(Laerte Salvini per iVolleymagazine.it) I campioni, o chi potrebbe diventarlo, non seguono gli schemi. È proprio nel cercare di essere fuori dall’ordinario che si conquistano trofei, e banalmente si trova la propria unicità. Difficile inquadrare Chidera Eze, che di medaglie ne ha già vinte, ha chiuso un proficuo anno da protagonista a Bergamo e che, prima della sfida importantein una big con la Savino Del Bene Scandicci, vuole divertirsi con la nazionale italiana.
FIDUCIA GUADAGNATA – Bergamo è stato l’anno della conferma, del consolidamento. Non uno step qualsiasi, ma una stagione che ha lasciato il segno nella testa prima ancora che nelle statistiche: “Mi ha dato sicuramente molto più fiducia in me stessa, almeno su dove posso andare. Penso di aver fatto delle scelte su come gestire le ragazze, su come gestire il gioco, soprattutto durante alcuni dei momenti caldi. Sono molto maturata nel leggere un po’ di più il gioco”.
LE TAPPE – Le aspettative crescono, il nome circola con insistenza, il passaggio a Scandicci è ormai di dominio pubblico. Eppure lei sembra impermeabile al rumore di fondo: “Cerco di vivere come ho sempre fatto, nella pallavolo step by step, giorno dopo giorno. Non voglio farmi condizionare dalle aspettative, dalle parole delle persone. Per quante cose posso leggere in giro, sono molto concentrata nell’aggiungere gli obiettivi che mi do nei brevi periodi”. Sul salto in una grande: “La vivo con una serenità come se fosse una cosa normale. Ho cercato di non bruciarmi le tappe, di fare un percorso continuo. Sono sicura che questo prossimo anno sarà anche quello della conferma a questo livello”.
LA PRESSIONE AZZURRA – In nazionale il livello si alza, i nomi pesano, il contesto è internazionale. Ma anche qui Eze rifiuta le etichette comode: “Non voglio solo imparare, è un altro tipo di pressione giocare con persone con un certo nome. Vero che le mie compagne sono giovani, però hanno già vissuto questi palcoscenici internazionali. Voglio gestire emotivamente queste situazioni, abituarmi a un gioco diverso, adeguarmi il prima possibile a stili che nel nostro campionato non trovi”. Un passo ulteriore, al passo con chi di battaglie sportive con l’azzurro indosso ne ha fatte tante.
UNA SOLA COSTANTE – Estate dopo estate, dalle Under alla Nazionale maggiore, tutto cambia: gli allenatori, il modo di lavorare, le compagne. Tutto, tranne una cosa: “Cosa unisce le varie esperienze? Bella domanda. Quello che non è mai cambiato è il fatto che voglio onorare la maglia il meglio possibile. L’Italia è un paese che vince, che è abituato a vincere, e quando indosso quella maglietta la voglio aiutare in tutto e per tutto”.
LA COLONNA SONORA – Il gioco della classe 2003 nata a Lagos e cresciuta pallavolisticamente nel settore giovanile di Conegliano, è uno spartito che segue tanti strappi Una sinfonia che trova parallelismi anche con la musica della giovane palleggiatrice: “Ascolto principalmente tanta musica africana – racconta Chidera – quelle ivoriane che parlano più di calcio”.
IL SOGNO NEL CASSETTO – Prima di congedarsi, un’ultima domanda. C’è un sogno, con quella maglia addosso? “Ce l’ho, ma non voglio dirlo. Diciamo vincere una medaglia, vincere una bella medaglia indossando questa maglietta”. Di stimoli nella Nazionale di Velasco non mancano, ma come ogni grande storia, le traiettorie che prende il futuro, sono sempre quelle più imprevedibili.
