Con la Lazio ha sostituito Calhanoglu e l’ha fatto alla grande, come ribadito anche da Chivu nel post partita. Fin qui ha segnato 4 reti stagionali. Tutte di livello
Nel corso della sua prima stagione nerazzurra, Petar Sucic ha interpretato tanti ruoli diversi: il protagonista, la comparsa, il gregario, la mezzala. Ma all’Olimpico contro la Lazio, nell’antipasto della finale di Coppa Italia in programma mercoledì, il croato si è seduto lì, più o meno comodo, sulla seggiolina del regista. E ha orchestrato alla grande tutte le operazioni dell’Inter, dettato precise geometrie, corso più di tutti gli altri e trovato un gol da trequartista – il quarto in stagione, secondo in Serie A – con quel mancino dal limite infilato a pochi centimetri dall’incrocio dei pali. Verdetto: esame in cabina di regia superato a pieni voti.
No Hakan, sì petar—
Sucic in versione regista è solo l’ultimo degli esperimenti provati nel laboratorio nerazzurro da Cristian Chivu, che ne ha lodato le qualità anche in sala stampa: “Ha giocato una gran partita e segnato un gran gol. Ha avuto alti e bassi, ma abbiamo un giovane forte. E sa fare il regista”. Questione di curiosità e… necessità. Perché il tecnico interista ha dovuto rinunciare ad Hakan Calhanoglu e dovrà rinunciarvi ancora mercoledì, giorno della finale di Coppa Italia ancora all’Olimpico e ancora contro la Lazio. In campionato ha scelto di preservare Zielinski, considerato troppo importante (e centrale) per la finale, ma il croato ha restituito subito ottime risposte. Una dote preziosa, quella della duttilità, che anche l’anno prossimo potrà trasformarsi in un fattore determinante per ottenere un minutaggio persino maggiore di quello messo insieme al primo anno in Italia. Intanto, il presente è già luminoso. E Sucic dove lo metti sta.