di
Domenico Calcagno
I Friedkin hanno consegnato a Gasperini le chiavi di Trigoria con poteri mai visti prima in Italia. La Roma è in corsa per la Champions, mentre il Milan è in crisi di gol e la Juventus lo scavalca
Gasperini ha 68 anni, è l’allenatore più vecchio della serie A e gli è appena capitata la classica occasione della vita. I Friedkin gli hanno infatti consegnato le chiavi di Trigoria dicendogli: «Pensa tu a tutto» e un allenatore con i poteri appena conferiti a Gasp probabilmente in Italia non c’è mai stato. Tanto meno in una squadra come la Roma, che non avrà una bacheca paragonabile a quelle di Juve, Inter e Milan ma per struttura, importanza e seguito va iscritta senza tentennamenti al club delle grandi d’Italia.
Nella sua storia Gasp ha sbagliato pochi giocatori, qualità ribadita alla Roma con le scelte (sue) di Wesley e, soprattutto, Malen, il centravanti pescato in gennaio che ha cambiato faccia alla squadra e il cui riscatto costerà 25 milioni. Dall’agosto 2020 i Friedkin hanno messo più di un miliardo di euro nel club giallorosso, senza giocare nemmeno un minuto in Champions.
Gasperini, che pochi avrebbero pronosticato vincitore nella battaglia con Ranieri, avrà tutto il prossimo campionato per far vedere quanto vale con le stellette da generalissimo e dare ragione alla decisione dei Friedkin. Ma può anche portarsi avanti perché due posti per la prossima Champions sono tutt’altro che blindati e la Roma, che inizia oggi la sua volata a Parma, sembra godere di ottima salute.
La Juventus a Lecce ha preso i tre punti che voleva e almeno per una notte ne ha uno più del Milan e quattro più della Roma. Vlahovic, rimesso da poco a nuovo, ha impiegato dodici secondi per fare gol e Di Gregorio ha chiuso la porta in faccia al Lecce dopo due minuti e mezzo. Conceicao prendeva il «sette» e Vlahovic arrivava a un pelo dal 2-0. Tutto questo in cinque minuti. Poi la tempesta si esauriva e la Juve, con Koopmeiners e Locatelli davanti alla difesa governava la partita senza particolari effetti speciali. Il Lecce tornava in sé, ma non abbastanza per diventare un problema. Spalletti però non poteva stare tranquillo per l’incapacità dei suoi di regalarsi una serata serena segnando il 2-0. Qualche brivido, ma nessuna distrazione fatale rovinava i piani di giornata dell’allenatore.
Il Milan oggi ha l’Atalanta a San Siro e un bel po’ di problemi. Un gol segnato nelle ultime cinque partite (al Verona) più che un bilancio negativo è la sintesi di un fallimento. Occorre cambiare molto e in fretta. Gli uomini e l’atteggiamento. Allegri è il predicatore della difesa (che fa vincere i campionati), del corto muso e tutte quelle cose lì, ma ogni tanto bisogna ricordarsi di segnare, sennò crolla tutto e sarebbe imperdonabile, per il Milan e il suo allenatore che hanno cullato a lungo uno sogno chiamato scudetto, chiudere fuori dalle prime quattro. Hanno ancora il destino nelle loro mani i rossoneri, ma ormai non possono e non devono più sbagliare. Difficile che nella volata rientri anche il Como, ma è quella col calendario migliore (Verona, Parma e Cremonese) e Fabregas non è un allenatore che si accontenta.
Detto della Champions, resta l’Inter che ha mandato alla Lazio un messaggio chiaro: se volete vincere la Coppa Italia dovrete inventarvi qualcosa di speciale. Dopo gli schiaffoni dello scorso anno i campioni d’Italia hanno ancora fame.
10 maggio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA