In occasione del centenario della scomparsa di Antoni Gaudí, Aro Sáinz de la Maza ci trascina in una Barcellona oscura e magnetica, dove il modernismo si tinge di sangue. Un thriller vertiginoso che esplora il confine sottile tra genio e follia.
Esistono città che sono veri e propri stati d’animo: Barcellona è indubbiamente una di queste. Tuttavia, nella penna di Aro Sáinz de la Maza, la capitale catalana smette i panni solari e turistici per indossare quelli inquietanti di una “Città d’ombre“. Il suo nuovo romanzo, edito da Bompiani, arriva in libreria in un momento simbolico straordinario: l’avvicinarsi del centenario della scomparsa di Antoni Gaudí (1926-2026) e l’attesissima inaugurazione della Torre di Gesù della Sagrada Familia.
“Citta d’ombre” parte con un delitto monumentale
L’incipit del romanzo è folgorante, di quelli che tolgono il fiato e restano impressi nella memoria visiva del lettore. È il 4 luglio, l’ora in cui la città dovrebbe riposare nel silenzio che precede l’alba, avvolta in quel torpore umido che solo le città di mare conoscono. Ma sulla facciata della Pedrera, il capolavoro curvilineo di Casa Milà, si accende una luce spaventosa e innaturale. Un uomo, Eduard Pinto, figura di spicco dell’alta società catalana, pende da uno dei balconi sinuosi, trasformato in una torcia umana.
Qualcuno ha deciso di utilizzare l’eredità del più grande architetto della storia spagnola come la scenografia di un macabro rituale. È il biglietto da visita di quello che la stampa, con macabra tempestività, battezzerà “Il Boia di Gaudí”.
Milo Malart: un investigatore tra le tenebre
Per risolvere un caso che scuote le fondamenta stesse della società catalana, entra in gioco l’ispettore Milo Malart. Malart non è il classico poliziotto da manuale; è un uomo tormentato, refrattario alle regole, perennemente in bilico sul baratro dei propri demoni personali. Eppure, possiede un dono che è anche la sua condanna: un’intuizione quasi medianica che gli permette di “entrare” nella mente dei criminali, di scivolare nelle loro pieghe psicologiche e anticiparne le mosse.
Affiancato dall’ispettrice Rebeca Mercader e dal sergente Toni Crespo, Malart si trova immerso in una caccia all’uomo che è anche una discesa agli inferi. Con un assassino che sembra conoscere ogni segreto della Barcellona modernista, l’intuito non basta: serve una determinazione feroce per decifrare il disegno di sangue che collega i delitti.
Barcellona: protagonista e predatrice
In “Città d’ombre”, la città è protagonista tanto quanto gli esseri umani. Sáinz de la Maza la descrive come un organismo vivente, una creatura ancestrale che respira nel buio. Come scrive l’autore in un passaggio memorabile: “Correndo verso le tenebre, all’improvviso ebbe la strana sensazione di infilarsi tra le fauci spalancate di un enorme animale selvatico. Una bocca da incubo. Scosse la testa e accelerò. Era solo Barcellona.”
L’architettura di Gaudí, con le sue forme organiche che richiamano la natura, le ossa, i muscoli e le squame, diventa in questo thriller un labirinto di ombre proiettate dal passato. Il lettore viene condotto attraverso una città di contrasti: la Barcellona dei turisti e delle luci si scontra con quella sotterranea, fatta di miseria, vendetta e segreti inconfessabili.
Un mosaico di precisione chirurgica
La scrittura di Sáinz de la Maza è stata definita dal quotidiano spagnolo ABC come un “mosaico in cui nessun dettaglio è stato lasciato al caso”. Ed è proprio questa la sensazione che si prova scorrendo le oltre 600 pagine del volume: ogni indizio, ogni descrizione architettonica e ogni sfumatura caratteriale dei personaggi converge verso un finale che toglie il fiato.
Non sorprende che l’opera sia già diventata una serie di successo su Netflix. La potenza visiva della narrazione e la profondità psicologica di Malart rendono la storia perfetta per il linguaggio cinematografico, pur mantenendo nella pagina scritta quella densità letteraria che solo i grandi noir sanno offrire.
Perché leggerlo
“Città d’ombre” è un’opera che interroga il lettore sul valore dell’arte e sul peso della memoria. Mentre il mondo si prepara a celebrare i cento anni dalla morte di Gaudí guardando verso l’alto, alle guglie della Sagrada Familia che finalmente toccano il cielo, Sáinz de la Maza ci invita a guardare in basso, nelle zone d’ombra che ogni grande genio porta con sé.
È un viaggio vertiginoso, colto e spietato. Un romanzo che ci ricorda che, dietro la bellezza eterna della pietra, batte a volte il cuore oscuro dell’uomo.