Così l’allenatore nerazzurro dopo la vittoria con la Lazio: “In finale di Coppa Italia sarà una partita diversa. Se vinciamo è merito di tutti, non solo di Lautaro”
9 maggio – 21:15 – MILANO
Cristian Chivu vuole una squadra affamata e mai sazia. Nonostante lo scudetto già in bacheca, la sua Inter ha rifilato tre reti alla Lazio prima della finale di Coppa. “Anche se mercoledì ci sarà una partita diversa, quindi stiamo attenti”. Questo il commento dell’allenatore nerazzurro, il quale, nonostante la vittoria netta, predica calma in vista dell’ultimo atto del trofeo previsto il 13.
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Lautaro è rientrato da titolare e ha fatto subito gol. ““Merito di tutti, non solo di Lautaro. Lui ci mette anima, professionalità, serietà. Ma il merito è anche dei suoi compagni. Quando fanno determinate cose lo seguono. Alleno un gruppo fantastico, ne sono fiero”. A Chivu è stato chiesto anche di un eventuale cambio modulo estivo. Ha risposto in modo ironico: “Mi viene in mente il 5-5-5 (quello di Oronzo Canà ne “L’allenatore nel pallone ndr), ma è meglio che sto zitto. Abbiamo principi e valori da aggiungere. I miei fanno un gran lavoro, cercano sempre di essere dominanti. Il sistema conta poco. Contano i valori e la mentalità. Vogliamo sempre migliorare”. Chivu ha parlato anche di Sucic, schierato regista: “Ha fatto un gran gol e una gran partita. Nel secondo tempo ovviamente è calato, come tutti. Può giocare in quel ruolo”.
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A Chivu è stato chiesto di José Mourinho e delle parole rilasciate su di lui nell’intervista su Sportweek. Ha detto che nessuno di quest’Inter avrebbe giocato in quella del Triplete, dove ovviamente giocava Chivu: “Chiedetelo a lui se è il rumore dei nemici. Non si possono fare paragoni tra due generazioni diverse. Sono cambiate diverse cose in 16 anni, ma ciò che conta è che l’Inter resta una squadra che continua a portare gioia ai suoi tifosi. E questa è la cosa più importante. La stellina per la Coppa Italia? Parliamo dello scudetto, prima…”. E ancora, su Mourinho. “Se mi ha scritto? E’ la quarta domanda su di lui, oggi. Parliamo di Kolarov e di altri allenatori. Ciò che ci scriviamo resta tra di noi”.
La Gazzetta dello Sport
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