Può succedere di tutto quando ormai sembra che nulla possa più succedere? È esattamente quello che è successo ieri pomeriggio nella seconda tappa di questo Giro di «Bulgaria» che oggi va a concludersi. Tappa di noia piena, corsa ad andatura turistica, con soli due ragazzi coraggiosi (la maglia azzurra del Gpm Mediolanum Sevilla e Maestri, compagni di squadra della Polti-VisitMalta, ndr) che fin dal primo chilometro prendono a vanno: resteranno in fuga 194 km.

Noia dicevamo, quando a 23 km dall’arrivo, con il gruppo lanciato in discesa ad oltre 60 all’ora, la corsa ha un terribile risveglio. Altra caduta massiva, questa ancora più brutta di quella dell’altro giorno. Finiscono a terra Adam Yates e Morgado, Kelderman e Derek Gee, Buitrago e Vendrame. Sono tanti i corridori che finiscono violentemente contro il guardrail. Buitrago, Vine e Soler sono costretti al ritiro. La tappa viene neutralizzata per 5 km, perché tutte le ambulanze sono impegnate a soccorrere i corridori e quindi viene a mancare alla corsa l’assistenza medica necessaria.

Si riparte e la corsa la incendia il grande favorito Jonas Vingegaard che parte e va, con il nostro Giulio Pellizzari che gli resiste a ruota sulla salita del Monastero. Con loro anche il belga Van Eeetvelt: arrivano a racimolare 20 sul gruppo, ma poi il gruppo si rifarà sotto. Volata in leggera salita e dal mazzo esce a sorpresa il numero di Guillermo Silva, corridore uruguagio al quale va la tappa e la prima maglia rosa della storia per il suo Paese, che diventa la 31a nazione a conquistare la maglia rosa.

Intanto, alla fine, oltre che a far di conto per la classifica, si contano i feriti: ritiro per Vine e Soler, Derek Gee si salva e perde solo 1’01’; l’ex maglia rosa Magnier a 2’05’, mentre Adam Yates, che è

una maschera di sangue e fango, chiude a 13’46’ ed esce di scena. Oggi a Sofia ultima frazione bulgara per velocisti prima di imbarcarsi verso l’Italia. Puntiamo ancora su Milan, sperando di non puntare anche la sveglia.