di
Simone Golia

È festa per il Barcellona. I catalani, al Camp Nou, vincono il «Clásico» contro il Real Madrid per 2-0 e conquistano il titolo, il 29° nella storia del club

L’estate del 2024 era iniziata con l’arrivo di Mbappé al Bernabeu. Il Real Madrid aveva appena vinto la Liga e la Champions regalandosi il miglior giocatore del mondo, tanto che il quotidiano «Marca» preannunciò «un dominio mai visto prima». Il Barcellona, invece, giocava in uno stadio non suo — l’odiato Montjuic — con il Camp Nou ridotto a cantiere; il presidente Joan Laporta elemosinava un grosso finanziamento per far fronte a oltre un miliardo di debiti e Dani Olmo non poteva essere tesserato per i limiti salariali. C’erano tre diciassettenni nell’undici titolare e uno di loro, Marc Bernal, si sarebbe subito rotto il crociato. All’undicesima giornata, però, il Barcellona avrebbe sconfitto il Real 4-0 nel primo Clàsico stagionale: fu chiaro a tutti che i catalani sarebbero stati una squadra davvero forte e che i Blancos non lo sarebbero stati affatto.

Stasera, dopo quasi due anni, il Barcellona ci ha messo appena 18’ per vincere la Liga in faccia ai rivali di sempre (era accaduto solo una volta, nel 1932). Rashford e Ferran Torres hanno mandato al tappeto un Real ridotto a pezzi come i vetri del suo pullman, preso a pietrate nei pressi dello stadio. Mbappé non c’era, infortunato e nel mirino dei tifosi per una vacanza in Sardegna insieme alla fidanzata proprio mentre la squadra si stava sbriciolando. Out anche Valverde, mandato in ospedale da Tchouameni al termine di una rissa fra compagni di squadra, la seconda dopo quella fra Carreras e Rudiger. Il Real che avrebbe dovuto dominare come mai prima chiude la stagione con zero titoli, è la quinta volta che succede in questo secolo. Florentino Perez, che ha anche saltato il pranzo istituzionale, sta pensando di riaffidarsi al vecchio amico Mourinho, che però smentisce («Non ho parlato con lui»). Il Barcellona, invece, vince la seconda Liga consecutiva, punta quota 100 punti e potrebbe diventare la prima squadra di sempre in Spagna a vincere tutte le partite casalinghe (è a 18 su 18).



















































I 190 Paesi connessi sul Clàsico e gli oltre 600 giornalisti accreditati hanno assistito alla sfida fra due mondi lontani anni luce, che si sono trovati vicini solo prima del calcio d’inizio, quando le squadre hanno osservato un minuto di silenzio per ricordare il papà di Hans Flick. È morto nella mattina, a poche ore dalla partita. L’allenatore del Barça, però, ha subito informato club e giocatori che si sarebbe regolarmente presentato in panchina. Aveva gli occhi lucidi, ma non voleva perdersi quello che ha costruito. Nel 2021 il club perdeva Messi, la sua leggenda, artefice e vittima di una gestione finanziaria folle. 

L’anno prima gli 8 gol incassati dal Bayern in Champions, umiliazione storica. Sullo sfondo una crisi identitaria che Guardiola aveva predetto: «Questo non durerà per sempre — le sue parole nel 2012 dopo aver vinto in quattro anni 14 trofei sui 18 disponibili —. Prima o poi smetteremo di vincere. È lì che dovremo aver fiducia nel nostro modo di essere e di giocare». Il Barcellona l’aveva persa. Al suo arrivo nel maggio 2024, Flick trova diversi giocatori sfiduciati, da Raphinha a Lewandowski, e li fa sentire importanti. Percepisce inoltre l’energia dei giovani, che volevano prendersi la squadra senza limitarsi ad esordire e basta. Prende per mano i vari Gavi, Yamal, Balde e Casado, permette loro di scegliere anche la musica nello spogliatoio e viene ripagato con uno stile di gioco spensierato, per alcuni ingenuo, per tanti coraggiosamente sfrontato. 

Al club chiede poco, solo 27 milioni spesi nelle ultime due sessioni di mercato, e si confronta con i giocatori perché convinto che nessuno più di loro conosca le esigenze del proprio corpo. Non si lascia influenzare dai potenti media di Barcellona, neanche nei momenti più difficili e fa capire a Yamal che sì, è giusto che chieda sempre il pallone fra i piedi, ma che quando non ce l’ha deve eseguire gli ordini del suo allenatore. Flick ha vinto il suo quinto trofeo, i suoi lo hanno portato in trionfo. Papà, da lassù, avrà sorriso.

10 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 23:34)