Saranno in totale tredici le mastodontiche sculture di Davide Rivalta che si apprestano a trasformare il tessuto urbano di Stoccolma. L’artista bolognese (classe 1974) è stato invitato dall’Istituto Italiano di Cultura della capitale svedese per un progetto di ampio respiro, corposo e dilatato nel tempo. Al centro dell’iniziativa un gruppo scultoreo raffigurante leoni, bufali e rinoceronti, animali che nel corso degli anni sono diventati l’elemento distintivo dell’autore. Realizzate in bronzo, le bestie buone di Rivalta andranno a occupare nei prossimi mesi vari luoghi strategici della città (da Mynttorget a Gamla Stan, da Ladugårdsgärdet a Hagaparken), innescando in un dialogo continuo tra arte, paesaggio urbano e natura.
Dopo la presentazione della prima scultura a pochi passi dal Parlamento lo scorso 21 aprile (in occasione della Stockholm Art Week) e di alcuni rinoceronti negli spazi esterni dell’Istituto Italiano di Cultura, il progetto si amplierà il prossimo 29 agosto, con l’aggiunta di altri animali nei parchi pubblici della città. A spiegarci Blowing Figures into Space – questo il titolo dell’iniziativa, che durerà fino all’estate del 2027 – è lo stesso artista.
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L’intervista a Davide Rivalta
Come sei arrivato a Stoccolma? E come si è innescato il progetto con l’Istituto Italiano di Cultura della città svedese?
Il direttore Francesco Di Lella mi aveva chiesto di fare un intervento in occasione dell’Art Week, e discutendo assieme del possibile progetto abbiamo pensato di fare una mostra diffusa in città. Quindi Francesco ha proposto il mio lavoro ai responsabili dei Parchi Reali, che si sono da subito dimostrati interessati. Di conseguenza, è stato possibile avere l’attenzione anche del Comune per lasciare un segno in città.
Blowing Figures into Space è un progetto complesso, sia per la mole di opere esposte nello spazio esterno sia per la sua struttura per tappe.
La parte più impegnativa è stata quella dei permessi, di cui si sono occupati gli uffici dell’Istituto. La produzione di tante opere è sempre faticosa e impegnativa, ma è necessaria per poter fare una mostra su scala urbana. Le opere saranno collocate in più date e per un periodo molto lungo. È piaciuta a tutti l’idea che le sculture si rinnovassero con il cambio delle stagioni e che ci fosse il tempo perché diventassero una presenza familiare per i cittadini.
13 sculture di Davide Rivalta a Stoccolma
Anche i luoghi in cui sono collocate le sculture sono simbolici, a partire dalla piazza Mynttorget, tra il Parlamento e il Palazzo Reale. Come sono state scelte le location?
A Stoccolma i parchi penetrano nella città e offrono paesaggi molto diversi tra loro. Le mie opere sono sempre in relazione al paesaggio che ne diventa parte integrante. Nel caso del leone a Mynttorget il rapporto è diretto con l’architettura e con i simboli della monarchia: è un leone monumentale, ma è sceso dal piedistallo, e si trova a contatto diretto con le persone che lo incontrano.
Nei giorni di apertura, con l’installazione del grande leone nel centro storico, si è percepito grande entusiasmo. Quale traccia, secondo te, possono lasciare queste presenze nello spazio urbano e nella vita della città?
Le mie opere sono molto inclusive, spero che in un anno di permanenza possano lasciare una traccia positiva nelle persone. Con le mie sculture i fruitori stabiliscono un rapporto più emotivo che intellettuale, un incontro con una bufala prima che la visione di una scultura. Ovviamente sono anche degli ingombri fisici che stabiliscono delle nuove traiettorie di passaggio; degli strumenti per rileggere l’architettura e vivere diversamente l’esperienza nella natura dei parchi.
Davide Rivalta a Stoccolma
Il ruolo dell’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma
Il confronto con la sede dell’Istituto Italiano di Cultura non è secondario. In questo caso una serie di grandi rinoceronti entra in dialogo con l’edificio progettato da Gio Ponti alla fine degli Anni Cinquanta. Che significato assume per te, come artista, vedere le tue opere confrontarsi con un gioiello dell’architettura come questo?
È un ulteriore paesaggio che mi permette di variare il tipo di segno, e un onore contribuire all’immagine della cultura italiana all’estero affiancando un’architettura di grande valore.
Il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Francesco Di Lella, in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Svezia e la Fondazione C.M. Lerici e con il supporto della Casa Reale Svedese, dei Parchi Reali e della Città di Stoccolma, ha reso possibile il progetto. Quale funzione possono svolgere le nostre istituzioni all’estero nella promozione degli artisti italiani oltre i confini nazionali?
Io credo che possano svolgere un grande ruolo soprattutto con operazioni che dialogano con le istituzioni estere. Fare una mostra in Istituto a Stoccolma è comunque un passaggio significativo, perché come suggerivi è un luogo speciale; tuttavia sono convinto che il vero valore di questo progetto sia nell’essere riusciti ad uscire dal territorio italiano e poter realmente offrire le sculture agli svedesi.
Alex Urso
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