Garlasco (Pavia), 10 maggio 2026 – Chiara Poggi non raccontò mai al fidanzato Alberto Stasi di Andrea Sempio. Né di presunte avance, né di quelle tre telefonate fatte tra il 7 e l’8 agosto 2007 che per la procura di Pavia rappresentano un indizio contro l’indagato del delitto di Garlasco.

L’uomo che oggi punta sulla revisione e sta fa finendo di scontare la sua condanna a 16 anni di carcere risponde con tranquillità alle domande del procuratore Fabio Napoleone. È il 20 maggio 2025 quando Stasi, accompagnato dai difensori Giada Bocellari e Antonio De Rensis, si accomoda e ascolta i dettagli della nuova inchiesta che nasce – per stessa ammissione di chi indaga – dagli accertamenti tecnici disposti dalla difesa del condannato.

Chiara e Marco Poggi. Sotto, Alberto Stasi e Andrea Sempio

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Chiara parlava di Sempio?

Il Dna trovato sulle unghie della vittima, l‘impronta 33, gli scritti sequestrati che restituiscono “una personalità particolare” o quasi “un’attenzione morbosa” verso Stasi (a dire del procuratore) vengono snocciolati nelle domande del lungo interrogatorio. “No…non me l’ha riferito…non l’ha fatto” risponde Stasi – nell’interrogatorio in possesso dell’Adnkronos – quando gli viene chiesto se la ventiseienne gli avesse parlato di quei tre contatti telefonici, il più lungo di 21 secondi.

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E porsi ora questa domanda “perde significato perché non l’ha fatto…ragionando in termini più astratti e generici, forse dipende dalla circostanza cioè, se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto, oppure se non era distratta da altre cose, cioè da fattori che forse è difficile oggi mettere in campo” dice a verbale. “Non saprei dire, dare un motivo…. del perché non me l’ha detto, però sicuramente non me l’ha detto”, aggiunge il 42enne, il quale riconferma le carinerie che la ventiseienne gli raccontò di ricevere da un collega di lavoro.

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Chi sapeva dei video intimi?

Poi, alla domanda se la 26enne non gli disse di aver notato che il fratello Marco fosse a conoscenza dell’esistenza di alcuni loro video di coppia (che sono il presunto movente della nuova indagine su Andrea Sempio, ndr), Stasi risponde: “Oggi non mi ricordo, ma direi di no! Tendo ad escluderlo…ecco”. Allora magari Chiara gli aveva riferito di aver notato che il fratello curiosava tra le sue cose? “No, tenderei ad escluderlo, anche no, direi di no, non mi ricordo, ma direi di no, non ho questo ricordo’” si legge nel verbale dell’ex fidanzato.

L’ipotesi della procura è che il fratello della vittima avesse conoscenza di questi video – registrati e trasmessi online da Stasi e scaricati dalla fidanzata -, e che l’amico Andrea Sempio sia riuscito a copiarli dal pc di casa Poggi o a sottrarli da una pen drive.

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Il condannato conferma un dato già noto nell’estate 2007. Pochi giorni dopo l’omicidio le famiglie Poggi e Stasi si incontrarono – “Perché comunque andavamo spesso al cimitero insieme’”- e Marco Poggi ‘”prendendomi quasi da parte mi chiese se era vero che c’erano dei video sessuali, diciamo così, tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite forse delle notizie sul punto… credo’”. L’intento del fratello della vittima era quello di evitare che immagini private della sorella potessero circolare, ma quasi 19 anni dopo se ne continua a parlare.

La porta della cantina

Sempre durante l’interrogatorio, Alberto Stasi ripercorre quanto accaduto la mattina del 13 agosto 2007 quando, dice, di aver scoperto il corpo senza vita della fidanzata Chiara Poggi. Riguardo la cantina dice: “Era chiusa. Ho provato ad aprirla, però come un po’ ho provato a spiegare non si apriva… sostanzialmente… probabilmente io la aprivo nel modo in cui ero abituato ad aprire una porta scorrevole simile che ho a casa mia però è una porta che entra nel muro, cioè, segue dei binari. Quella invece era una porta che poi abbiamo capito, si piega su se stessa. Cioè, un’anta si piega sull’altra e quindi tirando poi provando, si vede che ho appoggiato un po’ la mano, cioè ho generato una leggera pressione e subito e le due ante si sono piegate e si è aperta”.

La luce accesa o spenta

Al 43enne vengono anche mostrate le foto scattate subito dopo la rimozione del corpo di Chiara e il condannato ribadisce la sua versione. Le suole a pallini insanguinate, l’assenza delle sue scarpe Lacoste sono tra i punti cruciali della condanna. “Lei è sceso due gradini, così ha dichiarato sempre” chiede il procuratore Napoleone e Stasi risponde “Sì, all’incirca”. Quindi sulla domanda su presenza o assenza di luce risponde: “Io ricordo che non ho acceso nessun interruttore e che avevo visto una percezione di scena, cioè è stato un momento un po’ particolare… però poi guardando le foto, mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale era… era già stata accesa… io personalmente non ho azionato interruttori in tutta… il mio ingresso”, conclude Stasi.