Roma, 9 maggio 2026  – Un leader nell’angolo, dilaniato dalla guerra che ha voluto iniziare. Anna Zafesova, analista dello spazio ex sovietico e in libreria con Russia, l’impero che non sa morire (Rizzoli) ha spiegato perché la parata di quest’anno ’certifica’ il declino di Vladimir Putin.

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Anna Zafesova, la parata del 9 maggio a Mosca è sembrata molto sottotono. Che segnale è?

“È stato evidente. La riduzione degli invitati, l’assenza di gran parte dei mezzi militari, le misure di sicurezza eccezionali e perfino il blackout di internet a Mosca raccontano una Russia molto diversa da quella che il Cremlino voleva mostrare. Tradizionalmente il 9 maggio è il momento in cui Putin esibisce forza, consenso e alleanze. Stavolta sembrava quasi una celebrazione da nascondere più che da esibire”.

Anna Zafesova, analista dello spazio ex sovietico e in libreria con Russia, l’impero che non sa morire (Rizzoli)

Anna Zafesova, analista dello spazio ex sovietico e in libreria con Russia, l’impero che non sa morire (Rizzoli)

Questo significa che Putin è in difficoltà?

“Che sia in difficoltà è evidente. Parlare però di fine imminente del suo potere è prematuro. Colpisce soprattutto il livello di paranoia interna. Le misure di sicurezza sono diventate ossessive: ai pochi che incontrano Putin vengono vietati persino orologi e dispositivi elettronici. Il Cremlino teme infiltrazioni e tradimenti interni, anche perché gli ultimi eventi internazionali hanno dimostrato quanto i regimi autoritari possano essere vulnerabili dall’interno”.

Si parla sempre più spesso di possibili tensioni dentro il regime. È realistico?

“Più che di golpe parlerei di crescente sfiducia verso Putin. Oggi viene percepito come un problema sia dai pragmatici, che vedono la guerra come un disastro economico, sia dai falchi, che lo accusano di non essere abbastanza duro. È una situazione nuova: per anni la classe dirigente russa ha pensato che, nonostante tutto, Putin garantisse stabilità. Ora il rapporto rischio beneficio sta cambiando”.

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Quanto pesa la guerra sull’economia russa?

“Tantissimo. I dati ufficiali mostrano deficit crescenti, inflazione elevata e un rallentamento strutturale. Il settore immobiliare è in crisi, la produzione edilizia è crollata e grandi aziende stanno licenziando o riducendo stipendi e investimenti. Anche la governatrice della Banca centrale ha ammesso che una delle poche risorse rimaste sono i risparmi della popolazione: è un segnale molto preoccupante”.

I russi stanno iniziando ad accorgersene?

“Sì. Non è vero che ai russi “piace vivere male”. Esiste una generazione cresciuta nella Russia dei consumi, dei servizi digitali, delle città moderne. Oggi invece si ritrova con restrizioni, piattaforme chiuse, servizi limitati e una qualità della vita in peggioramento. Anche piccoli disagi quotidiani stanno diventando simbolicamente importanti”.

Putin potrebbe salvarsi fermando la guerra?

“Dal punto di vista economico sì. Fermare l’invasione e rilanciare l’economia civile sarebbe l’unico modo per evitare il deterioramento. Ma significherebbe anche affrontare il tema delle sanzioni, dei risarcimenti e di un cambiamento politico profondo. Inoltre, Putin non ha mai mostrato una vera capacità di fare marcia indietro. Per questo il rischio maggiore oggi non è uno scontro con l’opposizione liberale, ormai marginalizzata, ma una frattura interna allo stesso sistema di potere costruito da Putin”.