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Redazione Economia
L’ipotesi che Washington possa imporre alle aziende americane di interrompere servizi o restringere l’accesso a infrastrutture considerate strategiche. Il caso che riguarda la Corte penale internazionale
A preoccupare le cancellerie europee è il timore di un possibile «interruttore digitale»: l’ipotesi che Washington possa imporre alle aziende americane di interrompere servizi o restringere l’accesso a infrastrutture considerate strategiche. Il caso che ha acceso il confronto internazionale riguarda la Corte penale internazionale. Dopo le sanzioni statunitensi nei confronti del procuratore Karim Khan, Microsoft avrebbe limitato il suo accesso ad alcuni servizi digitali. Situazioni analoghe avrebbero coinvolto anche altri magistrati della CPI. Non si è trattato di un blocco totale dei sistemi, ma di un precedente politico e giuridico che ha evidenziato come il controllo delle infrastrutture digitali possa trasformarsi in una leva geopolitica. Per molti governi europei il messaggio è evidente: se quasi tutte le piattaforme strategiche dipendono da società sottoposte alla legislazione americana, allora anche l’autonomia dell’Europa risulta inevitabilmente condizionata.
Molto attiva la Francia
Tra i Paesi più attivi su questo fronte c’è la Francia. Parigi ha iniziato a ridurre l’utilizzo di strumenti statunitensi come Zoom e Microsoft Teams nelle amministrazioni pubbliche e ha chiesto ai ministeri di predisporre entro l’autunno un piano nazionale per la sovranità digitale. Il governo francese sta lavorando insieme a Germania, Paesi Bassi e Italia allo sviluppo dei cosiddetti «beni comuni digitali»: piattaforme condivise, cloud europei e software open source pensati per diminuire la dipendenza da operatori extraeuropei. L’obiettivo francese non riguarda soltanto la sicurezza nazionale, ma anche la costruzione di un ecosistema industriale europeo capace di competere con la Silicon Valley. Una sfida complessa, considerando che oggi nessuna impresa europea riesce realmente a contendere ai colossi statunitensi la leadership nel cloud e nell’intelligenza artificiale generativa.
Il caso del land tedesco
Il caso più avanzato è però quello dello Schleswig-Holstein, il Land più settentrionale della Germania. Dal 2024 l’amministrazione regionale ha avviato una profonda migrazione dai software Microsoft verso soluzioni open source. Il primo passo è stato il passaggio da Microsoft Office a LibreOffice, seguito dalla migrazione di circa 40 mila caselle email da Outlook a OpenXchange. Entro il 2026 è prevista anche la sostituzione di Windows con Linux nella pubblica amministrazione. Secondo il governo locale, l’operazione ha già consentito di ridurre in modo significativo i costi delle licenze software. La transizione, però, si è rivelata complessa. Magistrati, sindacati e dipendenti pubblici hanno segnalato problemi tecnici, rallentamenti e incompatibilità tra sistemi. In alcuni uffici giudiziari le nuove piattaforme hanno provocato ritardi nella gestione delle pratiche urgenti e un incremento del carico di lavoro fino al 20%. L’esperienza tedesca dimostra quindi che la sovranità digitale comporta costi economici e organizzativi molto elevati.
I tentativi di Amsterdam
Anche Amsterdam sta cercando di diminuire la propria dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, ma con un approccio più graduale. La capitale olandese ha avviato un piano decennale per trasferire progressivamente dati sensibili e servizi critici verso infrastrutture nazionali o europee. L’obiettivo intermedio prevede che entro il 2030 almeno il 30% dei servizi cloud utilizzati dal Comune provenga da operatori europei. Una strategia più pragmatica rispetto a quella tedesca, pensata per evitare forti contraccolpi operativi. Dietro questa cautela c’è la consapevolezza che uscire dall’ecosistema delle Big Tech richiede investimenti ingenti, affronta rischi tecnici e comporta inevitabili inefficienze nella fase iniziale.
Il polo strategico dell’Italia
Anche l’Italia si sta muovendo, sebbene in modo meno evidente rispetto a Francia e Germania. Roma partecipa ai progetti europei dedicati ai “beni comuni digitali” e negli ultimi anni ha cercato di rafforzare il controllo sui dati strategici attraverso il Polo Strategico Nazionale, l’infrastruttura cloud destinata a ospitare le informazioni più sensibili della pubblica amministrazione. Il governo italiano ha inoltre sostenuto iniziative europee sul cloud sovrano e sulla cybersicurezza, mentre alcune amministrazioni stanno sperimentando piattaforme alternative e soluzioni open source per ridurre la dipendenza dai fornitori extraeuropei.
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11 maggio 2026
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