di
Luca Bertelli
L’attore, celebre anche per Boris, racconta altri suoi “falsi” storici: «Portai un finto Andrea Casiraghi al derby di Roma, pescai un sosia alla scuola francese. E mi finsi un cardinale sudamericano per andare a un concerto di Gigi D’Alessio, lui mi chiamò sul palco. Feci John Turturro ai David, ma se ne accorse Martin Scorsese…».
Attore poliedrico, protagonista a teatro, in tv e al cinema, con un passato (noto) fatto anche di travestimenti memorabili, molti dei quali mai scoperti dai diretti interessati. Un mondo che Paolo Calabresi sta portando nei teatri con “Tutti gli uomini che non sono”, mentre in questi giorni è uscito il film “L’amore sta bene su tutto” che lo vede tra i protagonisti.
Padre del calciatore Arturo Calabresi (ha altri tre figli, avuti dalla moglie Fiamma), ora al Pisa e già al Brescia per molte stagioni della sua carriera, l’attore si è raccontato a “Stories” su Sky Tg24, raccontando frammenti inediti della sua carriera. Partendo, appunto, dai travestimenti che l’hanno reso famoso prima del grande successo con la serie Boris che lo ha definitivamente consacrato.
«In “Tutti gli uomini che non sono” c’è tanta roba dentro – dice subito – mi sono finto persone realmente esistenti in situazioni reali all’insaputa di tutti. E questo lo sapete. Mi finsi Nicholas Cage e chiesi i biglietti, per la partita della Roma a San Siro, perché non avevo i soldi per pagarli. Poi in tv fu annunciata in diretta la presenza di Nicholas Cage in tribuna. Poi mi sono finto altre 20 persone, ma avevo un dolore importante. Ho perso i miei genitori a 10 giorni uno dall’altro, mia mamma aveva 63 anni e mio padre 69, lei morì per malattia mentre papà stava benissimo. Quando lui ha capito che sarebbe morta, l’ha anticipata di 10 giorni morendo di infarto: l’esempio di un amore indissolubile. Poi due mesi dopo persi anche Strehler, mio punto di riferimento. Avevo smarrito la gioia di fare il mio mestiere, non sapevo di essere nemmeno Paolo Calabresi».
I travestimenti al derby e al concerto di Gigi D’Alessio
Il retroscena su quel Milan-Roma: «La società organizzò una campagna mediatica sulla presenza di Cage allo stadio, a quel punto potevo non andare o continuare a fingere. E questo ho fatto”. Poi un altro “falso” storico: «In un derby Lazio-Roma mi sono finto Jerome, un cerimoniere del principato di Monaco: portai un finto Andrea Casiraghi e tutta la tribuna d’onore si alzò in piedi: trovai un suo sosia alla scuola francese». E un altro ancora: «Mi finsi cardinale per andare a un concerto di Gigi D’Alessio, mi sembrava una cosa bellissima. Lo incontrai prima del concerto, scelsi un cardinale sudamericano realmente esistente (Parabiaga), persino in odore di papato. Parlammo di fede. Dopo 10 minuti mi fece portare un microfono, ho dovuto benedire la folla vestito da cardinale». Mentre al David di Donatello fu stanato: «Mi sono finto John Turturro, ma Martin Scorsese era presente e se ne accorse. Ha parlato…».
«Se non mi avessero scoperto (è capitato con il travestimento da Marylin Manson al Gala della pubblicità a Milano) io non mi sarei palesato: lo facevo in modo innocuo. Una volta mi sono truccato 10 ore per travestirmi da presidente del Botswana per incontrare il sindaco di Roma. Spero che i miei figli possano dire di me che sono stato coraggioso: la mia abilità trasformistica si è sviluppata perché non avevo niente da perdere. E mia moglie mi ha sempre sostenuto». Eppure, la passione per il teatro fu causata da un episodio singolare: «Iniziai ad appassionarmi al teatro per caso. Mi lasciò dopo due anni la mia fidanzata, andai a trovare un mio amico a Parigi per svagarmi. Passeggiando per la città, arrivai a Place de la Madeleine dove una signora mi chiese di accompagnarla a vedere uno spettacolo: il marito non aveva potuto seguirla. Non conoscevo il teatro, mi illuminò, la bellezza mi aveva pervaso. Era “l’Opera da tre soldi” diretta da Giorgio Strehler, così a Roma mi iscrissi all’accademia e mi presero. Ho studiato sette anni all’accademia a Milano, dove ho vissuto dieci anni. Mi sento anche lombardo».
E in Lombardia, a Brescia, ha giocato a lungo suo figlio Arturo, calciatore: «Quando segnò in Coppa Italia contro la Roma, lui giocava nel Lecce, ero allo stadio e rimasi immobile per quattro minuti. Poi lui si scusò e la Roma, per fortuna, vinse lo stesso…».
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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 18:05)
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