Il fratello della ragazza uccisa nel 2007, in audizione davanti ai pm, ha commentato le parole dell’indagato in merito alla questione del video intimo della vittima con il fidanzato Alberto Stasi: “Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole. Perché non l’avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema, la riservatezza viene un po’ meno”

Per la Procura di Pavia, dopo il rifiuto di Chiara Poggi dell’approccio sessuale da parte di Andrea Sempio, ci fu da parte dell’uomo “un’aggressione che diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e la testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”. I pm di Pavia l’hanno contestato all’indagato per l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco nell’interrogatorio del 6 maggio nel quale Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere. Intanto Marco Poggi, nell’ultima audizione davanti ai pm pavesi, ha commentato le parole dell’amico Andrea Sempio – che gli sono state lette dai magistrati – appartenenti al “soliloquio” dell’indagato in merito all’omicidio della sorella (“quel video… e io ce l’ho”): “Non mi so dare una spiegazione. Se la devo dare, l’unica plausibile, seppure assurda, visto che nell’intercettazione si parla di una chiavetta con video intimi, è che Sempio ha preso una penna usb che c’era in camera di Chiara e se l’è portata a casa”. Poi ha aggiunto: “Mi sembra folle perché non penso che un mio amico viene a casa e mi ruba qualcosa. Poi, Chiara se ne sarebbe accorta”, ha aggiunto Marco Poggi secondo quanto riportano diversi quotidiani, spiegando che “mi sembra folle, non riesco a spiegarmelo, è tutto surreale”. Intanto per Alberto Stasi – detenuto a Bollate dal 2015 e da poco più di un anno in semilibertà – si è aperto lo scenario di una possibile revisione del processo. E gli avvocati di Sempio, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, hanno iniziato a studiare gli atti e ci vorranno diversi giorni prima di decidere se chiedere o meno l’interrogatorio ai pm. Tuttavia appare più probabile che nel giro di poche settimane la difesa, con apporti dei propri consulenti anche sui temi scientifici, depositi un’ampia memoria scritta per cercare di “togliere” Sempio dalla scena del crimine.

Marco Poggi: “Strano che Chiara non si sia rivolta a me”

Marco Poggi sapeva dell’esistenza di clip intime di Chiara con il fidanzato per aver sbirciato accidentalmente sul pc una chat tra i due, ma ha ribadito di non averlo visto né di averne parlato con gli amici. “Mi sembra anche strano che Chiara non avesse detto a me o a qualcuno che un mio amico le stava rompendo le scatole – osserva – Mi avrebbe potuto dire ‘ma tu, deficiente, hai dato qualcosa al tuo amico?’. Perché non l’avrebbe fatto? Capisco la riservatezza, ma se vedi un problema, la riservatezza viene un po’ meno”.

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Stefania Cappa: “Chiara mi parlò del video”

La questione del video è stata affrontata anche nelle audizioni dalle gemelle Paola e Stefania Cappa, cugine di Chiara Poggi. Paola ha detto di non averne mai sentito parlare. Stefania invece ha spiegato: “Sì, me ne aveva parlato. Lo aveva fatto in maniera molto generica, ma me ne aveva parlato”. In che toni? “In maniera molto serena e semplice”. Non ricorda di averl sentito la cugina lamentarsi del fatto che fossero stati visti da altri, però racconta un episodio dei giorni precedenti al delitto durante una sua visita in casa Poggi. Erano in giardino e suonò un allarme. “Vidi Chiara uscire di corsa in strada, abbigliata com’era, con l’abbigliamento da casa: ciabatte e pigiamino bianco – ha raccontato Stefania – Mi sembrava molto spaventata. Voleva verificare che non ci fossero ladri in giro”.

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Sempio gettò nella spazzatura un biglietto con scritto “assassino”

Diversi quotidiani riportano anche che nell’interrogatorio del 6 maggio, durante il quale Sempio si è avvalso della facoltà di non rispondere, i pm di Pavia gli hanno contestato un foglietto con frasi sconnesse e la parola “assassino” che l’indagato ha buttato in un bidone di un’isola ecologica lontano da casa sua il 26 febbraio di un anno fa, giorno in cui è chiamato in caserma dai carabinieri di Voghera per una notifica. Nel corso di tre ore di esposizione delle accuse, a Sempio è stato letto il contenuto della lunga nota e gli è stato spiegato che i carabinieri, che lo stavano seguendo, “individuavano il sacco della spazzatura gettato dall’indagato e divenuto sospetto proprio poiché gettato in un luogo lontano da casa sua. Il recupero della spazzatura permetteva di rinvenire al suo interno un foglio a quadretti manoscritto su entrambi i lati. Su un lato erano riportati degli appunti relativi alle modalità di approccio da utilizzare con le donne. Dall’altro lato, al netto di alcune parole poco comprensibili, degli appunti che si ricollegano a quanto avvenuto il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi”. Il foglietto scritto in stampatello ha parole non contestualizzate “da cucina a sala”, “cane”; “colpi da…”; “campanello”, “finestra da fuori” e fino ad “assassino”.

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Traccia 33 attribuita a Sempio dopo quattro controlli incrociati

Per quanto riguarda poi la traccia 33 attribuita a Sempio e rilevata sulla scala della cantina di casa Poggi, l’ufficiale del Ris di Messina Giampaolo Iuliano e il dattiloscopista Nicola Caprioli rispondono alle critiche dei consulenti di parte nella relazione allegata all’avviso di chiusura delle indagini. Il confronto della traccia cominciò “una volta identificate le 15 minuzie presenti sull’impronta palmare” e non solo ebbe esito positivo ma, per ulteriore conferma, se ne occuparono anche i due analisti di laboratorio più esperti della Sezione Impronte del Ris di Roma, rispettivamente con 35 e 25 anni di attività di servizio nell’ambito dell’identificazione dattiloscopica. La verifica dei due analisti ausiliari restituì “ancora una volta, esito positivo con l’impronta palmare destra di Andrea Sempio”. Poi si è verificata “la necessità di riassumere le impronte mediante la tecnica dell’inchiostrazione all’indagato” che “presentava un unico fotosegnalamento in banca dati A.F.I.S., acquisito mediante la metodica dello scanner ottico”. Questo per verificare la correttezza del risultato ottenuto, escludendo in tal modo la presenza di artefatti. Il risultato fu lo stesso. “Tale ulteriore controllo – scrivono gli esperti – confermava la bontà del giudizio di identità al quale gli scriventi erano precedentemente giunti in modo indipendente, ottemperando in modo indiretto alla fase di verifica del secondo operatore (Verification)”. Infine il ricorso agli ausiliari “ai quali singolarmente veniva richiesto di effettuare, successivamente alla valutazione di utilizzabilità di tutti i frammenti in analisi, la comparazione tra gli stessi ed i cartellini di confronto (Stasi e Sempio). “Nel caso specifico dell’impronta “33” la verifica effettuata da parte dei due ausiliari restituiva, ancora una volta, esito positivo con l’impronta palmare destra di Andrea Sempio”, concludono gli esperti.

Le accuse della Procura contro Sempio

Intanto secondo la Procura di Pavia, “a fronte del rifiuto di Chiara di vederlo, Sempio si è recato direttamente a casa della vittima che lo ha fatto entrare in casa, senza preoccuparsi del fatto di essere in pigiama né tantomeno di possibili rischi”. Il movente sarebbe “il rifiuto di un approccio sessuale, maturato nella visione dei video intimi dei due fidanzati”, ossia della ventiseinenne e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per l’omicidio di Garlasco. Per i pm “da quel rifiuto inaspettato nasce una reazione esplosiva improvvisa, che si accende quando la vittima lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico. E in quella deriva improvvisa che l’aggressione diventa cieca, sproporzionata, un annientamento furioso concentrato sul volto e sulla testa, come se l’intento fosse cancellare ogni traccia della persona che si era opposta”. Conclusioni messe nere su bianco e lette all’indagato che lo scorso 6 maggio ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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L’istanza di revisione del processo di Stasi

Ieri Stasi ha potuto vedere tutti gli elementi raccolti della Procura di Pavia, che classifica la sua condanna a 16 anni come un errore giudiziario, frutto di una “suggestione” processuale e mediatica. Informative, testimonianze, consulenze e intercettazioni gli sono state illustrate dalla sua storica legale, Giada Bocellari. “La nostra intenzione è quella di accelerare il più possibile per presentare l’istanza di revisione del processo”, ha spiegato l’avvocata, che assiste Stasi insieme al collega Antonio De Rensis. Al momento, ha chiarito la legale, “non è possibile prevedere una tempistica” ma non sarà comunque brevissima, l’istanza non sarà depositata sicuramente entro fine mese perché è necessario “leggere e studiare tutti gli atti e poi scrivere la richiesta”. Nei prossimi giorni, ha proseguito Bocellari, “imposteremo il lavoro difensivo sull’istanza nell’ottica, ovviamente, di una revisione e non del procedimento a Sempio, che non c’entra, perché sono due binari paralleli”.

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