A Tenerife, a oltre 3.000 metri di quota, stanno spuntando nove strutture rosse e lucide a 250 metri l’una dall’altra e non staccano gli occhi dal cielo. Aspettano sottoprodotti dei raggi gamma, per catturarne scie e segreti: sono i telescopi speciali di Astri Mini-Array, il progetto di astrofisica avviato da un consorzio di oltre 200 istituzioni di 31 paesi anche extraeuropei guidato da Inaf. Non è il primo esperimento pensato per studiare queste sorgenti ad altissima energia, ma è il primo a farlo “cercando di rilevare gli sciami di particelle cariche prodotti quando interagiscono con l’atmosfera terrestre, usando un telescopio Cherenkov a due specchi”, spiega Giovanni Pareschi, responsabile del progetto.

Prima ancora di essere completamente installato, il sistema ha già prodotto risultati. Durante la fase di “early science”, prima con un telescopio e poi con due, Astri è infatti riuscito a osservare una sorgente extragalattica attiva, un blazar, durante un picco di emissione, ricostruendone la curva di luce su più notti consecutive. “Siamo stati gli unici ad osservare in un certo intervallo spettrale di raggi gamma con continuità – dice Pareschi -. I risultati hanno avuto una rilevanza internazionale e sono serviti come test generale dell’intero sistema”.

Dall’8 giugno è previsto un avvio progressivo della fase scientifica con tre, quattro e poi cinque strumenti attivi entro il 15 luglio: un countdown come quello per un razzo spaziale. Prima che inizi, Wired Italia ha sentito i protagonisti per capire a che punto siamo ora e cosa succederà nei prossimi mesi.

Un prototipo che sognava il cielo vero

Astri nasce all’interno dell’Inaf (Istituto Nazionale di Astofisica) come un banco di prova tecnologico per verificare la possibilità di utilizzare telescopi Cherenkov a due specchi per future infrastrutture di astronomia gamma. L’idea iniziale era creare un sistema per effettuare test operativi su prototipi ei capire se la configurazione ottica e la catena per la rivelazione sarebbero state in grado di funzionare in condizioni reali.

Il primo passo è stato un prototipo sviluppato da Inaf e installato sull’Etna, a Serra La Nave. Il telescopio Astri Horn, dedicato a Guido Horn D’Arturo, ha permesso di verificare sul campo una particolare configurazione ottica (Schwarzschild-Couder) e di ottenere una prima osservazione gamma con un sistema Cherenkov a due specchi, sulla Nebulosa del Granchio. Da qui si è passati alla costruzione del Mini-Array che oggi svetta a Tenerife, l’evoluzione da test tecnologico a sistema osservativo vero e proprio. Il sito dell’Observatorio del Teide viene scelto per condizioni atmosferiche stabili e per la possibilità di osservare regioni del cielo ad alta densità di sorgenti gamma. La realizzazione è iniziata oltre un anno fa e da qualche mese è iniziata la fase operativa anche se non è ancora stata messa l’ultima pietra della infrastrutture. “Abbiamo sette telescopi già montati e due che saranno completati a breve – spiega infatti Pareschi -. Oltre alle strutture, abbiamo tre camere già pronte ed entro luglio diventeranno cinque. L’obiettivo è avere cinque telescopi operativi entro la metà dell’estate”.