di
Ilaria Amato

Li hanno ribattezzati «gli asili più belli del mondo», e sono il fiore all’occhiello della nostra scuola pubblica. Manuela Vercalli, responsabile delle relazioni: «Sarà un protocollo soft, senza cose che i bambini non possono dire o fare»

Per la prima visita all’estero dopo la malattia, Kate Middleton ha scelto «gli asili più belli del mondo», come li hanno definiti, fiore all’occhiello della scuola pubblica italiana. Sono i nidi e le scuole d’infanzia del Comune di Reggio Emilia, che si basano sull’approccio di Loris Malaguzzi, pedagogista, psicologo e insegnante illuminato che ha contribuito a aprire i primi asili laici in Italia negli anni Sessanta. Al centro di queste scuole c’è il bambino, con la sua creatività e unicità da ascoltare e assecondare, e un’idea di crescita che avviene attraverso la relazione con gli altri. È un contesto in cui anche l’ambiente incarna il ruolo di educatore: gli edifici hanno grandi vetrate per entrare in contatto con gli altri e con l’esterno, spazi aperti dove i piccoli possono muoversi in autonomia, guidati dalla curiosità. Si tratta di un modello educativo diffuso anche in altre città d’Italia e in 145 Paesi del mondo

Il sopralluogo segreto 

La visita, prevista per il 13 e 14 maggio e fortemente voluta dalla principessa, presidente della Royal Foundation Centre for Early Childhood, sarà parte di una missione di alto livello per acquisire informazioni ed esplorare i principali approcci internazionali a sostegno dei bambini. Ma come ha scoperto Kate questo angolo d’Italia? «La storia parte da Copenaghen», racconta Manuela Vercalli, responsabile delle relazioni internazionali di Reggio Children, l’organizzazione che gestisce e diffonde nel mondo il metodo, che l’accompagnerà nella visita. «Nel 2022, Kate aveva visitato la Lego Foundation Playlab in Danimarca, una scuola ispirata proprio all’approccio reggiano, dove alcuni insegnanti avevano già partecipato a momenti di formazione a Reggio Emilia e ne era rimasta affascinata. Poi è arrivata una segnalazione da parte di una società americana di arredo scolastico, Community Playthings, che si ispira anch’essa all’esperienza reggiana, con cui la Royal Foundation aveva preso contatti. Ma soprattutto c’è stata una lettera che abbiamo scritto alla Foundation nel 2022, rimasta senza risposta fino a cinque settimane fa, quando è arrivata prima una mail, poi una chiamata da Kensington Palace. Hanno chiesto se potevano venire a fare un sopralluogo. Tre colleghi della Royal Foundation si sono uniti in incognito a un gruppo di studio di educatori latinoamericani, hanno visitato le scuole, ascoltato le presentazioni — in spagnolo, con qualche difficoltà — e hanno studiato i luoghi. Volevano visitare la città, le scuole, gli atelier del Centro Internazionale».



















































Il protocollo soft 

La visita a Reggio Emilia è in forma privata, in quanto Kate arriva come presidente della sua fondazione, non come figura istituzionale. Il protocollo è quindi, «soft». Pochissime le indicazioni arrivate da Kensington Palace: dress code business il primo giorno, casual il secondo e la principessa deve essere chiamata Her Royal Highness (Sua Altezza Reale), quando la si incontra si deve fare un inchino, solo se si vuole – non è obbligatorio – , e soprattutto non darle la mano né rivolgerle la parola se non è lei a farlo per prima. «Ci pare di capire che voglia una visita genuina», dice Vercalli. I bambini che la conosceranno non hanno restrizioni. «Non ci sono cose che non si possono dire o fare», chiarisce Vercalli. «Del resto, nelle nostre scuole bambini iniziano la giornata in assemblea come in un piccolo consiglio comunale, sanno come esprimere le loro idee». «Certo, i piccoli sanno che arriva una principessa e sono emozionati. Il fascino della favola esiste anche qui, tra scuole che leggono Rodari e i fratelli Grimm, anche se questi bambini, figli del Reggio Approach, sanno benissimo distinguere la fantasia dalla realtà. Non si aspettano che arrivi con la carrozza».

Il ruolo dei genitori

Oltre ai bambini Kate incontrerà insegnanti, genitori, cuoche e cuochi, personale ausiliario e gli atelieristi — quella figura unica delle scuole reggiane, con formazione artistica, che gestisce i laboratori e tiene vivi i cento linguaggi. Ha poi chiesto esplicitamente di incontrare i genitori, perché sa che qui sono parte integrante della scuola, non ospiti esterni. «E Kate stessa, oltre che come Presidente delle Foundation, viene come madre», conferma Vercalli. «Ogni genitore cerca un modo giusto per stare con i propri figli. E il Reggio Emilia Approach parla proprio di questo: ascoltare le differenze, dare valore all’unicità di ciascun bambino». Del resto, il piccolo Louis, il più irrequieto dei suoi figli, quello che durante le cerimonie ufficiali si annoia, fa smorfie, sfugge alle regole e costringe ogni volta William e Kate a rincorrerlo con lo sguardo, qui sarebbe perfettamente a suo agio. Perché nelle scuole reggiane l’irrequietezza non è un difetto da correggere, ma un linguaggio da ascoltare. Anzi: uno dei «cento linguaggi» dei bambini della celebre intuizione di Malaguzzi secondo cui ognuno di loro possiede cento modi diversi di pensare, immaginare, conoscere, esprimersi. Qui non esistono piccoli “troppo vivaci”, “troppo timidi”, “troppo creativi”, ognuno è un’individualità da valorizzare. E gli spazi sono pensati per farlo: atelier pieni di creta, materiali naturali, luce, piante, tavoli condivisi, oggetti quotidiani trasformati in strumenti di scoperta. Ambienti curati, dove la bellezza non è decorazione ma parte integrante dell’apprendimento. 

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9 maggio 2026