di
Rosanna Scardi
La figlia d’arte acconta anche la storia con il fidanzato Filippo: «Lavoravamo in un campo estivo per bambini a Canazei: io facevo animazione e lui il tecnico di calcio. Voleva farmi fidanzare con un altro, poi mi ha invitato a un concerto di Blanco. Ha resistito un mese senza sfiorarmi, non so come ha fatto».
«Ho scelto da piccolissima di non bere, gli amici provavano di nascosto, io no, né alcol, né sigarette, nulla. I miei genitori sono sempre stati tranquilli. Sono io rigida. I miei amici avevano divieti precisi, mentre i miei erano sereni, non mi facevano raccomandazioni e non ho mai fatto nulla fuori dai binari tanto da essere il jolly della compagnia, quella che riportava tutti a casa». Jolanda Renga si è raccontata a «Un’ora sola ti vorrei», il podcast di Giorgia Soleri. La chiacchierata si è svolta in un bistrot davanti a un drink, naturalmente analcolico per Jolanda, che ha raccontato le sue passioni.
«Quando ero bambina – svela – andavo al supermercato e mi piaceva il lavoro della cassiera: a casa avevo la cassa e facevo fare la spesa ai miei amici; ma mi affascinava anche il pulire i vetri dei grattacieli con quella spazzola precisa, è un’arte». Jolanda racconta del legame con la nonna materna Doriana. «Lei – dice – sa che lavoro in radio e che sono sullo schermo e suggerisce alle amiche di guardarmi perché sono brava. Ed è oggettiva nel darce i consigli a me e mamma. Quando ci vestiamo, capiamo che stiamo male da come ci guarda». Jolanda si definisce «pesante, molto inquadrata, da vero capricorno», «intollerante alla maleducazione». E ancora: «Sono molto curiosa, mi piace fare esperienze nuove, buttarmi, arrivando ai 22 anni, mi sono accorta che è il periodo della vita in cui si possono provare tante cose. Puoi iniziare a capire chi sei, cosa vuoi fare. Sono due anni e mezzo che frequento l’università (Comunicazione allo Iulm). Prima ero fissata con i voti, ora studio il giusto, mi diverto, cerco di lavorare».
Essere figlia di Francesco Renga e Ambra Angiolini non le è mai pesato. Anzi non ha mai avuto la consapevolezza di vivere in una famiglia diversa. «Sono stati gli altri a farmelo notare – ammette -. I bambini mi chiedevano: “Ma tu li vedi i tuoi genitori? Com’è casa vostra?”. Per me i miei facevano un lavoro normale. Il weekend lo passavamo a casa a mangiare il gelato, gli altri ci immaginavano in giro per il mondo, mentre vivevamo in una casetta in periferia e io e mio fratello giocavamo in bici in giardino». La sua infanzia è stata «felice, so di essere fortunata – rimarca – e lo devo ai miei genitori. Mi hanno trasmesso il lato umano, mi danno consigli utilissimi, mi lasciano libera».
Jolanda parla anche del fidanzato Filippo con il quale sta da oltre tre anni e racconta come l’ha conosciuto. «Lavoravamo in un campo estivo per bambini a Canazei – ripercorre -, io facevo animazione e lui il tecnico di calcio. Voleva farmi fidanzare con un altro. Era fastidioso, non volevo piu incontarlo. Passata l’estate, a settembre, mi invitò a un concerto di Blanco, ma c’era un amico; poi abbiamo iniziato a vederci. Io ero molto rigida, lui ha passato un mese senza sfiorarmi. Non so come abbia fatto a resistere, ma la sua strategia si è rivelata vincente».
A qualcuno Jolanda, da figlia d’arte, potrebbe sembrare «viziata, spocchiosa antipatica – dice -. Ma non lo sono mai stata. E se ho detto qualcosa che non dovevo, mi sono scusata». Da sempre si batte anche contro il bullismo e il cyberbullismo: nel 2022 aveva risposto agli haters che la criticavano e la offendevano giudicandola brutta con un video postato sui social. «L’ho fatto e pubblicato senza riguardarlo – racconta -. Mi piace andare nelle scuole e parlarne, faccio scrivere dei bigliettini in forma anonima che si leggono alla fine ed escono cose belle e pesanti sui cui riflettere. Una volta, un ragazzo di prima media scrisse di sentirsi ecluso perché straniero; poi ha avuto il coraggio di esporsi, ha alzato la mano dicendo che dovevo leggere il retro del biglietto. Mi ha fatto un sorriso che resterà per sempre».
I commenti negativi non la toccano più. «Mi fanno male quelli sui miei genitori – dice -, se qualcuno è insistente o inizia a insultare lo blocco». Le sue passioni sono «la lettura, scrivere, la musica, andare a teatro, provare gli sport». Un traguardo importante è stato il suo primo libro, «Qualcosa nel modo in cui sbadiglia» (Mondadori Electa). «Ho iniziato a 17 anni e finito a 19, è stato un viaggio incredibile, all’inizio mi chiedevo: “A chi interesserà?”. E lo mandavo a mia nonna. E’ successo mentre studiavo per la maturità e alla fine sono riuscita a fare tutto».
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9 maggio 2026
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