Intervistato da Sportweek, José Mourinho ha parlato di Chivu e della stagione con l’Inter ma anche del suo addio ai nerazzurri

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Intervistato da Sportweek, José Mourinho ha parlato di Chivu e della stagione con l’Inter ma anche del suo addio ai nerazzurri

La decisione più difficile che ha preso da allenatore.

«Si, perché con l’Inter avevo appena vinto la Champions, dopo già scudetto e Coppa Italia nella stessa stagione, ed era stata veramente dura, e perché poi sono andato al Real Madrid».

Si aspettava che Chivu, uno degli uomini del Triplete, arrivasse, cosi presto, tanto in alto come allenatore?

«Quando giocava non era un allenatore in campo, se è questo che vuol sapere. E non ha smesso di giocare ieri e ha iniziato ad allenare oggi. La sua non è stata una germinazione spontanea. Ha fatto un percorso di formazione, ha allenato la Primavera dell’Inter per tre stagioni, si è preparato, ha fatto molto bene a Parma, sulla prima panchina dei grandi. Quest’anno ha avuto un pochino la “stellina” perché nessuna delle altre è stata davvero un competitor forte per lo scudetto. Non ci è riuscito il Napoli, il Milan è in fase di transizione, la Juve pure, però vincere ti dà credito».

C’è un giocatore di questa Inter che le sarebbe piaciuto allenare nella sua?

«Mi piacciono tanti giocatori di questa Inter, ma nessuno avrebbe giocato nella squadra del Triplete».

Lautaro è il suo Milito?

«Io preferisco Milito. Amo Lautaro, però amo Milito tre volte perché sto parlando di uno degli uomini del Triplete. Milito è stato uno di quelli che mi ha dato di più».

C’è una partita che vorrebbe rigiocare per prendersi una rivincita?

«La semifinale di Champions del 2005 tra il Liverpool e il mio Chelsea, quando fummo eliminati da un gol-non gol di Luis Garcia, con la palla che non era entrata. Ci fosse stata la Gol Line Technology, avremmo vinto e saremmo andati in finale».

Il dibattito tra giochisti e risultatisti ha un senso, la appassiona o la annoia?

«il giochista vincente mi piace, il giochista perdente non mi piace».

Contano più le idee dell’allenatore o la qualità dei giocatori?

«Contano entrambe. Però la qualità dei giocatori è più importante».

C’è una critica che le ha fatto male o è sempre stato impermeabile alle critiche?

«È importante sapere ciò che si è, indipendentemente dai giudizi altrui, che provengano dai giornali o dalla gente comune, però è ovviamente più piacevole leggere delle belle cose. Ma no, non c’è una critica che mi ha infastidito o addolorato particolarmente».

Nella sua carriera si è scagliato più volte contro gli arbitri, soprattutto quando era in Italia. Ora il nostro calcio fa i conti con l’ennesimo scandalo, che riguarda proprio gli arbitri.

«Il calcio è uguale dappertutto. Voi, rispetto ad altri, avete la capacità di fare pulizia ogni tanto».

In campo, quale calciatore incarna il concetto di eleganza!

«Mi viene in mente subito Zidane Marco Materazzi si incazzerà con me. ma vedere giocare Zizou era una bellezza».