Nel 2004, mentre il mondo guardava alle missioni spaziali, un piccolo velivolo senza pilota della NASA, l’X-43A, riscriveva le leggi della fisica raggiungendo la velocità sbalorditiva di 7.346 miglia orarie, quindi Mach 9.6. In soli 25 minuti avrebbe potuto coprire la distanza tra Londra e New York. Oggi, 22 anni dopo, gli Stati Uniti si ritrovano a rincorrere una tecnologia che avevano già dominato, stanziando ben 3,9 miliardi di dollari nel bilancio 2026 per colmare un gap strategico con Cina e Russia.

Il primato dimenticato: Mach 9.6 in 10 secondi

Il programma Hyper-X della NASA aveva un obiettivo chiaro: dimostrare che un motore scramjet, a combustione supersonica, potesse funzionare nel mondo reale, utilizzando l’ossigeno atmosferico invece di pesanti ossidanti a bordo. Dopo un primo fallimento nel 2001, i test del 2004 furono trionfali: l’ultimo volo di novembre raggiunse Mach 9.6, un record per velivoli a propulsione atmosferica che resiste ancora oggi.

Nonostante il successo tecnico e un investimento contenuto di circa 230 milioni di dollari, il programma fu chiuso immediatamente dopo l’ultimo volo. L’X-43A era un prototipo a perdere: veniva sganciato da un B-52, accelerato da un razzo Pegasus e, dopo soli 10 secondi di volo motorizzato, finiva inabissato nell’Oceano Pacifico. I dati raccolti confermarono che il volo ipersonico era possibile, ma la politica decise di guardare altrove.

Perché l’America si è fermata?

La fine dell’X-43A non fu un fallimento tecnico, ma una scelta politica. Possiamo dire che furono tre fattori principali a frenare lo sviluppo: anzitutto il cambio di rotta e linea d’azione della NASA. Nel 2004, il governo americano lanciò la Vision for Space Exploration, dirottando ogni risorsa verso il ritorno sulla Luna e la conquista di Marte. Il volo atmosferico ipersonico divenne, essenzialmente, una priorità secondaria.

In secondo luogo, non possiamo non considerare l’enorme coinvolgimento americano nei conflitti scatenati dall’Amministrazione Bush. La Guerra in Iraq del 2003 e la “Guerra al Terrore” in Afghanistan, iniziata nel 2001 a seguito dell’Attentato del 9/11 e conclusasi ufficialmente con la rovinosa “Fuga da Kabul” del 15 agosto 2021, drenarono completamente le casse economiche dello Stato. Il Pentagono si concentrò sulla controguerriglia e sulle necessità immediate del fronte, trascurando investimenti a lungo termine in armamenti ad alta velocità.

In ultima istanza vi sono i chiari limiti tecnici dell’epoca e della chimica. L’X-43A utilizzava idrogeno, un combustibile eccellente per le prestazioni ma difficilissimo da gestire in contesti militari operativi rispetto agli idrocarburi.

Il sorpasso di Cina e Russia

Mentre gli Stati Uniti frammentavano le proprie ricerche tra vari programmi sperimentali, come il Boeing X-51A Waverider, un vettore ipersonico anch’esso sviluppato da NASA in collaborazione con Boeing e con l’Aeronautica americana, Pechino e Mosca hanno investito massicciamente e in maniera coesa.

La Russia, in particolare, ha accelerato i test in risposta al ritiro degli USA nel 2002 dal trattato Anti Missili Balistici, sottoscritto nel 1972 da America e URSS con lo scopo di limitare le possibilità di difesa antimissile delle due parti, in modo da frenare la proliferazione delle armi nucleari offensive, sviluppando sistemi come l’Avangard, un veicolo di rientro ipersonico a corpo portante trasportato da missili balistici come l’UR-100UTTKh, l’R-36M2 e l’RS-28 Sarmat, capace di contenere sia testate tradizionali che testate atomiche e capace di manovrare a velocità ipersoniche per penetrare anche le difese missilistiche più avanzate e capillari.

La Cina, d’altro canto, non è da meno per quanto concerne il settore dei velivoli ipersonici. Attualmente, la Repubblica Popolare sta investendo massicciamente su progetti militari come il già operativo Chengdu J-20, un caccia multiruolo stealth similare all’F-22 e all’F-35 capace di operare a velocità Mach 2 o 3 con motore a turboventola Saturn AL-31FN, di origine sovietica, e Shenyang WS-15; e il nuovissimo aereo navale Shenyang J-35, altro caccia multiruolo stealth bimotore spesso soprannominato “Il Drago delle Nuvole“. Quest’ultimo, tra l’altro, ha attirato anche l’interesse del Pakistan che, proprio in questi giorni, ha dichiarato di avere dei piani di acquisizione per i J-35, evento che potrebbe renderlo il primo compratore estero del velivolo cinese.

Oggi, il bilancio da 3,9 miliardi di dollari per il 2026 è il prezzo di quel “buco” temporale di due decenni. L’X-43A resta il simbolo di un’innovazione bellica che non ha saputo trasformarsi in capacità operativa, lasciando il campo aperto ai “rivali” in quella che oggi sembra essere diventata la nuova corsa agli armamenti globale.


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