di
Silvia Madiotto
Il giornalista padovano è afono dopo un intervento per la rimozione di un tumore alla gola: «L’intelligenza artificiale è un grande strumento a cui mancherà sempre la capacità di costruire rapporti umani»
Enzo Spatalino, 80 anni, è un personaggio televisivo e il suo programma «L’Opinione» sul canale «Prima Free» di Rovigo è il luogo in cui analizza e racconta casi di cronaca o fenomeni politici. Il giornalista ottantenne, padovano di azione, è stato operato per un tumore alla gola e da 8 mesi non può più parlare, seguendo una terapia che gli impedisce di usare la voce. E allora i suoi collaboratori hanno realizzato un «avatar»: sfruttando i video e gli audio in archivio hanno ricreato con l’intelligenza artificiale un alter-ego che conduce la trasmissione e torna a dialogare con i suoi spettatori. Sembra lui, ma non è lui: Spatalino, originario di Napoli e residente da tantissimi anni a Padova, invia per iscritto i suoi interventi e lo staff li manda in onda con voce, movenze e intonazione del tutto uguali alla sua.
Spatalino, come sta? Come procedono la riabilitazione e le terapie?
«Purtroppo non sto tanto bene. Il percorso di recupero, dopo il difficile intervento chirurgico alla gola per l’asportazione del tumore alla laringe, é lungo e difficile. Sono sempre muto e senza voce. Non posso parlare e comunico solo con i messaggi. È dura in queste condizioni. La riabilitazione con i logopedisti procede a rilento perché sono sorti dei problemi dopo le sedute della Radioterapia (ben 32, ndr) che mi hanno letteralmente distrutto e, tuttora, sto pagando le conseguenze. Non avrei mai immaginato che la Radioterapia avesse degli effetti così devastanti».
I suoi ascoltatori le stanno dimostrando molto affetto in questi giorni. Se lo aspettava?
«Sì. Una delle poche cose positive di questi 8 mesi di rinunce e sofferenze é stato l’affetto dei tanti fedelissimi telespettatori, la cui vicinanza per me è stata molto importante. Sinceramente un po’ me l’aspettavo, perché ho tanta gente che mi vuole bene ma non in maniera così massiccia».
Essere senza voce significa trovarsi senza il principale strumento di comunicazione e per un opinionista televisivo anche senza uno strumento di lavoro. Come sono cambiate in questi mesi la sua vita e la sua quotidianità?
«Perdere la voce è stato molto penalizzante sotto tutti gli aspetti, a partire da quello economico perché mi ha impedito di lavorare e di guadagnare. Poi mi ha costretto ad osservare, passivamente, un ritmo e uno stile di vita completamente differenti da quelli a cui ero abituato. La sedentarietà, con intere giornate passate a casa seduto in poltrona rispetto alla vita frenetica che conducevo prima quando lavoravo tutta la settimana, andando da Padova a Rovigo, con impossibilità di mangiare per mancanza di fame e per incapacità di deglutire, sono una vera sofferenza».
Quando le hanno proposto di tornare in onda con l’intelligenza artificiale cos’ha pensato?
«Confesso che all’inizio, quando i miei social media manager mi hanno proposto di riprendere il contatto televisivo ricorrendo all’AI, sono rimasto un po’ scettico avendo poca conoscenza della tecnologia. Poi, su pressione insistente dei miei più stretti collaboratori e, in particolare, di Alessandra Meazzo, che più di tutti conosce il mio pensiero, il mio modo di fare oltre ai pregi e ai difetti della mia vita, ho accettato. Mi sono organizzato e dal 4 maggio abbiamo iniziato questa nuova, e avveniristica, grande avventura».
Che effetto fa vedersi in televisione o su Youtube e sapere di non essere lì?
«Ho provato una strana sensazione ma l’impatto é stato positivo, pur sapendo che a muovere tutto è l’intelligenza artificiale. Molti, logicamente i meno esperti, non si sono nemmeno accorti che io non fossi in diretta. In alcuni momenti de “L’opinione” sembra quasi che sia il vero Enzo Spatalino a parlare con le sue gestualità, le sue alzate di voce, il battere il martelletto sul tavolo e le sue rituali espressioni dei saluti. Tutto sommato è stata una bella esperienza vedermi in quella nuova veste».
Si riconosce o nota delle differenze fra lei e il suo alter-ego digitale?
«Un po’ mi riconosco ma il vero Enzo Spatalino, quello genuino e unico nel suo modo di presentarsi in diretta al suo pubblico, é tutta altra cosa. L’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire lo Spatalino originale».
Cambierebbe qualcosa?
«Assolutamente no, almeno per il momento. Non sono un tecnico, non saprei nemmeno da dove cominciare».
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nella nostra quotidianità, teme le conseguenze per il futuro?
«Se utilizzata correttamente, senza abusi o illeciti penali, l’AI può rappresentare uno strumento di lavoro valido e indispensabile come nel mio caso. Purtroppo sono sicuro che produrrà effetti negativi in ambito lavorativo, quando tende a sostituire le persone. Un giorno un “avatar digitale” riuscirà a prendere il posto di conduttori, giornalisti, presentatori e voci della televisione. Quello che non potrà mai fare è sostituire dei veri e propri “Anchormen”, quei personaggi televisivi che hanno saputo creare negli anni un rapporto sincero, onesto, affettuoso e di fidelizzazione col proprio pubblico. Per fortuna la scienza non potrà mai sostituirsi ai rapporti umani».
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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 18:40)
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