di
Andrea Laffranchi

Insieme agli altri 34 concorrenti, il vincitore del Festival di Sanremo ha sfilato oggi sul turquoise carpet di Vienna, che ha inaugurato la 70esima edizione dell’Eurovision Song Contest

«Univer-Sal love». Con un gioco di parole Sal Da Vinci spiega ai conduttori della tv austriaca il significato della sua canzone e lancia la sfida all’Eurovision Song Contest. Insieme agli altri 34 concorrenti, il vincitore del Festival di Sanremo ha sfilato oggi a Vienna, dal Burgtheater alla sede del municipio, sul turquoise carpet che ha inaugurato la settantesima edizione di Esc.

In apertura l’inno dell’Eurovision eseguito dalla ORF Vienna Radio Symphony Orchestra, a fare gli onori di casa JJ, il vincitore dell’ultima edizione, e via alla presentazione: primo della lista in ordine alfabetico per Paese, l’albanese Alis.



















































La passeggiata di ogni delegazione è accompagnata da una canzone rappresentativa della storia musicale della nazione. Per l’Italia c’è «Sarà perché ti amo» dei Ricchi e Poveri. In tema, sia per la popolarità internazionale, è diventata un inno delle curve calcistiche di mezzo mondo, sia per il significato romantico che fa scopa con il «Per sempre sì».

Tommy Schmidle, produttore della cerimonia, spiega di essersi lasciato guidare dall’idea di Vienna capitale della musica: «Il principio era quello di unire le diverse nazioni attraverso la varietà della musica. Grazie alla sua storia Vienna unisce stili musicali e culture diverse».

Eurovision ci tiene rimarcare in ogni comunicazione ufficiale i concetti di unità e inclusione, ma questo è l’anno delle divisioni. Non è la prima volta che c’è dibattito sull’opportunità della presenza di Israele ma in questa edizione cinque nazioni hanno boicottato Esc.

Non ci saranno Spagna, Irlanda, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi e le prime tre non trasmetteranno nemmeno la gara. Oltre al tema geopolitico, Israele è finita al centro di un’altra polemica.

È stata accusata di aver violato il fair play per una campagna social che invitava in varie lingue a «votare dieci volte per Israele». Eurovision ha detto di essere intervenuta rapidamente («in 20 minuti») per ricordare che sono scoraggiate le campagne di voto organizzate su larga scala.

Video rimossi e caso rientrato. Per Noam Bettan, il concorrente israeliano, la sfilata è andata bene nonostante le preoccupazioni, evidenti dal numero di bodyguard che lo circondavano. Niente insulti o fischi come invece era accaduto a Basilea lo scorso anno a Yuval Raphael, cantautrice e sopravvissuta all’attacco di Hamas del 7 ottobre.

Ci sono state proteste in centro a Vienna. L’Esc come occasione di visibilità: circa 200 profughi iraniani, con la vecchia bandiera persiana, hanno manifestato per chiedere un cambio di regime.

Curiosità da sfilata. L’inglese Look Mum No Computer si è fatto accompagnare da ballerini in tuta da lavoro verde con uno schermo ricoperto di pelliccia infilato sulla testa.

Stilose, vincono facile in questo carrozzone trash, le croate Lelek. Per San Marino c’è Senhit con Boy George. Il lituano Lion Ceccah si presenta tutto coperto di vernice metallizzata, tipo i Rockets. 

Il greco Akylas arriva in tuta rosa antico e corona con orecchie da gatto: con «Ferto», improbabile incrocio fra k-pop, colonna sonora da videogame e strumenti del folk ellenico, è al secondo posto fra i favoriti secondo i bookmaker.

In testa, ma attenzione perché gli scommettitori ragionano con statistiche e portafogli e non con le canzoni nelle orecchie, ci sarebbero i finlandesi Linda Lampenius e Pete Parkkonen: lei violinista classica, lui prodotto da talent, portano la pop dance di «Liekinheitin» (lanciafiamme), violino e cassa dritta.

Martedì è prevista la prima semifinale (diretta su Rai2 in prima serata): si esibisce Sal Da Vinci che è già qualificato per la finale in virtù del fatto che siamo fra i fondatori dell’Eurovision. Giovedì c’è la seconda semifinale e sabato, su Rai1, la finale.

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10 maggio 2026