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Cosa sapere sull’Hantavirus: dalle mascherine ai viaggi alle differenze con il Covid-19
SSalute

Cosa sapere sull’Hantavirus: dalle mascherine ai viaggi alle differenze con il Covid-19

  • 9 Maggio 2026

di
Cristina Ravanelli

Le modalità di trasmissione, le precauzioni da prendere, quello che ha previsto il ministero della Salute. Il virologo: «Non dovrebbe essere un’altra pandemia»

Risponde Fabrizio Pregliasco, virologo, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano.

Che cosa sono gli Hantavirus?
«Gli Hantavirus sono virus zoonotici, cioè trasmissibili direttamente o indirettamente tra animali e uomo, che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. A oggi, la possibilità di contagio da una persona a un’altra è stato documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che ha causato il focolaio sulla nave MV Hondius».



















































Il fatto che il virus sia scoppiato su una nave è da leggere in modo positivo o negativo?
«La nave ospita persone di 23 nazionalità, questo comporta l’interessamento di diverse autorità sanitarie. Inoltre, consente un contenimento delle persone. Però il suo “perimetro” non è così impenetrabile: come abbiamo visto alcuni passeggeri sono scesi quando la fase evolutiva del virus non era ancora chiara».

In una nota il ministero della Salute comunica di aver «attivato le procedure previste di valutazione del rischio, sorveglianza e coordinamento sanitario». Che cosa significa in pratica?
«Si cerca di prevenire il contagio del ceppo andino dell’Hantavirus rintracciando le persone sbarcate prima che il virus venisse rilevato, ricostruendo la catena dei contatti, anche quelli indiretti come i quattro turisti passati da Roma che si trovavano sullo stesso volo KML della donna poi deceduta. È importante che ci sia un contenimento: come negli incendi, si riesce a risolvere la situazione solo se presa in tempo».

Lo scorso aprile è arrivato anche il via libera al Piano Pandemico 2025-2029. Che cosa prevede?
«Cerca di essere più trasversale perché include più patogeni. I precedenti documenti erano mirati sostanzialmente a gestire la stagione influenzale. Da questo punto di vista, e non solo, il Covid-19 è stata una grande lezione».

Il focolaio di virus Andes potrebbe allargarsi?
«Sì, perché l’incubazione può durare da 6 a 8 settimane. Alcuni passeggeri potrebbero essere ancora a rischio di sviluppare la malattia. Inoltre, anche gli asintomatici potrebbero ancora trasmettere il virus, anche se in tutte le infezioni generalmente hanno una bassa, o nulla, carica virale. Ma alla luce di quello che sappiamo il rischio di una nuova pandemia a livello globale, e in Europa soprattutto, è basso: dobbiamo stare solo più attenti, ma ragionevolmente possiamo dire che non siamo di fronte a un altro Covid-19».

Che differenze ci sono tra i due virus?
«Il virus Andes ha una minor capacità di contagio perché può provocare un’infezione solo tramite contatto ravvicinato e prolungato oppure per inalazione con urine, feci o saliva di roditori infetti mentre il Covid-19 è altamente contagioso perché si trasmette principalmente attraverso le vie respiratorie, con il meccanismo noto come droplets (goccioline) e, più in generale, per via aerea».

Gli Hantavirus però hanno una mortalità più elevata: come dobbiamo interpretare questo dato?
«È vero: il Covid-19 faceva registrare un tasso di letalità contenuto, gli studi sugli Hantavirus riportano un tasso tra l’1% e il 15% e il ceppo andino ha probabilmente una letalità ancora più alta che può arrivare anche al 50 per cento. Ma sintomi gravi, paradossalmente, rendono più semplice l’identificazione e l’isolamento dei casi. Inoltre, oggi abbiamo la capacità di individuare e monitorare l’Hantavirus e di intervenire subito».

Quali sono i diversi livelli di gravità delle infezioni da Hantavirus?
«Si passa dall’asintomatico a persone con sintomi lievi e generici come mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia, nausea, vomito, diarrea e dolore addominale. Poi ci sono tre sindromi che caratterizzano l’infezione da Hantavirus: la febbre emorragica con sindrome renale, frequente in Europa e in Asia; la nefropatia epidemica osservata in Europa e la più grave, cioè la sindrome polmonare da Hantavirus frequente nelle Americhe soprattutto».

Esistono farmaci o vaccini per curarsi?
«Al momento non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato. La terapia alla quale si viene sottoposti è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. Non esiste nemmeno un vaccino. Ma in un ipotetico caso di pandemia sarebbe possibile ottenere un vaccino a mRna nel giro di 10-12 mesi grazie alla preziosa eredità di conoscenze che il Covid-19 ci ha lasciato».

Che cosa possiamo fare per evitare la diffusione?
«Prevenire l’infezione da Hantavirus dipende principalmente dalla riduzione dei contatti tra persone e roditori. Vale però la pena mettere in atto le procedure di precauzione standard necessarie a limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come lavarsi spesso le mani, coprirsi le vie respiratorie quando si tossisce e si starnutisce e mantenere, se necessario, il distanziamento fisico. Poi ci sono misure efficaci contro i roditori: mantenere puliti gli ambienti domestici e i luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi, sigillare aperture, crepe e punti di accesso che possano consentire l’ingresso dei topi negli edifici, conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti, adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate da roditori o dai loro escrementi, evitare di spazzare o aspirare a secco urine, feci o materiali contaminati dai roditori, per prevenire l’aerosolizzazione delle particelle virali».

È consigliabile indossare la mascherina?
«Direi di no. La suggerisco per chi deve recarsi in un ambiente dove potrebbe esserci la presenza di un roditore».

Chi ha in programma un viaggio in Argentina o in un’altra zona del Sud America come deve comportarsi?
«Al momento non ci sono indicazioni e può partire. Il consiglio è quello di monitorare il sito Viaggiare sicuri del ministero degli Esteri. Inoltre, in Argentina come in tutti gli altri posti del mondo, si dovrebbero evitare luoghi in cui l’accesso all’uomo è limitato come la discarica a Ushuaia, in Argentina, dove la coppia olandese deceduta pare abbia contratto il virus».

Chi ha prenotato una crociera che cosa deve fare?
«Credo che dopo questo caso tutte le misure igieniche vengano ulteriormente alzate. Ritengo che anche prendere un aereo, un traghetto o un treno sia in questo momento sicuro».

ilMedicoRisponde

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9 maggio 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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