Il punto serale sulle notizie del giorno
Iscriviti e ricevi le notizie via email

Marisela Federici, storica regina dei salotti romani, ieri sera con Colazione da Truman ha debuttato in teatro al fianco di Santino Fiorillo (collaboratore in tv di Maurizio Costanzo, Alberto Matano, Pierluigi Diaco etc.). Diretti dal poliedrico e infaticabile Pino Strabioli, i due all’Off/Off Theatre hanno messo in scena la storia dell’intenso e tormentato rapporto fra lo scrittore Truman Capote e Babe Pailey, celebre e invidiatissima coppia dell’alta società newyorkese fra gli Anni ’50 e ’70’. Un mondo che la contessa Marisela Rivas y Cardona – venezuelana, classe 1944, nipote di Carlos Delgado Chalbaud, presidente del Venezuela assassinato nel 1950 dal dittatore Perez Jimenes – conosce molto bene.


APPROFONDIMENTI

Quanto ci ha messo ad accettare la parte?

«Un secondo. Quando Santino mi ha coinvolto in questa avventura – raccontare la fine di un’amicizia fra due persone che vissero in simbiosi fino a quando lui non la tradì pubblicando nel libro Preghiere esaudite tutte le sue confidenze sul folle mondo di miliardari, politici, star del cinema e ricche vedove dell’epoca – non ci ho pensato due volte. Conosco benissimo la vita di quei tempi. Non li dimostro, ma ho i miei annetti».

Portati benissimo. A proposito, per lei non è un tabù, quando ha iniziato con i ritocchini?

«Molto presto, quarantuno anni fa. Piccoli interventi di tanto in tanto, soprattutto preventivi perché quando si fa troppo, troppo tardi, il risultato è sempre penoso. Io iniziai con il più bravo di tutti, il chirurgo plastico brasiliano Ivo Pitanguy. Un genio. Adesso ho smesso, neanche più il botox faccio».

È un debutto in teatro, ma nel 2013 fece un cameo nella “Grande bellezza” di Paolo Sorrentino, vero?

«Sì, fu divertente, anche se io capii subito che voleva prenderci in giro».

Per questo si rifiutò di dargli la sua splendida villa La Furibonda, sull’Appia Antica, per girare alcune scene?

«No. Sorrentino mi chiese di tagliare un pino del nostro giardino per far scendere una mongolfiera con una sposa dentro. Gli risposi picche, così lui ne trovò un’altra lì vicino e io gli portai tutte le mie amiche come comparse. Non mi conosceva bene e oggi lo ringrazio perché dopo, per rispetto, tagliò la nostra apparizione. Compariamo solo nella versione integrale. Che, lo ammetto, è molto divertente, ma è pur sempre una presa in giro».

Che vita fa adesso?

«Un po’ disordinata. Sono vedova da dieci anni, e durante le mie 24 ore faccio quello che voglio. Dormo poco, il mio fisico è abituato così. Mi piace leggere, scrivere, occuparmi di tante cose e mi piace farlo sempre con puntualità».

Ha scelto di vivere nella città sbagliata, allora.

«Quello è solo un problema di educazione. Non è il traffico, né la pioggia o altro. Basta organizzarsi».

Lei è ancora la regina dei salotti o no?

«Non mi piace quel soprannome, io ho iniziato a organizzare feste solo per distrarre il mio amato marito (il finanziere Paolo Federici, morto nel 2016, ndr) da una terribile malattia. Volevo regalargli momenti di allegria e spensieratezza. Per il resto, ricevere è un’arte che richiede buone maniere e spirito di osservazione».

E quindi, il segreto di una festa ben riuscita qual è?

«Non far sentire l’ospite a proprio agio. Non è in bagno o nella sua camera da letto, deve rappresentare se stesso nel miglior modo possibile. E poi il mix, deve esserci di tutto un po’. La vita reale. Che noia le feste con tutti avvocati o commercialisti, imprenditori, politici o altro».

Il mix perfetto qual è?

«Preti, puttane, ricchi, parvenu, artisti… Io sono molto curiosa e amo scoprire. Chi invito deve essere più o meno così, anche se mi basta che siano educati».

È vero che fa tutto in casa e non chiama il catering?

«Certo. Ho una cucina professionale e il personale pronto a tutto. Si cucina per 100-150 persone quello che dico io, sono bravissima».

E come si regola con i vegetariani, i vegani, i celiaci…?

«Una volta c’erano solo i diabetici, adesso è ridicolo. Io faccio quello che voglio, poi ci si arrangia».

Il suo primo marito, dal quale ha avuto due figli – Eduardo e Margherita – era Roger Tamraz, proprietario della società petrolifera Tamoil, il secondo un finanziere: uno normale mai?

«Guardi che il mio primo marito mi conquistò fingendosi un parrucchiere. Quando lo venni a sapere ero già innamoratissima. E tutto il resto fu anche più bello. Una favola».

Quanto c’è in lei di Babe Pailey, che i figli li lasciò crescere da soli?

«Lei non mi è mai piaciuta per questo, troppo egoista. Io ho una cornice importante, ma ho un gran cuore. Sono una sentimentalona e adesso che sono matura non nascondo più le mie fragilità».

Quella che le ha fatto fare un brutto passo falso?

«Accettare un’amicizia sbagliata. Bisogna stare attenti alle amicizie, ieri come oggi».

È una mammona sudamericana o no?

«Per niente. Si può contare su di me sempre, ma non sono così. Ho iniziato a essere presente con i miei figli quando hanno cominciato a parlare, prima avevano la bambinaia. Io tra l’altro sono stata e sono una madre un poì ingombrante che a volte qualche guaio psicologico gliel’ha creato».

Tipo?

«Non amano apparire e quello che faccio. Insomma, non sono stata una mamma facile. E neanche una buona suocera».

Buoni amici ne ha?

«L’amicizia per me è un giardino e nel mio non cresce più l’erba. L’amicizia vera è preziosissima».

Ne ha avuti o no?

«Certo. Ma mi hanno anche fatto soffrire e alla mia età non ho più voglia di farlo».

Il suo cuore oggi per chi si scalda?

«Per me stessa. Non posso dire per la nipotina, che mi dà una grande tenerezza ma finché non avremo un dialogo non potrò capire che terreno è questo per seminare».

Lei si definirebbe egoista?

«Chi non lo è? L’egoismo, e l’invidia, sono come il colesterolo: c’è quello buono e quello cattivo. Dipende quale prevale. Io ho pensato a me stessa, ma anche agli altri che amavo».

E la felicità, l’ha frequentata spesso?

«Sì, ma quella dura un attimo».

Quando sarà, fra cent’anni, che fine farà: Paradiso o Inferno?

«Non lo so, dove Dio vorrà. Di sicuro ovunque mi manderà farò feste, cene, pièce teatrali…».

È una grande peccatrice?

«Sì, metto sempre in difficoltà i miei confessori. Mio marito mi diceva: “Amore, non torturarli”».

In generale c’è qualcosa di più divertente del sesso?

«Il sesso è come un bicchiere d’acqua. Dura poco ed è sempre uguale. Il piacere è importante, ma quello si può raggiungere in tanti altri modi. A tutte le età. è una questione mentale».

Quanta gente c’è a Roma che in vari periodi ha perso la testa per lei?

«Mi sembra tanta. Alla fine, però, sono una che ha fatto tanta paura. Forse perché sono “troppo”, soprattutto autonoma».

Si sente una venezuelana trapianta nella Capitale o una romana d’origine venezuelana?

«Sono una venezuelana che, scappata in Spagna a sei anni, è rimasta molto legata al suo Paese. Detto questo, sono molto soddisfatta della mia vita a Roma. Qui mi sono sentita subito a casa».

Organizza ancora feste nella sua villa La Furibonda?

«Certo. Ricevo quasi tutte le settimane. Adoro mangiare con persone amiche e mi piace conoscere nuova gente. La vita è brevissima».

Ci pensa spesso al gran finale?

«No. Sarei stupida a vivere con questa angoscia. Ho il santo timore di Dio, e quindi confido in lui. Ho paura della sofferenza, quello sì. A volte mi chiedo se morirò facendo un ragù, un arrosto, o salendo le scale. E un po’ penso all’estetica: come mi ritroveranno? Sarò all’altezza? Mi dispiacerebbe se mi trovassero orrenda e discinta».

Ha già pensato a tutto?

«Certo. Ho già disposto ogni cosa. Voglio essere cremata come mio marito e come per lui faremo tutto in casa. Io per lui quel giorno ho cantato dopo la consacrazione. Me l’aveva chiesto espressamente ed è stato bellissimo. Anche per me voglio una cosa molto privata, ho passato la vita in pubblico e voglio andarmene in maniera intima e riservata».

Lo spettro del ridicolo l’ha mai sfiorata?

«Ma io lo sono già di mio da tempo, forse da sempre. Non seguo la moda, sono l’unica donna a Roma che ha sempre i capelli raccolti e mette un cappello, uso un bastone, vesto solo di nero da quando sono vedova… Sono quello che sono, per fortuna». © RIPRODUZIONE RISERVATA


© RIPRODUZIONE RISERVATA