di
Rinaldo Frignani

La 20enne militare è cintura nera. Lavora nella stazione di Tor Tre Teste. Ha arrestato lo spacciatore, un richiedente asilo per motivi umanitari. «I miei genitori non si preoccupano, mi conoscono. Ma non pensavo ci fossero posti come quello»

Dal tatami del taekwondo al fronte del Quarticciolo. Dalla tranquillità di Celano, vicino ad Avezzano (L’Aquila), ai rischi della piazza di spaccio oggi più violenta della Capitale. «Ma io sono tutta d’un pezzo, molto risoluta e decisa. Anche se davvero, durante il corso, non pensavo che esistessero posti come questo. Ne avevo sentito parlare, ma toccare con mano certe situazioni è un’altra cosa», ammette il carabiniere Serena Tirabassi, 21 anni a giugno, arruolata nel 2025, cintura nera dell’arte marziale coreana e anche atleta della squadra della sua cittadina. Ieri mattina era in tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto dello spacciatore che giovedì ha arrestato dopo averlo atterrato con una mossa imparata in allenamento e per ora usata solo in gara. Una leva che l’ha tolta da una situazione pericolosa.
Lui, un camerunense di 34 anni, per ora incensurato (per questo il gip lo ha rimesso in libertà), arrivato in Italia come migrante nel 2023 e poi richiedente asilo per motivi umanitari – manovalanza al servizio delle bande di pusher del quartiere dove da poco si è tornati a sparare – le ha stretto una mano al collo per assicurarsi la fuga. Gli è andata male: in un attimo si è ritrovato sull’asfalto di via Manfredonia. Fuori combattimento e ammanettato.

Serena, cosa è successo l’altro ieri?
«Ero impegnata con i colleghi come spesso accade in un’operazione di controllo al Quarticciolo. Stavo in auto quando mi sono accorta che quell’uomo era accovacciato vicino a una fioriera dove stava nascondendo qualcosa. Poi abbiamo scoperto che erano dosi di crack. Così io e un altro carabiniere siamo scesi dalla vettura, ma quando ci ha visto, lo spacciatore è scappato a piedi. E noi gli siamo andati dietro. Si è infilato in uno dei lotti, inseguito dai colleghi mentre io sono passata da un cortile interno per tagliargli la strada. E a un certo punto me lo sono ritrovato davanti».




















































E poi?
«Avevo le spalle al muro, lui mi è sembrato molto impaurito dalla situazione. Voleva continuare la fuga, ma non poteva perché era circondato. Solo che era più alto di me, e anche molto robusto. Mi ha messo una mano alla gola, forse pensava che avrebbe preso il sopravvento. Ma non è successo perché gli ha fatto una leva con il braccio e l’ho buttato per terra».

Ha detto qualcosa?
«Niente. Era sorpreso. Credo anche perché non parla italiano. I colleghi mi hanno raggiunto subito e mi hanno dato supporto. Nella fioriera c’era la droga».

Che idea si è fatta del Quarticciolo?
«Presto servizio dal novembre scorso nella stazione Tor Tre Teste – che dipende dalla compagnia Casilina -, che per me è già diventata una seconda casa, ma in quella zona i servizi sono quotidiani. È una realtà completamente diversa da quella che mi aspettavo. Ma ci sono anche tante persone perbene con le quali entriamo in contatto ogni giorno che hanno bisogno del nostro aiuto. Qui siamo impegnati in un mix di prevenzione e repressione che serve ad evitare che possa accadere il peggio».

I suoi genitori sono preoccupati? Sanno quello che le è accaduto?
«Certo, gliel’ho detto subito. No, non sono preoccupati. Anzi ci confrontiamo spesso sul lavoro che ho scelto. Sono la prima nella mia famiglia a fare il carabiniere. Mi conoscono, sanno come sono fatta di carattere».

Il taekwondo è una sua passione, in questo caso l’ha aiutata in servizio. Sta proseguendo anche l’attività sportiva?
«Per ora no, sono concentrata sul lavoro. Resta una passione. Ma lo consiglio a tutti, non solo perché è formativo sotto il profilo della difesa personale, ma anche perché crea gruppo con chi ti sta vicino, insegna a condividere gli spazi comuni con i compagni. Una mentalità che adesso ritrovo anche nella stazione dove lavoro».


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9 maggio 2026 ( modifica il 9 maggio 2026 | 08:05)