di
Paolo Foschini

La capitana della Nazionale di volley e lo snowboarder paralimpico a Milano Civil Week sul tema «insieme perché non si vince (né si perde) da soli», citano Nelson Mandela e Stephen Hawking. E sottolineano: «Anche dietro gli sport individuali c’è una squadra, figurarsi dietro quelli di squadra»

Inizia con il ricordo di Alex Zanardi e con la commozione del suo amico Claudio Arrigoni il panel di Milano Civil Week dedicato allo sport: «Per spiegare cos’è la felicità Alex raccontava di un papà, nel Centro protesi di Budrio, che rideva di gioia perché alla figlia di quattro anni, senza gambe, avevano appena messo le protesi e per la prima volta le poteva comprare un paio di scarpe». Sul palco accanto a lui con Elisabetta Soglio a Palazzo Giureconsulti la capitana della Nazionale di volley Anna Danesi e lo snowboarder paralimpico Riccardo Cardani. E dopo 45 minuti di riflessioni scambiate sul tema «Insieme perché non si vince (né si perde) da soli», dopo la condivisione sul punto che «anche dietro gli sport individuali c’è una squadra, figuriamoci in quelli di squadra», si ritrovano entrambi su un messaggio conclusivo da lanciare ai giovani: «Credete sempre in voi stessi, se avete un sogno – dice Cardani – andate contro tutto e contro tutti per seguirlo, soprattutto se qualcuno vi dice di no». E Anna Danesi: «Divertitevi a cambiare idea tutte le volte che volete, non lasciate mai che la vostra strada vi venga inculcata da nessuno. Trovatela, cambiatela, ma fatelo con la vostra testa».

«Certo – spiega la capitana – stare insieme è difficile, non è scontato e anche tra noi a volte capita di tirarsi i capelli. Ma quando hai un obiettivo comune i contrasti poi si mettono da parte. Si tratta di rinunciare in parte a qualcosa di te, è vero. Ma solo in parte, perché la squadra aiuta anche a tirare fuori le tue caratteristiche profonde. E alla fine il tuo io resta lì eccome, solo che va a vantaggio di tutti». Ricorda il giorno in cui il coach Julio Velasco le aveva chiesto di mettersi alla testa delle ragazze in nazionale: «Ero rimasta un po’ spiazzata, mi conosceva da un mese e non me lo aspettavo. Ma poi l’ho preso come un onore più ancora che come responsabilità. Non credo di avere il carattere tipico che ci si immagina in una capitana. ma ho scoperto che tutto si può imparare. E ripeto, mi sento onorata di rappresentare le mia compagne, che a loro volta rappresentano migliaia di ragazze in Italia».



















































Cardani, cresta di capelli sulla testa avvolta in un tatuaggio che rappresenta un elmo vichingo, racconta la sua decisione di rinunciare del tutto alla mano destra dopo che un incidente in modo gliela aveva resa inutilizzabile. E la prende da lontano: «Mi sono sempre piaciute le cose pericolose, da piccolo andavi a tuffarmi nel Naviglio all’indietro. Poi l’incidente. La scoperta del nuoto paralimpico, che mi ha fatto diventare un atleta. Il passaggio allo snowboard. Ma quella mano era un peso. Non solo inutile: mi provocava dolori fortissimi. Finché ho contattato un chirurgo, e nell’agosto 2023 me la son fatta tagliare. Non è stata una decisione semplice, ma è stata la scelta più bella della mia vita. Oggi posso muovere il braccio. E una mano ce l’ho di nuovo: robotica».

Del resto anche Zanardi, ricorda Arrigoni, diceva sempre che «l’incidente in cui ho perso le gambe è stata la più grande opportunità della mia vita». Anna Danesi risponde con un’altra citazione quando le viene chiesto il suo pensiero sullo sport e i giovani: «Lo sport non solo ti rende più forte ma ti apre alla vita. E non solo quando vinci ma anche quando perdi. PerchP lo sport insegna il rispetto e l’umiltà. Nelson Mandela diceva che lo sport può cambiare il mondo, chi sono io per non pensare l stessa cosa?». Lo stesso concetto, riprende Arrigoni, che Stephen Hawging espresse nuovendo una sola palpebra nel suo discorso inaugurale alla Paralimpiade di Londra: «Il più bel discorso sullo sport che sia mai stato fatto».

Dopodiché, avverte Cardani, è vero che «lo sport è anche competizione e naturalmente ci vuole, ma bisogna stare attenti perché è un attimo sconfinare nell’egoismo». E la capitana aggiunge: «Vero. Ma questo vale anche nella vita, che è sempre piena di asticelle da superare, anche quando hai un esame da affrontare, anche solo quello della patente. L’importante è rimanere sempre se stessi, non perdere mai quei valori di rispetto e umiltà che come ho detto prima sono quelli fondanti dello sport». Detto da lei, che di lauree ne ha tre: in scienze motorie, dell’alimentazione, e ora anche in psicologia. «Perché in futuro – dice – vorrei insegnare». La platea dei Giureconsulti è piena di giovanissimi sportivi del Csi, che fanno partire l’ultimo applauso: figurarsi chi non la vorrebbe come prof.

9 maggio 2026