di
Andrea Laffranchi

Il 15 maggio la band pubblica il singolo «Sorry, Scusa, Lo Siento»

Dopo che l’estate scorsa è stata quella del tormentone fantasma, non ce n’è stato uno vero, questa rischia di essere quella dei tormentone dei fantasmi. C’è «una notte così calda che sembrava la finale del mondiale in Messico», ma «Sorry, Scusa, Lo Siento», il singolo che segna il ritorno dei Pinguini Tattici Nucleari (esce venerdì 15 maggio), è popolata di spettri, cimiteri, tarocchi e poltergeist più che dei luoghi comuni da tormentone estivo. «È volutamente assurdo, quasi un ossimoro, far uscire d’estate una storia con sonorità più scure, vestita di mistero e urbex, passione che coltiviamo e che consiste nell’esplorazione di strutture abbandonate e fatiscenti. La nostra intenzione è vivere l’estate con delle atmosfere diverse non solo ombrelloni, mare e drink in spiaggia», sorride Riccardo Zanotti, frontman e penna della band.

Già nel 2022 «Giovani Wannabe» fu un tormentone pur non rispettandone i canoni...
«Ogni artista ha un range di cose che può fare e se va oltre risulta non credibile. Mi piace avere un lato pop, ma non voglio contribuire all’imbarbarimento della musica. Va bene se qualcuno pensa che le nostre sono solo canzonette, ma per chi vuole andare oltre mettiamo sempre più livelli di interpretazione».



















































Perché i fantasmi?
«Sono sempre stato fan delle storie gotiche come Frankenstein e Dracula e dei film horror: mi piacciono perché mi spaventano. La paura dell’horror è più domabile rispetto all’angoscia che crea quella per il futuro».

Cita Edgar Allan Poe, maestro del terrore…
«Quando studiavo in Inghilterra sono stato a vedere il college che aveva frequentato. Con mio nonno vidi un film tratto dal suo racconto sulla donna sepolta viva per errore: ero convinto che avrei dovuto mettere un campanellino nella mia bara».

C’è anche Cesare Pavese…
«Erano anni che volevo citare La luna e i falò e finalmente l’ho fatto anche se purtroppo, per ragioni di metrica, ho messo una d eufonica nel titolo La luna ed i falò… Le citazioni sono manifestazioni di stima e attenzione».

Terza citazione: Dua Lipa?
«Per due motivi. Su internet gira quello che i fan dicono sia un suo inedito, “Dancing With A Ghost”, ballare con un fantasma. E poi perché ricordo la sua visione celestiale/spettrale nel backstage di Sanremo 2020: lei era ospite, noi in gara».

Ci tornereste in gara?
«Mi spaventano più i media di Sanremo che i medium degli horror…  Il Festival è diventato qualcosa di gigantesco rispetto al turning point del 2020 quando siamo andati in gara. Se ci vai, ci devi andare con la consapevolezza che entri a far parte di una città della cuccagna in cui lo stalliere può diventare re e viceversa. Se ci tornassimo dovremmo farlo con la canzone perfetta come lo era “Ringo Starr” per l’obiettivo che avevamo allora, che era quello di presentarci al mondo. Se non hai la canzone perfetta rischi di essere il favorito che non funziona. Non vogliamo essere “rivoluzionati”. Anche se ogni volta ci pensiamo fino all’ultimo..»

Che Pinguini ci saranno nel prossimo album?
«Anzitutto diciamo che ci sarà un album e che ci stiamo lavorando… Siamo partiti con un nome, Pinguini Tattici Nucleari, immaturo e insensato e, da quel brodo primordiale fatto di provincia bergamasca e sei ragazzi un po’ sfigati, è nato qualcosa che, in modo rocambolesco, ha trovato un posto nel mondo. Ci chiederemo come sia stato possibile».

L’album della maturità?
«Più che disco maturo, sarà un disco cogitabondo. Ci guardiamo indietro, non con nostalgia, esaminando il percorso e gli obiettivi raggiunti nella vita privata».

Per lei un figlio arrivato a fine novembre. Uno scatto da lontano sui social e basta. Non si conosce nemmeno il nome…
«Voglio preservarlo da certe dinamiche. Mi piacerebbe potesse anche pensare che il padre sia uno sfigato, uno che fa quelle battute che fanno vergognare i figli. Vado fiero del fatto che la gente mi riconosca per strada, ma ci è voluto tempo prima che accadesse: mi dispiacerebbe crescere una persona che dà per scontate certe cose. Penso che sarò un padre non severo, e forse sarà un problema; che non darà giudizi, perché sono relativista più che manicheo; che lo aspetterà fuori dalla discoteca di notte ma che si sveglierà tardi la mattina».

Ha già scritto un brano per lui?
«Ci sto provando… Mi fa strano notare che tutte le canzoni su un evento così, che ti cambia la vita, siano tristi. La mia vita è cambiata, ma ogni volta che lui sorride è bellissimo. Ecco, vorrei scrivere qualcosa di felice».

Nel 2027 tornate negli stadi, unica band…
«Il live è un progetto più corale rispetto al lavoro in studio che è più mio. Ma è anche più importante, di sicuro economicamente e direi anche essenzialmente: è il momento di verità in un mondo non vero. In uno stadio, se il valore va da 0 a Vasco, devi ambire ad avvicinarti a Vasco. Il problema è che i costi dei materiali, anche per le crisi geopolitiche, stanno crescendo e devi trovare un bilanciamento con i prezzi dei biglietti che crescono. Molti lo fanno abbassando il livello qualitativo».

10 maggio 2026