Prima delle minacce dei top player di oggi, il tennis aveva già vissuto una guerra totale tra giocatori, federazioni e tornei. Tutto iniziò negli Anni 60 su spinta di un petroliere americano che ingaggiò i “Fantastici Otto”, innescando la nascita del professionismo moderno


Luigi Ansaloni

Collaboratore

9 maggio – 10:26 – MILANO

Le minacce di boicottaggio dei top player odierni del tennis verso i tornei Slam non sono certe le prime nella storia di questo sport che i protagonisti in campo indirizzano verso i piani alti, contro quelli che alla fine prendono le decisioni finali. Dopotutto, è sempre questione di soldi e, per dirla alla Gordon Gekko di Wall Street, “l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo”. A cambiare tutto fu un petroliere texano, tale Lamar Hunt, di Dallas, che diede vita a una sorta di circuito parallelo, il Wct (World Championship Tennis). È proprio da lì che nacque il tennis come lo conosciamo noi, è da lì che nacque l’era Open.

Dilettanti, ma non troppo…—  

Sessant’anni fa nel tennis si viveva l’era dei dilettanti. I grandi tornei erano vietati ai “professionisti” e gli slam erano appannaggio solo dei giocatori che ufficialmente, secondo le regole (assurde) dell’epoca, non potevano guadagnare denaro attraverso lo sport, e non potevano nemmeno insegnare. In molti prendevano denaro, diciamo così, in altri modi, e se venivano scoperti c’era il rischio che venissero banditi o squalificati. Sta di fatto che i dilettanti erano vincitori slam. Difficile immaginare una roba del genere oggi. In questo contesto, che oggi sembra assurdo, nasce l’idea della World Championship Tennis. Che di fatto cambiò la storia del tennis.

La Wct—  

Nel 1967 Hunt e il procuratore sportivo di New Orleans David Dixon ingaggiare con contratti da urlo i migliori “dilettanti” di quel periodo, i “fantastici otto”, Dennis Ralston, John Newcombe, Tony Roche, Cliff Drysdale, Earl Buchholz, Niki Pilić, Roger Taylor e Pierre Barthes. Anche Nicola Pietrangeli qualche anno prima fu tentato di passare tra i professionisti, ma la Federazione Italiana, pare, lo impedì, contribuendo in una certa maniera alla decisione. Gli otto non erano giocatori qualunque. Newcombe era il campione in carica di Wimbledon, e la decisione spiazzò lo stesso torneo inglese, e non è un caso che la Federazione Inglese nel 1968 aveva già permesso ai “professionisti” della Wct di partecipare ai Championships senza troppi problemi. Era di fatto un circuito “parallelo” che aprì la strada all’era Open, che iniziò ufficialmente al torneo di Bournemouth nel 1968. Nel 1970 entrarono a far parte ufficialmente della Wct anche Rod Laver, Ken Rosewall, che erano già professionisti con un’altra associazione, la National Tennis League. Particolare, la storia di Rod Laver, che diventò professionista nel 1963 e fino al 1968 non poté partecipare ai tornei del grande slam. Laver, ad oggi, è l’unico ad aver compiuto il grande slam in campo maschile in una sola stagione, nel 1962 (da dilettante) e nel 1969 (da professionista). Rod concluse la carriera con undici slam non potendo giocare, di fatto, i major nel suo periodo migliore, dal 1963 al 1968. Chissà quale sarebbe stato il suo palmares se avesse potuto farlo.

La nascita dell’Atp e Wta—  

Nel 1972 fu creata da Jack Kramer, Donald Dell e Cliff Drysdale l’Atp, l’associazione tennisti professionisti che conosciamo ancora oggi, nata per tutelare i giocatori e sedare i conflitti tra le varie associazioni professionistiche, tra cu ovviamente c’era la Wct, ma non solo. L’Atp smise presto di essere solo un sindacato di giocatori, diventando presto una struttura di governance che nel corso degli anni, mise praticamente tutto sotto la sua ala, con la definitiva scomparsa della varie associazione professionistiche, tra cui la Wct. Ovviamente anche nel circuito femminile le acque erano mosse, forse anche di più. Per questo venne fondata la Wta un anno dopo, da un gruppo di tenniste tra le quali spiccavano Billie Jean King (la donna che di fatto aprì le porte al professionismo) e Rosie Casals, che pretesero (e piano piano ottennero) gli stessi montepremi degli uomini. Le lotte odierne, nascono tutte da quegli anni. E il motivo è sempre lo stesso.