Ha lavorato in OpenAI fino al 2023, quando è passata a Neuralink, azienda di Musk. La sua relazione con l’imprenditore è rimasta a lungo segreta
Nel boad di OpenAI c’era una persona molto, molto vicina a Elon Musk. E quella persona ora è diventata uno dei testimoni chiave del processo che vede l’imprenditore accusare la startup guidata da Sam Altman di aver tradito la propria missione originaria – costruire un’intelligenza artificiale a beneficio dell’umanità – per perseguire la strada del denaro. Musk, che ha fondato OpenAI insieme anche al Ceo Sam Altman e al presidente Greg Brockman, chiede ora 150 miliardi di dollari di risarcimento. Lui ha lasciato il progetto nel 2018, ufficialmente perché in competizione con una delle sue aziende, Tesla. Ma la testimonianza di Shivon Zilis del 7 maggio, fa intuire che è rimasto sempre aggiornato su ciò che stava succedendo e su quale direzione di stava decidendo di prendere a OpenAI.
Shivon Zilis, 40 anni, ha iniziato a lavorare in OpenAI nel 2016 dopo un’esperienza in Tesla: era la dipendente più giovane. Nello stesso ha iniziato una relazione romantica con Elon Musk. Quando lui ha lasciato la società, nel 2018, lei è rimasta. Diventando poi nel 2020 un membro del consiglio di amministrazione. Negli stessi anni ha avuto due figli, nati con fecondazione in vitro. Si è scoperto solo più tardi, grazie a una rivelazione di Business Insider del 2022, che il padre era Elon Musk. Oggi i figli sono quattro e lei ha lasciato OpenAI nel 2023. Lo stesso anno in cui Musk ha fondato xAI, la società in più diretta concorrenza con la startup. Oggi Zilis è una dirigente di Neuralink, altre società dell’imprenditore che sviluppa sistemi di interfaccia cervello-macchina.
«Preferisci che mantenga rapporti stretti e cordiali con OpenAI per garantire il flusso di informazioni o che inizi a prendere le distanze? La situazione sta per diventare complicata, quindi qualsiasi consiglio su come agire nel tuo interesse è ben accetto». Questo è un messaggio che Shivon Zilis ha inviato a Elon Musk dopo che lui aveva già lasciato OpenAI e dopo che lei era entrata nel consiglio di amministrazione della startup. Messaggio a cui lui ha risposto: «Meglio un rapporto stretto e amichevole, ma cercheremo effettivamente di trasferire tre o quattro persone da OpenAI a Tesla». La donna sarebbe stata dunque una fonte interna diretta per ciò che stava succedendo nell’azienda, come vogliono dimostrare i legali di OpenAI con la sua testimonianza.
Quando rimane incinta, nel 2021, nessuno sa che il padre è Musk. Lei dichiara di aver concepito attraverso la fecondazione in vitro, e solo un articolo di Business Insider fa emergere la verità. A quel punto, il presidente Brockman le chiede spiegazioni e lei assicura che la relazione con Musk è puramente platonica. Amici da tempo, Brockman era tra coloro che più confidavano che Zilis fosse perfettamente in grado di tenere separata la sua vita privata da quella professionale.
Quando OpenAI deve decidere se accettare il primo investimento di Microsoft, pari a 10 miliardi di dollari, lei è però una delle più convinte. I suoi dubbi iniziano quando il consiglio di amministrazione decide di licenziare Altman, nel 2023. Ed è proprio Microsoft ad aiutarlo a riprendere il suo posto. «Ricordo di aver avuto una paura tremenda. Dopo quella destituzione, tutto ciò che avevamo costruito nel corso di tanti anni con l’organizzazione no profit ha perso la sua efficacia e non è più stato in grado di svolgere il proprio ruolo». Da qui – e da fitte conversazioni con Musk – la decisione di lasciare.
Il turno di Zilis in aula arriva dopo quello di Elon Musk e del presidente di OpenAI Greg Brockman. In un intervento in video, ha testimoniato anche Mira Murati, ex Chief Technology Officer della startup. Anche lei si è soffermata soprattutto sul periodo in cui il consiglio di amministrazione aveva deciso di licenziare Altman. Prima di quel momento, lei non si fidava completamente del Ceo: «Era una questione puramente gestionale. Gli chiedevo di guidare l’azienda con chiarezza e di non danneggiare il mio lavoro». L’intervento brusco del board le ha fatto però dubitare della direzione che stava prendendo il progetto: non c’è stata trasparenza sulle motivazioni che hanno portato al licenziamento né sulle reali conseguenze che il ruo ritorno ha portato con sé. Mira Murati ha poi lasciato OpenAI nel 2024 e oggi è fondatrice e Ceo di una nuova startup, Thinking Machines Lab.
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9 maggio 2026
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