
voto
6.5
- Band:
JUNGLE ROT - Durata: 00:40:32
- Disponibile dal: 15/05/2026
- Etichetta:
- Unique Leader
Streaming non ancora disponibile.
Con dodici album in studio all’attivo, i Jungle Rot non hanno più nulla da dimostrare a nessuno – e infatti non sembrano avere la minima intenzione di provarci. “Cruel Face of War” li ritrova esattamente dove li avevamo lasciati: stessi uomini, stessa visione, stesso approccio lineare al death metal. Anche dietro le quinte non cambia nulla, con Dan Swanö ancora una volta impegnato in fase di mixaggio e mastering e Gyula Havancsák responsabile di una copertina che si inserisce perfettamente nell’immaginario macabro e al contempo sempre coloratissimo del gruppo.
Lo stile è appunto sempre quello, con un death metal molto semplice e quadrato che ormai da qualche anno ha inglobato evidenti influssi thrash, correggendo così il tiro nelle parti più sostenute e appuntite, che ora – grazie anche alla potente produzione – non suonano così distanti da certe cose che i Destruction proponevano ai tempi di dischi come “All Hell Breaks Loose” e “Antichrist”. Quando i tempi rallentano, invece, i Jungle Rot tornano a territori più familiari, rispolverando quel groove d’ispirazione floridiana che ha sempre costituito una parte fondamentale del loro DNA. I rimandi agli Obituary sono evidenti nei riff più cadenzati e pesanti, i quali funzionano bene quando riescono a mantenere un certo ritmo, ma che talvolta possono scivolare in una prevedibilità fin troppo marcata.
E qui sta, ancora una volta, il nodo della questione: al di là di ogni discorso sull’integrità o sull’attaccamento alla causa – retoriche ormai stanche – ciò che conta davvero è l’efficacia dei brani. Da questo punto di vista, i Jungle Rot proseguono lungo il percorso intrapreso negli ultimi anni: dischi complessivamente solidi, con una manciata di pezzi ben costruiti e una ritrovata energia che, per un periodo, sembrava essersi a dir poco affievolita. Non mancano però i soliti limiti: certi riff che sanno veramente di già sentito e cali di ispirazione che emergono qua e là nella parte centrale e finale della tracklist.
Non sorprende quindi che ogni tanto riaffiori la sensazione che il formato full-length, per un gruppo così quadrato e focalizzato sempre sui soliti canovacci, sia forse un po’ troppo; d’altro canto, dubitiamo che Dave Matrise e soci si mettano da qui a breve a pubblicare singoli ed EP come fanno i giovani oggi, anche se forse questo li metterebbe nelle condizioni di concentrare meglio idee, verve e ispirazione. Prendiamoli così come sono, insomma. Al netto dei prevedibili cali di tensione, “Cruel Face of War” si conferma un capitolo piuttosto efficace nel suo insieme, i cui brani di punta dovrebbero come al solito riuscire ad acquistare una marcia ulteriore in concerto. La produzione del disco appare in effetti sì pulita e fragorosa, ma alla lunga anche un po’ troppo impersonale: un feeling maggiormente live e ruvido avrebbe potuto dare al tutto una spinta in più.