La domanda sulla schedaa sarà semplice: “Volete accettare l’iniziativa popolare ‘No a una Svizzera da 10 milioni, iniziativa per la sostenibilità? Ma se si è favorevoli alle barriere bisognerà votare Sì. La Svizzera si prepara così a votare sul “numero chiuso” della popolazione, con un occhio al tema dei migranti, mentre dall’Italia la Cgil di Landini, nella sua diramazione internazionale, scende in campo per protestare contro la consultazione democratica, un referendum, fissato per il 14 giugno, e invita a votare No. Una consultazione promossa dall’Unione democratica di centro (Udc), il principale partito della destra nazionalista svizzera, con l’obiettivo di contenere l’immigrazione. Niente permessi o quote, solo un “tetto” alla popolazione che non sa di razzismo o discriminazione, ma di sovranismo sicuramente sì. L’iniziativa ‘No a una Svizzera da 10 milioni! (Iniziativa per la sostenibilità)’ chiede di limitare la popolazione residente permanente in Svizzera stabilendo che non possa superare i dieci milioni di abitanti prima del 2050. Se la popolazione residente permanente superasse i 9,5 milioni di abitanti prima del 2050, il Consiglio federale e il Parlamento dovrebbero adottare provvedimenti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare. Da qui il referendum.

Migranti, il voto della Svizzera e la contestazione della Cgil

Il prossimo 14 giugno, quindi, la Svizzera utilizzerà per la prima volta uno strumento di controllo demgrafico, senza precedenti. Il “contenimento demografico” è un tema, ma non l’unico.  Il testo, nato da un’iniziativa popolare che ha raccolto oltre 100mila firme, è mirato soprattuttto alla deterrenza della migrazione e vuole limitare ingressi, asilo e ricongiungimenti familiari, fino alla possibile revisione degli accordi di libera circolazione con l’Unione europea. In Svizzera, oggi, gli stranieri rappresentano il 27% dei residenti, una delle percentuali più alte d’Europa.

Dall’Italia si muove il sindacato di Landini, “È un’iniziativa che mina i diritti fondamentali, indebolendo la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori migranti, compresi quelli provenienti dai Paesi Ue – commentano Maria Grazia Gabrielli, segretaria confederale e Salvatore Marra, coordinatore dell’Area politiche europee e internazionali della Cgil -, e che metterebbe a rischio accordi chiave con l’Unione europea”. Per il sindacato italiano, il sì determinerebbe “nuove forme di ingiustizia sociale, a danno soprattutto delle lavoratrici e dei lavoratori che verrebbero considerati esclusivamente come manodopera temporanea con diritti limitati. Un ritorno a vecchie logiche di esclusione e discriminazione che la Svizzera ha già conosciuto in passato e che si ritenevano definitivamente superate”. La Cgil critica quindi “la logica xenofoba e la consueta retorica contro i migranti, considerati responsabili dei problemi delle società occidentali in termini di sicurezza e percepiti come concorrenti nell’accesso al welfare. Invitiamo a votare No.”