Avevano lottato per la Hyperpole alla 6h di Imola, si sono ritrovate a combattere per non essere eliminate già dalla Top10 di Qualifica alla 6h di Spa-Francorchamps. Non riuscendoci. Il ribaltone avvenuto in poche settimane, almeno riguardante le prestazioni sul giro secco, per Ferrari e Toyota non ha certo come risposta essere improvvisamente sprofondati fra i bolliti del FIA World Endurance Championship.
Sul circuito belga abbiamo visto un venerdì di assalto al primato in griglia di partenza davvero molto tirato, ma né le 499P e né le TR010 Hybrid hanno potuto essere fra i migliori, o quantomeno provare ad inserirsi nella partita. Fatta eccezione per la Rossa di Maranello #50 condotta da Antonio Fuoco, tutte le altre vetture, emiliane o giapponesi che fossero, hanno dovuto spegnere il motore già dopo i primi 15′ di sessione, senza poter evitare la tagliola della manche d’apertura.
Bravo Malthe Jakobsen a sfruttare il pieno potenziale di una Peugeot che è apparsa volare leggerissima lungo i boschi delle Ardenne, così come tutti gli altri che rispondono ai nomi di Alpine, Cadillac ed anche Aston Martin, ma non possiamo – e lo ripetiamo – etichettare come scarsi chi, solo qualche settimana fa, era stato grande protagonista della Classe HYPERCAR.
La gara è un’altra cosa e nell’endurance un giro singolo buono è come una rondine: non fa primavera. Ma è chiaro che la scelta di FIA e ACO di non mostrare i parametri del famigerato Balance of Performance non fa altro che alimentare i dubbi e i malumori sui valori in campo reali.
#50 Ferrari AF Corse Ferrari 499P: Antonio Fuoco, Miguel Molina, Nicklas Nielsen
Foto di: JEP / LAT Images via Getty Images
Senza voler mancare di rispetto a chi è andato molto bene, come i marchi sopracitati, viene per forza di cose da storcere un po’ il naso a vedere certi risultati, se consideriamo che non ci sono stati stravolgimenti tecnici in casa Peugeot ed Aston Martin da giustificare un aumento del genere di prestazioni.
Valori, dunque, nascosti, ma piuttosto immaginabili, a sentire le parole dei diretti interessati come ad esempio Fuoco, ad allargare le braccia costretto ad accontentarsi di un anonimo ottavo posto a 0″7 dalla vetta occupata dalla 9X8 #94.
“Non è stata una qualifica semplice. Abbiamo fatto il massimo e credo di aver completato uno dei miei migliori giri di sempre a Spa, ma purtroppo non è stato sufficiente per poter lottare con i rivali, dai quali siamo lontani. Lo sapevamo, per cui dovremo concentrarci bene sulla gara, che come sempre sarà impegnativa e imprevedibile; dovremo fare del nostro meglio per cogliere le opportunità che si presenteranno durante le sei ore”, ammette il calabrese.
Antonio Giovinazzi, dal canto suo, ha anche un peso maggiore sullo stomaco (oltre a quello che si può ipotizzare in vettura), dovuto ad un errore che lo relega al 15° posto con la #51, con cui non è riuscito a lavorare bene: “Il risultato di oggi è stato veramente negativo, ma avevamo visto già nelle Libere che avremmo fatto fatica, anche perché abbiamo avuto qualche difficoltà durante le prove che non ci ha consentito di trovare il bilanciamento ideale per la Qualifica”.
“E’ stata una giornata complessa e non mi sento a mio agio con la vettura. Siamo lenti in rettilineo e partiamo da una brutta posizione, ma in gara tutto può accadere ed è lì che si fanno punti, per cui vedremo cosa si potrà fare. Siamo consapevoli che dovremo essere perfetti per poter ambire a un buon risultato”.
#83 AF Corse Ferrari 499P: Robert Kubica, Yifei Ye, Philip Hanson
Foto di: Paul Foster
Stando alle parole di Robert Kubica – 13° con la 499P #83 di AF Corse – ciò che crea non pochi problemi problemi al suo mezzo pare proprio anche la mancanza di potenza, oltre al peso, il che mette a dura prova lo slancio negli allunghi e la gestione gomme.
“Diciamo che non è stato tutto perfetto, ma non è andata neanche così male. Purtroppo perdiamo troppo tempo nel primo settore e diventa poi difficile recuperare solo in curva, dove andiamo bene e abbiamo fatto un buon lavoro. Il giro sicuramente poteva essere migliore, sinceramente non mi aspettavo di essere così indietro e forse, col senno di poi, avrei potuto rischiare un po’ di più al primo giro. Ma parlare dopo è facile…”, spiega il polacco ai microfoni di Italian-Endurance.
“Durante il mio tentativo, in curva 1 ho perso il controllo della vettura e lì ho lasciato un paio di decimi; pensavo di poter recuperare successivamente, ma quando ne accumuli altri sette di ritardo dopo il primo settore, dei quali almeno sei in velocità, diventa dura…”
“Da un lato, purtroppo, è così. Dall’altro si cerca sempre di dare il massimo e forse avremmo potuto rischiare qualcosina in più. Magari avrei perso qualche altro decimo, partire 13° o 17° in realtà cambia poco, ma è difficile capirlo prima”.
“Il degrado è alto. Potrebbe diventare una occasione per noi visto che le temperature pare possano essere più alte, ma fare anche due stint di fila con le stesse gomme sarà difficile, impossibile arrivare a tre. Il fatto è che siamo lenti in accelerazione e sul dritto, la nostra forza è nelle curve, ma se sei dietro ad altri, in rettilineo scappano via”.
#8 Toyota Gazoo Racing Toyota TR010: Sebastien Buemi, Brendon Hartley, Ryo Hirakawa
Foto di: Paul Foster
E se Atene piange, Sparta non ride, perché pure la Toyota si è vista estromessa al termine della manche d’apertura. Quella TR010 Hybrid che ad Imola volava e qui, chissà perché (ma in realtà lo possiamo immaginare), è scesa nelle retrovie.
“Ovviamente, finire al 12° e al 16° posto non è quello che ci aspettavamo, purtroppo. Penso di aver fatto un giro discreto, ma oggi non potevamo fare di più. Dobbiamo trovare qualcosa in termini di strategia e assetto per domani. La gara sarà lunga e faremo del nostro meglio. Abbiamo lo slancio della gara precedente, quindi cercheremo di sfruttarlo”, dice Kamui Kobayashi, che con la #7 è risultato il migliore dei giapponesi.
In Toyota hanno provato addirittura configurazioni d’assetto differenti per le due auto pur di trovare un bandolo nella intricata matassa, ma Brendon Hartley con la #8 è finito ancor più indietro: “È stata una giornata difficile per noi. Il mio primo giro non è andato molto bene, la macchina era un po’ difficile da gestire e non siamo riusciti a mettere a punto l’assetto e tutto quello che avevamo a disposizione in modo ottimale. Ci siamo concentrati soprattutto sull’assetto da gara, dove daremo il massimo. Speriamo di riuscire a risalire la classifica e conquistare qualche punto”.
Toyota ci ha abituati a rimonte e senz’altro il potenziale di team e piloti non manca, così come per la Ferrari. Ma quello che è mancato nel sabato di Spa è ben altro, da chi dovrebbe invece rendere un po’ meno plumbeo il cielo sopra al Mondiale, ma che – evidentemente – si è adeguato a quello che in questi giorni è il meteo in Belgio.
Staremo a vedere se la gara rasserenerà la questione, o se qualcuno dovrà aprire gli ombrelli per evitare una pioggia piuttosto acida in arrivo. Perché i primi tuoni si iniziano a sentire da più parti.
E anche il Direttore Tecnico di Toyota Racing, David Floury, lo ha confermato: “Ci sono diversi modi di interpretare Qualifiche e Hyperpole. Ovviamente il risultato è deludente e suscita anche qualche preoccupazione per il futuro. D’altra parte, però, immagino già che qualcuno penserà che stiamo nascondendo le nostre carte”, ha detto ai microfoni del nostro inviato olandese, Laurens Stade.
“Ma se si guarda alla situazione con obiettività, rispetto alle qualifiche e all’Hyperpole dello scorso anno, siamo uno dei due soli Costruttori tra quelli presenti anche nel 2025 ad aver migliorato il proprio tempo sul giro. Siamo scesi di tre decimi, così come la media, e rispetto al gruppo, siamo più veloci di sei decimi. E abbiamo visto che fu così pure a Le Mans l’anno scorso. Quindi questo dimostra chiaramente che non stiamo tirando il freno”.
“Per questo dico che c’è preoccupazione pensando al futuro, non sapendo cosa aspettarsi. Voglio dire, le caratteristiche della pista non sembrano adattarsi alla nostra vettura, purtroppo, nonostante siano simili a Le Mans. Probabilmente è per la natura delle curve, il modo in cui la vettura si comporta lì non è il nostro punto di forza. Kobayashi ha fatto un gran giro, ma dal potenziale della vettura non credo che si possa estrarre molto di più. Probabilmente un decimo, forse un decimo e mezzo, ma non oltre”.
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