CREMONA – Vederla sul palco equivale a osservare una vera e propria icona non solo della musica ma anche del costume italiano. Patty Pravo non ha perso nemmeno un po’ di quello stile lento, vellutato e felino che ha caratterizzato la sua immagine.

Un profilo d’artista che raramente si è identificato in modo così assoluto (e quindi credibile) con le canzoni che dal 1969 a oggi l’ex ragazza del Piper continua a cantare.

Gli amori tormentati e ondivaghi, l’ostinazione e l’anticonformismo, un’idea personalissima di femminile, il rifiuto delle regole imposte, convivono con una eleganza che nei decenni è andata solo crescendo.

Fino alla linearità del tour di Opera – titolo del suo recentissimo album -, un giro d’Italia che ieri sera ha fatto tappa anche all’Infinity 1 di CremonaFiere, di fronte a una platea numerosissima e inchinata davanti al palco fin dalla prima nota suonata.

pubblico

«Oggi la vera trasgressione è essere sé stessi», spiega all’inizio del concerto.

È uno show che celebra i sessant’anni di carriera di un’artista che continua ad ammaliare con quel stile di canto basso e sensuale diventato il tratto più saliente del suo modo di stare sotto i riflettori, in sala di registrazione o di fronte alle telecamere.

In scaletta non manca qualche brano scelto proprio dal disco Opera – un album per il quale Patty ha voluto un parterre de rois di autori fra cui Giuliano Sangiorgi, Morgan, Raphael Gualazzi, Francesco Bianconi, Pierpaolo Capovilla, Cristina Donà.

Ma è sui grandi classici che il pubblico raddoppia i battiti del cuore. Apre il concerto proprio con Opera, e poi si passa rapidamente a Nel giardino dell’amore, Ragazzo triste, Il paradiso. E poi una dedica a Ornella Vanoni, «un’amica che mi manca» sussurra, prima di attaccare Ti lascio una canzone, brano firmato da Gino Paoli. E subito dopo arriva La bambola: «Un brano che anche una grande artista come Madonna ha cantato. È stata carina, la canto, anzi la cantiamo insieme».

In scaletta ci sono anche E mi manchi tanto (una canzone degli Alunni del Sole), Cieli immensi, e poi un altro omaggio con Il mio canto libero di Lucio Battisti.

Seguono Tutt’al più, Se perdo te, Pazza idea («E cosa ne dite di una pazza idea?», chiede alle prime file), E dimmi che non vuoi morire.

«Ora ci dobbiamo salutare ragazzi. Questa sera mi avete dato un sacco di amore, siete meravigliosi. Abbiate sempre questi pensieri stupendi».

Il finale è una versione corale di Pensiero stupendo. Una chiusura salutata da applausi senza fine con il pubblico in visibilio per una delle più grandi signore della canzone italiana.