Bologna, 10 maggio 2026 – “Mi hanno spaccato il polso per il bene che sto facendo”. Così Ambrose Omo Irogho, per tutti Omo o Jollytime sui social, dopo essere stato aggredito e buttato a terra mentre cercava di allontanare un gruppo di sbandati dai Giardini Fava. Il giovane, 31enne nigeriano e a Bologna da tre anni, ha rimediato una grave frattura al polso e ora dovrà essere operato.
La missione di ‘Jolly’ è sorvegliare i parchi di Bologna e allontanare i pusher. Lo fa denunciando tutto sui social, dove vanta migliaia di follower. Poco dopo le 16 di sabato, però, “nel fare del bene”, come spiega nei suoi video, è stato aggredito da alcune persone nel parco.
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Il buon esempio nei suoi video
Nei suoi video Omo allontana spacciatori e consumatori da diverse aree critiche della città, partendo dai Giardini Fava (dov’è stato aggredito), altre vie all’interno delle mura e arrivando fino in Bolognina. Un angelo custode che ’veglia’ giardini, molto frequentati da bambini e adolescenti, e strade durante le sue pause pranzo. E in questi mesi, il seguito acquisito sui social è cresciuto a dismisura e in tantissimi lo ringraziano per quello che fa.
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Cavedagna (Fratelli d’Italia): “Vile aggressione, in città servono più agenti e telecamere di sorveglianza”
Interviene l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Stefano Cavedagna. “Massima solidarietà ad Ambrose in arte Jollytime, per la vile aggressione ai suoi danni – racconta -. Gli auguriamo una pronta guarigione al polso. Questo ragazzo sta diventando famoso in città per cercare di denunciare lo spaccio in centro e allontanare i consumatori di sostanze dai parchi pubblici e dalle zone dove sono presenti i bambini, come i Giardini Fava”. Non è accettabile, secondo Cavedagna, che “una persona, solo perché ha parlato a degli spacciatori chiedendogli di allontanarsi venga aggredita così – continua l’eurodeputato -. Non è tollerabile neanche l’assenza del Comune e della giunta Lepore. In città ci devono essere agenti di polizia locale e telecamere che sorveglino i parchi. Parchi che di notte devono essere chiusi, invece rimangono tutti aperti. Grazie ancora a jolly per il suo impegno, lo aspettiamo presto”.
Favia (Uniti per Bologna): “Solidarietà al ragazzo, non dovrebbe essere lui ad allontanare gli sbandati ma la pubblica amministrazione”
Manda la sua solidarietà al ragazzo anche Giovanni Favia, candidato sindaco del movimento civico Uniti per Bologna. “Jolly Time è diventato, nel bene e nel male, il simbolo di un vuoto lasciato dalle istituzioni. È da oltre un anno una star dei social, un po’ perché ha un gran coraggio, un po’ perché è insolito vedere un “ragazzone” nigeriano di 190 centimetri battersi contro lo spaccio e il consumo di droga. Lui inizialmente voleva solo giocare a basket ai Giardini Fava. L’ho conosciuto ed è una persona buona e sincera che crede in quello che fa”, prosegue Favia. Il candidato sindaco critica l’amministrazione attuale. “Lepore lo sfruttò politicamente come simbolo di integrazione, fino a quando non iniziò a denunciare ciò che non andava al parco. Da lì in poi black out. In questa città, se critichi chi governa, sei fuori da tutto. Un parco pubblico dovrebbe essere curato, sicuro e pienamente fruibile da tutti, non un luogo percepito come terra di nessuno – continua Favia -. Gli auguro una pronta guarigione. Tuttavia, non dovrebbe essere lui, in stile Batman, ad allontanare le persone che fanno del parco un uso inopportuno, dovrebbe farlo la pubblica amministrazione. Faremo di tutto per cambiare le cose”.
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Cesari, consigliera di quartiere Porto-Saragozza di Forza Italia: “Cosa potrebbe succedere ai residenti della zona?”
Ai giardini gli spacciatori nascono la droga nei pressi dei giochi. Jollytime aiuta a sgomberare un po’ l’area. Ma, Annamaria Cesari, consigliera di quartiere Porto-Saragozza di Forza Italia, afferma: “Se a una persona grande e grossa come lui è accaduto tutto questo, cosa potrebbe succedere a residenti fragili, giovani e donne che frequentano il campo da basket?”, si domanda Cesari.

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L’ultima aggressione a novembre: colpito due volte da uno spacciatore
Nel novembre scorso, il 31enne è stato aggredito due volte da uno spacciatore. Il primo brutto episodio è accaduto in pieno giorno. Erano circa le 12.30, l’ora di pranzo. “In quel momento ero in pausa pranzo e rientrando dalla Bolognina sono passato in via Amendola, dove, appunto, ho visto un uomo che spacciava – racconta Omo –. Ho preso in mano il cellulare e ho iniziato a filmare la scena: vicino a lui, c’era una sua cliente a cui stava cedendo una dose di crack”. Quando il pusher si è accorto del telefono, “si è avvicinato e ha provato a strapparmelo dalle mani – ripercorre il 31enne –. Non ci è riuscito e quindi mi ha aggredito, prendendomi per il collo. La donna, infatti, ha iniziato a inveire. Mi ha detto ti brucio vivo”.