di
Gaia Piccardi

Il numero 1 vince all’esordio contro Ofner, una sessione di training che ricorda certe rifiniture della Nazionale ai Mondiali. Oggi per Jannik giorno off

«Non esistono giorni liberi». Dai 660 metri di altitudine di Madrid al livello del Tevere, cambia tutto. Là la palla penetra l’aria come burro, basta toccarla; qui l’umidità, soprattutto quando sotto Monte Mario cala la sera, costringe il braccio a un lavoro di spinta, le rotazioni si fanno marcate, la terra è più pesante. Dopo il riposo Jannik Sinner ha avuto due giorni per preparare l’esordio nel torneo che, più di ogni altro, è condannato a vincere per molti ottimi motivi: non c’è Carlos Alcaraz, che l’anno scorso costrinse mamma Siglinde a cercare ossigeno nelle pause di una finale tirata, e sono cinquant’anni dal trionfo dell’antenato Panatta, che sarà maestro di cerimonie sia a Roma che a Parigi nell’anniversario della doppietta.

Sapendo di essere chiamato ad annettersi un possedimento su cui aveva comunque messo gli occhi — l’ultimo Master 1000 che manca alla sua collezione privata —, insomma, il n.1 ha posato di mestiere, con il filo di gas concessogli da un avversario che gioca piatto e filante, la prima pietra di un’impresa che sembra già scritta ma va, prima ancora che realizzata, costruita. Si è vestito di nero (scarpe incluse), come alle prime a teatro. E il pubblico ha risposto come nelle grandi occasioni: in prima fila un campione del mondo, Marco Tardelli, Andrea Bocelli, che nel pomeriggio Jannik aveva interrotto l’allenamento per andare a salutare, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, Fiorello amico di Djokovic già estromesso dal torneo. Il debutto di Jannik Sinner agli Internzionali d’Italia è una sessione di training moltissimo partecipata: ricorda certe rifiniture della Nazionale di calcio quando ancora partecipava ai Mondiali. Bei tempi. Oggi la Nazionale è Jannik Sinner. E il Foro Italico, con lui in campo, the place to be.



















































Dall’altra parte della rete, prima di sei vittime sacrificali, c’è l’austriaco Sebastian Ofner, 29 anni, una vecchia conoscenza: nel 2019 fu l’avversario di un ragazzo altoatesino molto promettente nella finale del Challenger di Ortisei, a conclusione della stagione che rivelò Jannik. Il tennista che si prende due palle break e poi una terza, complici due doppi falli dell’austriaco nel quarto game, nel frattempo è diventato n.1 del mondo e, da mesi, sta dominando questo sport. Non c’è scampo per Ofner, costretto a giocare sovra-ritmo da un rivale che tiene saldamente in mano lo scambio e vola 3-1, 4-2, 6-3 in 37 minuti.

Sinner cerca e trova le righe, tifo e terra del centrale di Roma gli restituiscono le sensazioni famigliari che non provava da un anno, dalla finale perduta con Alcaraz, quando rientrava dai tre mesi di stop forzato per le conseguenze del Clostebol. È già un altro tennis, è un altro Sinner. Dominante, imbattuto da Doha, capace di firmare tutti i Master 1000 tra Indian Wells e Madrid: uomo dei due continenti e delle due superfici. C’è la fila per allenarsi con lui: a Flavio Cobolli, vincitore in due set sul francese Atmane, ha portato bene. Ofner, invece, dopo un set non sa più a che santi votarsi. Le sue capacità di resistenza si esauriscono, la difesa da fondocampo crolla con dignità: grazie a una palla corta giocata da lontano, Sinner si prende subito il break. Il braccio dell’austriaco non è più sciolto come all’inizio mentre il corsaro nero ha lasciato evaporare l’emozione del debutto. Piazza prime precise (61% in campo), non concede occasioni di fuga. Nel lunghissimo sesto game c’è ancora qualche lampo di Ofner, che l’azzurro spegne dall’alto di una superiorità disarmante (4-2). E l’austriaco pesca, non si sa dove (c’è la complicità di un raro dritto fuori misura del n.1), la forza per tenere due turni di battuta (4-3, 5-4). I malori in tribuna interrompono il flow della partita, ma non incrinano la determinazione del migliore, che chiude (6-4) dopo essersi lamentato con il suo angolo: «Quando scende il buio, la palla non rimbalza più». Non giocherà sempre di notte, Jannik: non ama né la sera né i riflettori. «Mi colpisce sempre l’affetto della gente. Per ora va bene così ma dovrò alzare il livello» dice. Meno uno, oggi day off: spazio per relax e bagni di folla.

10 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 07:24)