Nel secondo episodio di Rosa Elettrica la tensione esplode con la fuga di Cocìss, convinto di essere stato tradito anche da Rosa. Riesce a liberarsi e a scappare su una barca a motore nei canali dell’Emilia-Romagna, dando il via a una caccia serrata.
Intanto Rosa cerca di ricostruire quanto accaduto: sospetta una talpa nella polizia e un coinvolgimento interno nel sabotaggio della scorta, ma i suoi superiori non le credono.
Per Reja e D’Intrò ha commesso un errore imperdonabile, “da matita blu”, e rischia un’indagine disciplinare. Isolata, decide di indagare per conto suo con l’aiuto di Carlo Morano (interpretato da Federico Tocci) arrivando a una scoperta chiave: il misterioso cacciatore che si aggira nei pressi del luogo protetto, il monastero, non è chi dice di essere, ma ha rubato l’identità a un ignaro Giorgio Sabatini ed collegato al clan che vuole punire Cocìss. Il sospetto di una talpa nella polizia prende corpo, mentre la figura del capo del Nucleo Operativo Protezione Testimoni, Antonella Reja si fa sempre più ambigua.
Cocìss, in fuga tra Comacchio e le campagne trova rifugio temporaneo in un ristorante, ma la sua posizione viene presto scoperta e la fuga riparte tra inseguimenti della polizia e degli uomini di Nunzia Serafino, potente boss del clan Incantalupo.
Il punto di svolta arriva quando Rosa riesce a ritrovarlo, ma decide di non consegnarlo alla polizia e da qui parte la “fuga con il nemico”. In un primo momento lo porta a casa sua, per nasconderlo: tra i due esplode un confronto duro, tra accuse e verità negate. Da quel momento Rosa e Cocìss diventano alleati forzati. E sono ufficialmente ricercati.

@VirginiaBettoja