Dopo un inizio di 2026 complicato, a Roma l’australiano sembra aver ritrovato certezze, battendo prima Berrettini e poi Mensik
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11 maggio – 08:09 – MILANO
Nel borsone imbarcato verso Roma, Alexei Popyrin ha imbarcato una lente di ingrandimento. Gli serviva per andare alla ricerca di nuove certezze e possibilmente di punti validi per risalire un ranking non esaltante. Prima degli Internazionali, l’australiano aveva raccolto solo 4 vittorie in tutto il 2026, di cui nessuna al di sopra dei tornei 500. Troppo poco. Al Foro Italico però ha battuto non uno, ma due colpi: prima ha estromesso Berrettini, poi ha regolato Mensik al terzo set. E ora, ai sedicesimi, l’ostacolo più duro: il quarto incrocio in carriera con Jannik Sinner.
precedenti—
Fino allo scorso agosto, in vantaggio nei precedenti era l’australiano. Merito del 7-6 6-2 con cui, nel lontano 2021, aveva superato l’azzurro sulla terra rossa di Madrid. Ambiente complicato per Jannik, un tabù ampiamente risolto un paio di settimane col trionfo nel 1000 spagnolo. Popyrin cinque anni fa gli cancellò la possibilità di un epico incrocio agli ottavi con Nadal, ma Sinner ha riaggiustato il conto dei precedenti negli ultimi mesi: la secca vittoria in tre set sul cemento di New York, lo scorso agosto, ha ricordato all’australiano che in quattro anni l’azzurro ha conosciuto una crescita vertiginosa, al punto poi da vincere anche il terzo match in quel di Doha, il 18 febbraio scorso. Lì è finita 6-3 7-5 per l’altoatesino. Che può correggere un altro dato nei testa a testa con Popyrin: lo svantaggio (0-1) nei confronti su terra battuta.
reset per roma—
Popyrin è abituato ai saliscendi: due anni fa, vincendo il Masters 1000 in Canada, si guadagnò il diritto di un giro su jet privato a Cincinnati, e l’anno scorso si è issato fino al best ranking di numero 19 del mondo. Poi è sceso prepotentemente in classifica: oggi, anche a causa dei pochi acuti in questo 2026, si presenta a Roma da numero 60. Ma ha vinto e convinto con Berrettini all’esordio: “Sono stato solido. Devo migliorare alcune cose, ma considerando l’ultimo anno che ho vissuto direi che è stata un’ottima prestazione”. Fra Houston e Madrid aveva perso tre match di fila (in mezzo c’era anche Montecarlo) e gli serviva una pausa: “Dopo la Spagna ho scelto di staccare per due settimane, decidendo di non giocare. Credo che abbia funzionato: forse dovevo solo resettarmi”. La vittoria con Mensik è lì a confermarlo: il ceco, complice qualche acciacco fisico, ha commesso il doppio degli errori gratuiti (27 a 12) e Popyrin ne ha approfittato chiudendo dopo oltre due ore 6-3 2-6 6-4.
fra calcio e tennis—
Sinner e Popyrin masticano visceralmente tennis, ma sono entrambi appassionati anche di calcio: per Jannik è stato il passatempo durante i giorni di svago post-Madrid, per l’australiano poteva diventare addirittura lo sport della vita. A Dubai, da adolescente, giuravano che fosse pronto per un futuro coi tacchetti: lui si era trasferito al seguito della famiglia e lo aveva preso in consegna l’ex nazionale inglese Carlton Palmer, facendogli dividere la settimana fra gli allenamenti di calcio e quelli di tennis. Un cuore diviso a metà fra il pallone e i poster di Lleyton Hewitt: c’era da scegliere, e alla fine ebbe la meglio il secondo. Complice un intervento di mamma Elena che un pomeriggio portò mister Palmer a vedere un allenamento del ragazzo sul cemento. Un paio d’ore a vederlo colpire la pallina, poi il coach si arrese: “Ha ragione lei, signora. Lasciamolo concentrare sul tennis”. Una mamma lo sa sempre.
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