di
Paolo Foschini
Chiusura in musica per l’ottava edizione dell’evento di Corriere della Sera, Comune di Milano e Forum terzo settore. Giovani, inclusione, lavoro: «Insieme» cresce la società della fiducia
«Come together»: finisce con la piazza intera a cantare in coro i Beatles l’ottava edizione di Milano Civil Week. In coro nel segno delle parole «Insieme» e «Fiducia». Insieme a dispetto del mondo che vediamo in tv e che a volte viviamo, con fiducia nonostante tutto. «Insieme perché inclusione non è solo una parola», dice la ministra Alessandra Locatelli, «Insieme perché non si vince né si perde da soli», dicono la capitana italiana del volley Anna Danesi e lo snowboarder paralimpico Riccardo Cardani. «Insieme per avere fiducia nella scuola e perché chi non ha fiducia nei ragazzi non può dirsi educatore», dice Eugenia Carfora, preside della Scuola Parco Verde di Caivano. E appunto insieme pensando soprattutto ai giovani, insiste Ferruccio de Bortoli intervistato da quelli dei licei Montini e Leopardi di Milano. «Giovani che purtroppo sono pochi e contano poco», ma che il presidente di Fondazione Corriere della Sera ha invitato a non rassegnarsi, a farsi sentire: «Preferisco la protesta alla indifferenza. Questo è il bivio che abbiamo e avete davanti. E noi per salvare questa società ci affidiamo a voi».
Chiude così Milano Civil Week 2026, evento promosso da Corriere della Sera – Buone Notizie assieme a Forum del Terzo Settore e Comune di Milano in collaborazione con Csv Milano sul tema «Insieme. La società della fiducia». Bello da dire, non sempre semplice da fare. Lo riconosce anche la capitana Danesi («Certo che anche in squadra – scherza – capita di tirarsi i capelli a vicenda, ma nello sport come nella vita ci vogliono soprattutto umiltà e rispetto: è questo che fa una squadra») prima di citare Nelson Mandela sullo «sport che può cambiare il mondo». Tanto lei quanto Cardani si uniscono al messaggio di incoraggiamento rivolto ai giovani. «Credete sempre in voi stessi, se avete un sogno andate contro tutto e contro tutti per seguirlo»: parola di snowboarder, che pur di non rinunciare al suo decise di amputarsi la mano compromessa da un incidente.
Certo ci vogliono strumenti, progetti, risorse. E «sull’inclusione, anche se in qualche versante possiamo migliorare, l’Italia è un modello» secondo la ministra per le Disabilità che rivendica i 380 milioni di euro stanziati con il bando «Vita & opportunità» anche se – riconosce – servirebbe un miliardo per rispondere agli oltre 700 progetti già arrivati su quel fronte. «Il bando non è ancora chiuso ed è già un grande successo per la risposta ricevuta e per la capacità dimostrata dal Terzo settore di fare rete. Se iniziamo a immaginare che ogni persona ha delle capacità su cui possiamo investire allora cambia la prospettiva, non sono più persone da assistere e aiutare ma risorsa». «È quello che fa da 80 anni una realtà come la Nostra Famiglia che oggi segue 23 mila tra bambini e ragazzi», dice la presidente Luisa Minoli. Facendo rete: «È necessario muoversi tutti nella stessa direzione», sottolinea Serafino Corti dell’Osservatorio disabilità, sul palco accanto a Ivana Olivieri di Fondazione Benedetta d’Intino. E il «fare sistema» tra Comune di Milano e Terzo settore è la ricetta esposta dall’assessore Lamberto Bertolé con Rossella Sacco, che del Forum terzo settore milanese è portavoce, assieme Michela Bellodi della rete QuBi: «Per costruire una città più giusta – sottolinea l’assessore – non basta fare di più, occorre rafforzare legami».
Parla di giovani e di modelli anche la preside di Caivano. «Ogni scuola – dice Eugenia Carfora – dove si fa capire ai ragazzi che insieme si può fare e cambiare, è un esempio». Pierina Montella, oggi dirigente scolastico dell’Ics Oggiono, a Caivano ci aveva lavorato: racconta come la scuola sia stata per lei «un ascensore sociale che mi ha dato fiducia e consentito di continuare a studiare, dopo che la camorra mi aveva tolto tutto». «I problemi sono ovunque: i giovani – secondo Valentina Garavaglia, rettrice dello Iulm – si portano dentro fragilità che possono essere affrontate solo attraverso la fiducia».
Sul palco anche i coniugi Fabio Caressa e Benedetta Parodi: il segreto di quell’«insieme» che si chiama famiglia, dicono, è il «sostegno continuo uno all’altra». Poi lo spazio è tutto della musica, con le centoventi voci del Coro Divertimento Vocale da Gallarate, insieme da trent’anni sotto la guida del loro carismatico maestro Carlo Morandi. Non si possono descrivere, cercateli su Youtube. E avrete una pallida idea dell’emozione che hanno scatenato ieri in Piazza dei Mercanti. Oggi le sette pedalate della BiciCivica. Per finire, insieme.
10 maggio 2026
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