Foto Ludovica Mangini
Foto Ludovica Mangini
Si è schiusa così la ventisettesima edizione del SaloneSatellite, con l’immagine di un grande uovo in legno, realizzato dagli studenti di Artwood Academy, e con tre premi che tracciano possibili direzioni per il design a venire. Più che una scenografia, la scultura in cedro del Libano è una dichiarazione di intenti: una forma archetipica capace di sintetizzare genesi, sviluppo e trasformazione di un’idea progettuale, e di riportare al centro la materia e il valore del fare come strumento di conoscenza.
Attorno, il design emergente, spazio di ricerca e connessione tra tecnologia, processo e manualità: vero e proprio vivaio riconosciuto in tutto il mondo.
Attorno, il design emergente, spazio di ricerca e connessione tra tecnologia, processo e manualità: vero e proprio vivaio riconosciuto in tutto il mondo.
Foto Ludovica Mangini
Foto Ludovica Mangini
In questo quadro – ben definito da Maestria artigiana + Innovazione/ Skilled Craftsmanship + Innovation, il claim scelto per la manifestazione – si collocano anche i tre vincitori del SaloneSatellite Award: Russo Betak (Danimarca) con Nippon, IOUS Studio (Paesi Bassi) con 3DP Ceramic Tiles e Jüngerkühn (Germania) con Soft Touch. Tre progetti diversi ma complementari, che attraversano innovazione materica, fabbricazione digitale e ricerca sulle qualità tattili e percettive.
Foto Ludovica Mangini
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Nel loro insieme, i lavori presentati, premiati e non, restituiscono della disciplina un’immagine nitida: per la Gen Z il design è un processo aperto. Oggetti, sistemi e installazioni nascono dall’intreccio tra logiche naturali e matematiche, sperimentazione tecnologica e cultura materiale. Dalle forme generate per crescita e ripetizione, ai sistemi modulari che evolvono nel tempo, fino alle indagini sul rapporto tra corpo, percezione e uso, emerge una direzione condivisa: il progetto come campo dinamico in cui tecnologia e artigianato non confliggono, ma sono in rapporto di reciprocità. Ed è proprio in questa alleanza che, come le cinque voci selezionate testimoniano, si gioca una possibile ridefinizione dell’abitare contemporaneo.