di
Cesare Giuzzi e Pierpaolo Lio

In un nuovo soliloquio parla di Chiara nel video: lo aspetto a breve

Mercoledì 26 febbraio di un anno fa. Alle 15.33 i carabinieri di Voghera contattano Andrea Sempio per «invitarlo» in caserma «per una notifica». Lui non lo sa, ma il suo telefono e la sua Panda sono già sotto controllo dai carabinieri della Omicidi di Milano. Non sa neanche quale sia l’oggetto di quella notifica, che ritirerà solo il giorno dopo. Ma lo capisce immediatamente, già scottato dalle indagini del 2017: «Porca put… ancora con questa storia — dice in auto —. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che c… hanno trovato?». Subito dopo «lo stesso poneva in essere alcuni atteggiamenti ambigui a fronte dei quali anche i commenti, fatti da solo in auto, risultano rilevanti», scrivono i pm Giuliana Rizza, Valentina De Stefano e l’aggiunto Stefano Civardi nella lunga nota che ripercorre le accuse nei suoi confronti che gli viene letta mercoledì durante l’interrogatorio.

Arrivato a casa, subito dopo esce per andare prima a gettare la spazzatura «in alcuni bidoni dell’indifferenziata» e poi verso «il centro commerciale (suo luogo di lavoro dal quale era partito poco prima) dove si fermava nei pressi dell’isola ecologica», per poi far ritorno a casa. Alle sue spalle c’erano però i carabinieri. Che «individuavano il sacco della spazzatura gettato dall’indagato e divenuto sospetto proprio poiché gettato in un luogo lontano da casa sua. Il recupero della spazzatura permetteva di rinvenire al suo interno un foglio a quadretti manoscritto su entrambi i lati. Su un lato erano riportati degli appunti relativi alle modalità di approccio da utilizzare con le donne. Dall’altro lato, al netto di alcune parole poco comprensibili, degli appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi».



















































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È un foglietto scritto in stampatello. In alto, un titolo racchiuso tra due «uguali»: «Inizio scoperta». Seguono parole non sempre chiare («da cucina a sala»; «cane»; «colpi da…»; «campanello», «finestra da fuori») e una, finale, invece ben comprensibile: «assassino». Se i vari soliloqui di Sempio sono un mistero ancora tutto da chiarire (confessioni, per i pm, ragionamenti a voce alta sulle vecchie indagini, per i legali), ancora più enigmatico appare a chi indaga questo appunto. E soprattutto la necessità impellente di liberarsene. Negli atti depositati spunta un’altra intercettazione in cui «l’indagato riparla del video» intimo di Chiara e Alberto Stasi e «riferisce anche del suo contenuto citando espressamente la vittima come soggetto ripreso»: «La storia del video è stata… il video… lo devo aspettare da un momento all’altro… ok, cioè Chiara… lei nel video sembrava proprio… si è spostata». Per i pm diretti dal procuratore Fabio Napoleone «suffraga ulteriormente la prova indiziaria» del possesso del video e «dimostra altresì come l’indagato, a conoscenza delle indagini a suo carico, fosse consapevole che prima o poi questo dato sarebbe venuto alla luce». Un riferimento, in realtà, era già stato registrato. È del 9 febbraio 2017. Sempio è in auto. E l’«ambientale» (nell’ambito della precedente indagine poi archiviata) ascolta una frase, ora rivalutata: «Si sono filmati perché hanno visto dei filmati porno!».

Nel documento vengono messe in fila le accuse contro Sempio: dal Dna all’impronta 33, passando per le indagini «comprate» del 2017, fino all’alibi smontato del ticket del parcheggio di Vigevano. Infine viene ricostruito il movente: «A fronte del rifiuto di Chiara di vederlo, Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama né tantomeno di possibili rischi. A questo punto tutti gli elementi raccolti convergono su un unico innesco. Il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati — scrivono —. Da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico. È in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta».

Gli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, legali del 38enne, sono al lavoro per studiare la documentazione. «Da una prima lettura», era stato il loro primo commento, «emerge la conferma dell’innocenza di Andrea». Il diretto interessato, sulla possibilità di essere arrestato, ad alcuni conoscenti l’altra sera aveva detto: «Spero che ciò non accada — la frase riportata da Quarto grado — perché io, questo fatto atroce, non l’ho commesso».

È dedicato all’indagine sul delitto di Garlasco il prossimo appuntamento delle Conversazioni del Corriere riservate in esclusiva ai nostri abbonati, «Garlasco, la storia si riscrive?»: la condirettrice del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini risponde ai lettori in diretta video martedì 12 maggio alle 11. Conduce Maria Serena Natale.
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10 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 09:36)