Ci sono gli scatti del Vesuvio fumante visto da via Caracciolo in un bianco e nero etereo. E figure di pescatori, quasi silhouette, che guardano il mare come si guarda la propria amata. E ancora: un interno della Stazione marittima ancora in costruzione con il Maschio angioino sullo sfondo, i passanti in piazza del Plebiscito, scene di botteghe povere ma dignitose. E tanti ritratti, i volti della città. Ancora una volta l’Archivio fotografico Parisio apre le sue porte sotto al porticato di piazza del Plebiscito per raccontare una Napoli che colpisce e commuove. Ma che fa anche riflettere. L’occasione è il Maggio di Pizzofalcone: l’associazione Archivio fotografico Parisio ha organizzato la mostra che è aperta tutti i giorni fino al 16 maggio compreso (ore 10-13 e 15-18), nei locali dello studio che Giulio Parisio aprì alla metà degli anni Venti del Novecento. Un viaggio nella storia della città che vede la fotografia come forma d’arte da un lato e come testimonianza della vita quotidiana, delle persone e dei luoghi della città.

«Per l’occasione abbiamo recuperato alcuni scatti di Giulio Parisio come un pescatore in via Partenope – racconta Stefano Fittipaldi, anima dell’Archivio fotografico – e altri di Troncone, come una barca con le vele spiegate in mezzo al mare. Ancora una conferma della straordinaria ricchezza che l’associazione Archivio Parisio assicura con la sua azione di studio, ricerca e promozione del patrimonio fotografico custodito nei locali di piazza Plebiscito».

Da tempo l’Archivio vive una situazione di incertezza: i 70 mila negativi, gli album e i macchinari d’epoca del fotografo Parisio furono vincolati dalla Soprintendenza archivistica nel 1998, mentre nel 2002 intervenne da parte del Soprintendenza regionale il vincolo sui locali come studio d’artista. Nel frattempo a Stefano Fittipaldi fu richiesto un canone molto alto per l’occupazione dei locali, ai quali l’attività di natura culturale non è riuscito a far fronte. Ne è nata una situazione di stallo. Si sono succeduti negli anni vari appelli di intellettuali e studiosi per trovare una soluzione, compresa la possibilità di musealizzare la raccolta con il coinvolgimento del ministero della Cultura che vide l’adesione dell’ex ministro Gennaro Sangiuliano nel 2024.

«L’associazione Archivio Parisio che gestisce la raccolta fotografica – ripete Fittipaldi – è pronta a immaginare forme innovative di collaborazione con tutte le istituzioni per assicurare la risoluzione di tutti i problemi aperti e la piena fruizione degli spazi di piazza Plebiscito».
Tra le personalità del mondo della cultura che guardano con attenzione alla raccolta Parisio c’è Eike Schmidt, che è non solo direttore del Museo di Capodimonte ma anche presidente del Fec, il Fondo edifici culto del ministero dell’Interno. «Si tratta di un patrimonio da tutelare e valorizzare, non parliamo di investimenti cospicui, ma di rendere stabile una situazione e trovare la soluzione. Come Fec siamo pronti a fare la nostra parte – assicura Schmidt – si tratta di una grande ricchezza di Napoli che bisogna assolutamente valorizzare, tutti insieme: ministero della Cultura, Comune di Napoli, associazione Archivio Parisio, Fec e prefettura di Napoli. Come Museo di Capodimonte abbiamo competenze specifiche in materia di fotografia, stiamo lavorando alla Casa della Fotografia di Mimmo Jodice, e possiamo essere un interlocutore, al pari ovviamente della soprintendenza Archivistica e di quella Archeologia, belle arti e paesaggio».
In questa visione di collaborazione istituzionale, Schmidt mercoledì, ad esempio, sarà al Mann per inaugurare con Francesco Sirano l’allestimento “L’eco di Artemide”, frutto della collaborazione tra il Mann e la pinacoteca che mette in dialogo la statua dell’Artemide Efesia con un biscuit appena acquisito dallo Stato per Capodimonte «e che entrerà a far parte del nuovo allestimento permanente delle porcellane». Sull’Archivio Parisio, Eike Schmidt ragiona: «La questione va risolta e credo che il ministero della Cultura che ha vincolato il bene abbia il dovere di trovare una soluzione, d’intesa con la prefettura, che potrebbe dare un primo impulso alla individuazione della soluzione sui locali del porticato San Francesco di Paola dove lo studio fotografico Parisio ha sede da oltre 100 anni. Io sono pronto a fare la mia parte per un patrimonio della città di Napoli».