla Ferrari, ricevendo meno di quanto meritasse, un po’ come mio marito”.