Aveva già annunciato in passato di volersi lasciare completamente alle spalle lo scandalo di Terrazza Sentimento e la lunga vicenda giudiziaria che ne è seguita, che l’ha vista coinvolta e condannata: ora Sarah Borruso, ex fidanzata di Alberto Genovese, è però tornata a parlare di quel periodo e ha raccontato che “provo vergogna per quello che ho fatto”.

A quella fase, che lei stessa ha definito “la pagina più dolorosa della mia vita”, Borruso ha ora dedicato un libro, intitolato “Anatomia di un sentimento. Storia privata di un fatto pubblico”, e ha rilasciato una lunga intervista sul tema a Silvia Toffanin, la conduttrice della trasmissione televisiva “Verissimo”.

L’ex fidanzata di Genovese ha raccontato di aver “attraversato un periodo molto difficile” e “affrontato le mie responsabilità, con un lungo percorso di ricostruzione. Oggi guardo a quel periodo con più consapevolezza e maturità”.

Molto criticata per aver scritto un libro sulla storia che l’ha coinvolta – per cui il suo ex si trova tuttora in carcere – Borruso ha spiegato di aver voluto mettere la sua esperienza nero su bianco nel tentativo di “restituire complessità a una vicenda che ha fatto molto clamore e nasconde molto sotto ai ruoli semplificati che sono emersi”.

Ammette le proprie responsabilità, “senza vittimismi” e garantisce di non volersi autoassolvere, ribadendo con chiarezza di aver ricevuto “una pena complessiva di due anni relativa a due episodi, uno relativo a una violenza sessuale di gruppo e uno a un tentativo di violenza sessuale di gruppo”, anche se “ci tengo a specificare che i giudici hanno riconosciuto una mia partecipazione molto diversa rispetto alle accuse iniziali dei pm”.

Oggi, ripensando a ciò che accadeva nell’attico milanese di Genovese e durante le vacanze e i festini di cui è stata protagonista con lui a Ibiza, Sarah Borruso dichiara che “non posso che esprimere il mio dolore e tutta la mia solidarietà nei confronti delle vittime di questa vicenda”.

Terrazza Sentimento non era solo un luogo, ma “un sistema collaudato, malsano e degradante”, in cui “anch’io facevo uso di sostanze”.

Borruso ha ammesso di fare uso di droghe già prima di conoscere Genovese, che però ne faceva a sua volta un uso più massiccio di quello della compagna: “Lui era una persona estremamente affascinante e aveva dei gusti particolari in termini sessuali, questo era risaputo – ha detto a Silvia Toffanin – Per questo ne ero rimasta a lungo lontano. Quando poi ci siamo messi insieme ho visto una sorta di luce diversa nei miei confronti”.

Alberto Genovese, ricorda la sua ex, “aveva una personalità molto forte, dominante e persuasiva. Io ho in qualche modo annullato le mie volontà e la mia direzione nella vita per seguire quest’uomo”.

Quello che Borruso stessa identifica nel libro come “punto di non ritorno” è stata la richiesta da parte di Genovese di rapporti sessuali sempre più spinti, coinvolgendo anche altre persone: agli iniziali rifiuti della donna è poi seguita l’accettazione, perché si era convinta che “se qualcosa fosse andato storto nel nostro rapporto sarebbe stata colpa mia”.

A Ibiza, dove avvenne il tentativo di violenza ai danni di una 23enne per cui Sarah Borruso è stata condannata, “il contesto era ancora più amplificato. C’erano tante persone dedite a quello stile di vita e all’uso di sostanze perché Ibiza è un amplificatore di tutto questo. Non c’erano limiti, non mangiavamo e non dormivamo per giorni. Era una festa continua”.

Tutto risultava quindi “normalizzato, c’era una sessualità promiscua nel nostro ambiente che mesi dopo è passata al vaglio dei pm ed è stata riconosciuta dai giudici come violenza”.

La situazione peggiorò poi durante il lockdown e a ottobre del 2020 una diciottenne venne abusata e seviziata per 20 ore: Borruso non c’era, ma Genovese la chiamò qualche settimana dopo, mentre lei si trovava a Roma, perché “quel rapporto malsano era alimentato anche da un suo bisogno di affetto e dall’idea che io potessi proteggerlo. Quindi poi nei momenti di crisi mi chiamava, anche se c’erano tradimenti e mi cacciava spesso via di casa”.

Soprattutto a seguito del lockdown, Alberto Genovese “aveva un po’ perso il controllo di sé stesso, era in uno stato cognitivo delirante”.

A novembre del 2020, quando l’allora compagno venne arrestato, Sarah Borruso era con lui: “Lui in quel periodo faceva uso di sostanze da solo, io mi stavo già disintossicando perché il mio organismo non reggeva già più. È stato più complicato uscire da tutto questo che dalle sostanze” ha detto ancora di fronte alle telecamere.

A dicembre del 2022 Genovese si è poi sposato con una ex fidanzata, riavvicinata nei mesi del carcere: a quel punto “mi è mancato il terreno sotto i piedi – ha confessato Borruso – La notizia del matrimonio è stato un taglio netto al filo che ci univa. Da lì in poi ho potuto rielaborare quello che avevo vissuto”.

Da allora “ho utilizzato tutti gli strumenti in mio possesso per cercare di riparare al danno che era stato fatto – ha detto ancora la ex fidanzata di Genovese – Prima ho svolto i lavori di pubblica utilità in una comunità per tossicodipendenti e poi ho affrontato il percorso della giustizia riparativa incontrando una delle vittime. Ho potuto guardarla negli occhi e ci siamo confrontate: è stato un percorso difficilissimo. Dovevo assumermi la responsabilità morale di aver fatto parte di quel sistema. Ci siamo abbracciate e quello è stato un momento potentissimo della mia ricostruzione”.

Oggi per Sarah Borruso la parola più importante è “libertà. In tutti i sensi, da qualunque condizionamento che possiamo avere nella vita. Questo percorso è servito per rendermi autonoma e poter prendere le decisioni da sola. Provo indubbiamente vergogna per ciò che ho fatto”.

A una precisa domanda di Silvia Toffanin, la donna ha infine risposto di non saper definire i sentimenti che Genovese provava per lei, ma ha ammesso che “sicuramente non era amore”.