di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

Ricerche web che restituiscono passioni estreme, che siano per «il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici»

«Ok mi fanno il tampone, mi prendono le cose. Di sicuro trovano qualcosa perché una mia impronta in casa ci sarà… ci sarà del dna in giro per la casa. Mi fa: “vabbé caz.. certo che c’è, sei lì tutti i giorni”. Eri lì tre giorni prima, però loro devono dimostrare che tu sei…». È sempre sua la Panda, ed è sempre solo Andrea Sempio anche la mattina del 27 febbraio 2025, il giorno dopo aver ricevuto la notifica della convocazione per il prelievo del suo dna nei laboratori dei carabinieri di Milano. L’ennesimo soliloquio, che in quel momento, a carte ancora coperte, suona come un oracolo. Non tanto per il dna (dato emerso già nelle prime indagini del 2017 poi subito archiviate) ma per il riferimento a possibili impronte di Sempio nella villetta di via Pascoli mai emerse prima. In quel momento neppure i pm pavesi sanno della loro esistenza, visto che la famosa «33» verrà attribuita solo a maggio.

Nelle informative dei carabinieri di via Moscova ci sono diverse intercettazioni dei discorsi tra sé e sé del 38enne nuovo indagato dai pm di Pavia per la morte di Chiara Poggi. Tutte sulla sua macchina. Come il riferimento (il 14 aprile 2025) alle tre telefonate a Chiara di cui imita la voce nelle risposte — «cioè è stata bella stronza … giù il telefono» — e dove dice di aver visto i video intimi e parla della pendrive. Per gli inquirenti sarebbe una sorta di confessione. Ma anche un mese dopo quando il 12 maggio 2025, Sempio inizia a parlare (a bassa voce) della «presenza del sangue in casa Poggi in relazione agli elementi a carico (o meno) di Alberto Stasi»: «Lui (sta parlando di Stasi, ndr) dice di non aver inc… con i piedi… “eh va beh ma allora non c’era tutto quel sangue” e allora non c’era tutto quel sangue e va beh allora non c’era tutto quel…».



















































Il flusso prosegue: «Quando sono andato io… (compatibile con “quando sono andato via”, scrivono i carabinieri) il sangue c’era… “e allora… debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se n’è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie… e allora… del tutto inconsapevole… lui senza accorgersi ha evitato le macchie… ha evitato le macchie” … e gli han detto “no stronzata… stronzata…” e allora “era d’estate ma era secco…” va beh questo ci può stare… e da li stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco». Per gli investigatori, in questi passaggi Sempio ripercorre il tema dell’assenza di sangue sulle suole delle scarpe di Stasi (condannato a 16 anni) e fa esplicito riferimento a «quando sono andato io… il sangue c’era». 

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Per la difesa, invece, stava solo ripercorrendo «le deposizioni di Stasi».
Scritti. Sfoghi solitari. Interviste. In cui il 38enne non riesce mai a pronunciare la parola «omicidio». «La vicenda di Garlasco», «la cosa», «la faccenda», «il caso», «’sta roba qua». Sempio — annotano gli specialisti del Racis nel loro profilo criminologico dell’indagato — sembra usare «termini neutrali e sostantivi generici» per riferirsi a «un evento ad alto impatto emotivo». «Può essere letto — spiegano — come un tentativo difensivo interno e inconsapevole che ha la finalità di allontanare da sé il fatto stesso, cercando di depotenziarlo nella sua gravità e antisocialità giungendo anche ad abbassare il senso di angoscia». Un modo per anestetizzare l’orrore. Per sminare quelle «cose brutte» che — appunta lo stesso 38enne — avrebbe «commesso» nel suo passato. E che sembrano riflettersi nei suoi sogni «violenti». E in ricerche web che restituiscono passioni estreme, che siano per «il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici».

I pm, diretti da Fabio Napoleone, sono convinti d’aver smontato il discusso scontrino di Vigevano anche grazie all’intercettazione del 22 ottobre 2025 che cattura le parole del padre alla moglie: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!». Uno dei punti decisivi per l’accusa è il dna sulle unghie della vittima, oggetto dell’incidente probatorio della scorsa estate. I pm si dicono certi dell’attribuzione alla linea paterna di Sempio. Dato contestato dalla difesa, e ancora di più dalla parte civile, i Poggi. Nelle carte i carabinieri della Omicidi scrivono che le dichiarazioni del perito d’Appello bis Francesco De Stefano, che durante la prima inchiesta su Sempio del 2017 disse che il dna non era comparabile, sono «per tabulas» un «misto di imprecisione, inesattezze e falsità»: «Tuttavia le informazioni testimoniali in questione hanno avuto un peso determinante nel provvedimento di archiviazione, oltre che — in combinato disposto a quanto avvenuto nel 2014 — all’esito del procedimento di appello bis e della conseguente sentenza di Cassazione» che condannò Stasi.

E sull’inchiesta e i processi sull’ex fidanzato non usano mezzi termini: «Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni. Tutti gli elementi, o presunti tali, di questa vicenda sono contraddittori».

È dedicato all’indagine sul delitto di Garlasco il prossimo appuntamento delle Conversazioni del Corriere riservate in esclusiva ai nostri abbonati: Garlasco, la storia si riscrive?
La condirettrice del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini risponde ai lettori in diretta video martedì 12 maggio alle 11.
Conduce Maria Serena Natale.
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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 10:00)