Fate un esercizio semplice. Scrivete su Google la frase: “Lo scontrino lo hai fatto tu”. Troverete decine di articoli e servizi televisivi che raccontano la stessa storia: l’alibi di Andrea Sempio sarebbe crollato. Lo scontrino del parcheggio di Vigevano – che il 13 agosto 2007 collocherebbe Sempio lontano dalla villetta di Garlasco in cui è stata uccisa Chiara Poggi – sarebbe stato in realtà ceduto dalla madre. A suggerirlo, secondo la narrazione dominante, sarebbe addirittura il padre in un’intercettazione.
Ma basta leggere integralmente l’informativa dei Carabinieri per accorgersi che il quadro è molto meno lineare di quanto sia stato raccontato. Vediamo l’intercettazione integrale di Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Il TG1 e diverse testate hanno isolato una frase: «Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu». Presentata così, sembra una conferma familiare del falso alibi.
Ma l’intercettazione completa è diversa: «Allora, adesso c’è un familiare che dice che lo scontrino non lo ha fatto né l’Andrea né i suoi familiari! Come fa ad averlo? Gliel’ha dato lui? (ride), non so! Chi è che gliel’ha dato? Cioè, la domanda da fargli è quella lì… va beh… nella… estremi.., estremizzare le cose che poi son cagate, perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu! (sospiro) secondo lui, ha detto che non lo hai fatto tu, non l’ha fatto il figlio non l’ho fatto io, e va beh! Lo avrà fatto lui! Quello lì! Ma lo avrà dato lui al figlio! Ma robe da matti… che manica di diabolici… lo scontrino… l’ha documentato! Va bene! Fammi vedere! Ma pazzesco! Un familiare! Testimoni! Escono testimoni come…».
Ed è proprio quell’inciso, “secondo lui”, assente in molti resoconti televisivi, a cambiare il senso della conversazione. Il padre di Andrea Sempio non sta accusando la moglie di aver fabbricato uno scontrino falso. Sta riferendo, con sarcasmo e incredulità, la tesi attribuita a un investigatore o a un terzo soggetto. L’intera conversazione sembra avere il tono di chi considera quell’ipotesi assurda, non di chi la conferma. Tolto dal contesto, quel frammento suggerisce una cosa. Letto integralmente, ne suggerisce quasi l’opposto. E infatti, pochi secondi dopo, il padre aggiunge: «Lo scontrino… l’ha documentato!». Una frase difficilmente compatibile con l’idea di una confessione implicita.
Le lacrime della madre
Anche l’intercettazione della madre, Daniela Ferrari, è stata raccontata come il cedimento emotivo di chi teme che un imbroglio stia emergendo. Ma le parole riportate nell’informativa indicano altro. Ferrari piange dicendo: «È colpa mia, gli ho detto io di tenere lo scontrino… se non gli avessi detto di tenerlo tutto questo casino non sarebbe successo».
Piange – o almeno così sembra – non il rimorso per un falso costruito, ma quello, molto diverso, di aver suggerito al figlio di conservare un documento che anni dopo sarebbe diventato oggetto di sospetto. Teme di avergli rovinato la vita. Ed è qui che il ragionamento investigativo assume un carattere paradossale: conservare uno scontrino può essere letto come comportamento sospetto perché “troppo previdente”; non conservarlo avrebbe probabilmente significato non avere alcun alibi documentabile.
Cosa dice davvero l’informativa
Al netto delle interpretazioni mediatiche, l’informativa dei Carabinieri non arriva a dimostrare che lo scontrino sia falso. Il presunto “supertestimone” – un vigile del fuoco – sentito a sit ha smentito di aver visto la madre di Sempio a Vigevano il giorno dell’omicidio. E non ci sono prove del contrario. Anche gli elementi relativi agli spostamenti e alle celle telefoniche non consentirebbero di escludere con certezza la compatibilità dei movimenti di Sempio con la produzione dello scontrino.
Le stesse conclusioni dell’informativa riconoscono infatti che è «impossibile riscontrare con certezza» chi abbia materialmente ritirato quel tagliando. Che si tratti di Sempio o di sua madre. Ed è questo il punto cruciale: tra un alibi non riscontrato e un alibi falso esiste una differenza enorme. Una differenza che il racconto mediatico ha spesso semplificato.
Quel “secondo lui” non è un dettaglio marginale. Per questo colpisce che molti telegiornali e quotidiani abbiano rilanciato soltanto la parte più suggestiva dell’intercettazione, omettendo proprio l’inciso che ne chiariva il significato. In una vicenda giudiziaria così delicata, il problema non è soltanto ciò che viene detto. È anche come si sceglie di raccontarlo.