La ThuLa in attacco, poi Barella, Akanji, Dumfries e…. la formazione che ha in mente il tecnico dell’Inter


Roberto Maida

Giornalista

11 maggio – 09:52 – MILANO

Un tempo per Thuram e Barella, un’ora per Lautaro, 29 minuti per Dumfries, neanche mezzo per Zielinski, Dimarco e Akanji. Da alchimista, più che da allenatore, Cristian Chivu ha mescolato le dosi idonee per consentire all’Inter di essere “nella migliore versione di noi stessi” durante la finale di Coppa Italia. Mercoledì capiremo se e quanto la gestione avrà pagato. Nel frattempo, la prova generale dell’Olimpico ha fornito buone indicazioni sul livello di mentalità raggiunto dalla squadra campione d’Italia: non smarrire la giusta ferocia nelle circostanze in cui tirare indietro la gamba sarebbe pure comprensibile è un passaggio di crescita fondamentale per salire sul ponte delle grandi d’Europa.

non fidiamoci—  

Al rientro a Milano, tuttavia, Chivu ha ricordato ai giocatori di non fidarsi della Lazio molle e sfilacciata battuta sabato: per festeggiare il sospirato doblete, e magari portare a San Siro un’altra coppa da esporre sul bus scoperto che accompagnerà l’Inter domenica nella parata cittadina, ci sarà da faticare molto di più. In fondo giocare una finale ‘in trasferta’, nello stadio dove solitamente si esibisce la squadra avversaria, rappresenta una complicazione, nonostante i 20.000 tifosi pronti a sbarcare a Roma per assistere al tentativo di doppietta che manca dal 2010.

ecco gli undici—  

In ogni caso, la formazione che comincerà la partita è quasi decisa: l’unico microscopico dubbio è a centrocampo, dove l’infortunio di Calhanoglu obbliga Zielinski ad agire da playmaker e libera un posto sulle mezzali. Sucic e Mkhitaryan, tutti e due in gol nel primo round contro la Lazio, si contendono il posto ma il giovane croato è in vantaggio, come suggeriscono le sostituzioni del weekend: Sucic è uscito al minuto 79, Micki invece è rimasto in campo fino alla fine. Inoltre è stato proprio un gol di Sucic contro il Como a portare Chivu verso la prima finale senior della carriera. Dobbiamo dunque attenderci sette conferme rispetto al crash test del campionato: in porta tocca ancora al portiere di coppa, Josep Martinez; in difesa avanti con Bisseck e Bastoni, raggiunti da Akanji; a centrocampo resistono Barella e Sucic, ai quali si aggiungono Dumfries a destra, Dimarco a sinistra e Zielinski in regia; in attacco ovviamente si riparte dalla ditta Lautaro-Thuram, stavolta arruolabili più o meno a tempo pieno.

i reduci—  

Sono tre i teorici titolari che hanno partecipato all’intero ciclo di successi degli Anni Venti: Lautaro, Barella e Bastoni. I primi due hanno giocato anche titolari le precedenti finali, incidendo ognuno alla propria maniera: Barella segnò il primo gol contro la Juventus, in una partita poi decisa da Perisic con due reti ai supplementari; Lautaro ha letteralmente ribaltato la Fiorentina, dopo il veloce 0-1 incassato dal connazionale Nico Gonzalez, con i due gol che sono valsi la nona coppa della storia del club. Per ottenere la decima, che a dispetto della suggestione non ispirerebbe la cucitura di una stellina d’argento sule maglie, servirà però anche l’apporto dei debuttanti, a cominciare da Akanji che nella sua luminosa traiettoria ha già afferrato tre coppe nazionali in Svizzera, Germania e Inghilterra. Lo specialista Manuel, fresco di acquisto definitivo dal City, è un valore di cui tenere conto.

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ai saluti—  

La finale di mercoledì sarà anche un evento di commiato per tanti petali di una rosa da rinfrescare. Oltre ai cinque giocatori in scadenza di contratto, tra i quali solo De Vrij ha chance di rinnovo, sono tanti a rischiare il taglio. Oppure la cessione che possa finanziare il programma di rafforzamento (vedi lo stesso Bastoni, che già in settimana sarà avvicinato di nuovo dal Barcellona). L’Inter aspetta proprio la finale di Coppa Italia, alla quale assisteranno i delegati della proprietà, per conoscere il budget disponibile e avviare le riunioni che diventino la premessa per migliorare la squadra, chiaramente con il coinvolgimento di Chivu che entro la fine del campionato firmerà il nuovo contratto con scadenza 2028. Sarà un’estate di andirivieni molto frequenti negli uffici dell’Inter, che punta a recuperare un adeguato standing anche in Champions League. Intanto però deve inseguire l’accoppiata domestica riuscita solo a cinque club nella storia italiana: l’Inter l’ha celebrata soltanto 16 anni fa, con José Mourinho, quando i tituli furono poi addirittura tre.