di
Christian Benna

Filippone (Cisl) parla dopo la fusione Mittal-Cln. «Abbiamo bisogno di investimenti dall’estero. Non c’è dubbio. Ma la partita è persa se non la giochiamo e rimaniamo a bordo campo. Le nostre imprese investano di più»

«I cinesi di Hanon ci hanno informato scorsa settimana che sposteranno le linee produttive torinesi nel Far East. Negli stessi giorni il fondo tedesco Mutares ha detto addio agli operai di Primotecs per iniziare un percorso incerto con la Olsa. E adesso scopriamo che gli indiani di Arcelor comprano il gruppo Cln di Casellette riservandosi però di vendere gli stabilimenti di Torino. Solo io vedo un problema per il nostro futuro? Regione e governo che fanno?». È un fiume in piena Giuseppe Filippone, segretario della Cisl di Torino, convinto che senza interventi decisi di politica industriale la desertificazione manifatturiera sarà un processo deciso a Nuova Delhi o a Pechino.

Filippone, perché tante multinazionali comprano e poi disinvestono dal Piemonte. Sono «cattive» loro o non siamo competitivi noi?
«Alt. Il Piemonte ha bisogno di investimenti dall’estero. Non c’è dubbio.Ma ho la brutta sensazione che qui stia succedendo altro: diverse acquisizioni si stanno dimostrando speculative. E poi quando si perde centralità, come accade a Torino, le decisioni le prendono altrove».



















































Invoca un «sovranismo» economico?
«Non è questo il punto. Ma bisogna difendere la nostra industria e i posti di lavoro, anche usando strumenti come il Golden Power. Questo tema sarà al centro del nostro incontro del 27 maggio a Torino, la Staffetta della Cisl».

Serve la Zes?
«Tutti ne parlano. E può essere una misura utile. Ma dobbiamo dirci le cose in modo chiaro. Da quando gli Elkann-Agnelli se ne sono andati, non vedo passi avanti dagli altri grandi e medi imprenditori del territorio».

In che senso?
«I nostri imprenditori devono investire di più. Non possiamo abbandonare il territorio e il lavoro dei giovani in balia alle multinazionali di Pechino e di Nuova Dehli, da Tata fino ad Arcelor Mittal».

L’industria è una partita persa?
«È persa se non la giochiamo e rimaniamo a bordo campo. A quel punto saranno altri a definire il nostro destino».

Colossi come Mittal tuttavia comprano Cln distribuzione Coils e ipotizzano di vendere la sede di Torino. C’è un problema Piemonte?

«L’auto è in crisi nera. Ma se in un anno abbiamo perso 12 mila posti di lavoro la colpa va data a una politica industriale assente. Sul territorio ci sono capacità e tecnologie, vanno messe a frutto».

Cosa chiede la Cisl alla Regione Piemonte?
«Torino è la capitale della cassa integrazione da troppi anni. La politica non può continuare a essere indifferente. Senza industria non possiamo che occuparci di servizi, perlopiù alla persona e agli anziani. Non vedo che futuro possiamo dare ai nostri giovani».

Serve più cassa integrazione?
«Ne abbiamo anche troppa. La Cig è diventata un pannicello caldo. Serve a vivacchiare. Ma intanto le nostre imprese finiscono in pancia a fondi e a multinazionali»


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10 maggio 2026 ( modifica il 10 maggio 2026 | 10:45)