Toto Forray, capitano dell’Aquila Trento, domani giocherà la sua partita numero 700 in maglia bianconera (di cui 159 in EuroCup).

Per l’occasione è stato intervistato da Massimo Selleri per QS, andiamo a leggere alcune dichiarazioni della bandiera trentina.

Queste alcune delle sue parole.

“Come in tutti in rapporti c’è un dare e c’è un avere. Ho ricevuto molto da questa società e penso di essermi impegnato molto nel
restituire il più possibile. In questo arco di tempo ho avuto proposte da altre realtà, ma alla fine ho preferito restare a Trento perché pensavo che dovevo e potevo dare ancora qualcosa. C’è un legame a doppio filo e fino a quando posso essere utile vorrei rimanere”, così inizia il playmaker argentino.

Cosa lo lega a Trento oltre alla riconoscenza? “In questi anni il club ha fatto la scelta dei giovani. È bello stare in palestra con loro, farsi contagiare dalla loro voglia di crescere e allo stesso tempo essere un sostegno quando c’è un momento di difficoltà. Spesso non servono le parole, basta far vedere che arrivi in palestra con la voglia di dare il massimo. Essere una delle guide di un gruppo che sta crescendo credo sia uno dei doveri di chi ha la mia esperienza”.

Sull’essere un esempio e un leader per i compagni: “Essere un esempio fa sempre piacere. In quell’occasione fu il coach Paolo Galbiati che fin dall’inizio dell’anno disse che era arrivato il momento che io vincessi un titolo e così è stato. È stato il giusto riconoscimento per il lavoro che abbiamo fatto, anche se una stagione non la si può misurare solo dai risultati. Bisogna tenere conto di tante variabili”.

La sua prima esperienza in Italia, a Messina quando aveva 17 anni, gli ha permesso di lasciare l’Argentina da giovanessimo. Questo permette a Forray di accogliere e comprendere i compagni: “Lo stare lontano da casa mi ha messo davanti a delle difficoltà che con fatica ho superato e questa esperienza mi permette di aiutare chi oggi le sta affrontando. Molto dipende, però, anche dall’ambiente e qui a Trento il club mette i giocatori nella condizione di pensare solo alla pallacanestro. Tutti noi quando viviamo un cambiamento importante abbiamo bisogno di un po’ di tempo per adattarci alla nuova situazione. Io ci sono per tutti i compagni, ma ognuno ha i suoi tempi che vanno rispettati”.