Il desiderio di sicurezza e di «sentirsi dare le risposte volute» è degenerato. Bocche cucite dall’ospedale
L’ultima degenerazione della «tecnologia a tutti i costi», usata impropriamente, è la dipendenza da intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato per primo dal settimanale Gente Veneta il caso è emerso all’Usl di Venezia, i cui vertici però si sono chiusi nel silenzio e non parlano, dove una ventenne ha dovuto rivolgersi al Serd perché colpita da «dipendenza comportamentale» legata al ricorso all’Ai per trovare un’«amica» con cui vivere un contatto costante. Un «acuto» in mezzo a seimila pazienti, sei dei quali in cura per abuso di videogiochi e smartphone. Secondo la dottoressa Laura Suardi, primario del Serd, si tratta della punta dell’iceberg e non di un caso isolato, bensì di un fenomeno di isolamento sociale che colpisce giovani più fragili desiderosi di trovare sicurezze in «qualcuno» in grado di capirli.
E il «dialogo» con un sistema di intelligenza artificiale in grado di cominciare a conoscere il soggetto dai dati che lui stesso inserisce consente di sentirsi dare le risposte volute. Ed evidentemente non ricevute da amici in carne e ossa. In questo caso la giovane veneziana si era convinta che l’intelligenza artificiale fosse l’unica ad ascoltarla e a capirla. Secondo medici e psicologi invece l’AI «diventa un problema quando non la si sa gestire e la si trasforma in un punto di riferimento irrinunciabile», degenerazione che diventa fondamentale prevenire. Insomma, famiglia e amici dovrebbero intercettare il disagio in tempo, ma non limitandosi a imporre limiti all’uso di pc, tablet e smartphone, bensì chiedendo aiuto a professionisti seri qualora emergessero comportamenti anomali.
8 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 14:32)
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